Cottarelli al Quirinale per un incontro informale

Cottarelli al Quirinale per un incontro informale

30 Maggio 2018 07.02
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Il presidente del Consiglio incaricato, Carlo Cottarelli, è tornato al Quirinale. Ma l'incontro con il Capo dello Stato Sergio Mattarella, durato circa mezz'ora, è stato solo informale: al termine del colloquio non ci sono state dichiarazioni sullo scioglimento della riserva. Un eventuale nuovo appuntamento potrebbe avere luogo in serata. Nel pomeriggio al Colle è stato ricevuto anche il leader del M5s Luigi Di Maio (leggi gli aggiornamenti della cronaca).

EVOCATO UN GOVERNO POLITICO. L'economista del Fmi, una volta tornato nel suo ufficio alla Camera dei deputati, ha dichiarato: «Sono emerse nuove possibilità per la nascita di un governo politico. Questa circostanza, anche di fronte alle tensioni sui mercati, mi ha indotto – d'intesa con il presidente della Repubblica – ad attendere gli eventuali sviluppi» (leggi anche: Crisi di governo, perché oltre a Cottarelli torna l'ipotesi M5s-Lega).

LA LEGA INSISTE SU SAVONA. Il capogruppo della Lega al Senato, Gian Marco Centinaio, ha tuttavia nuovamente caldeggiato la nomina di Paolo Savona al ministero dell'Economia: «Noi riteniamo che il curriculum del professor Savona sia all'altezza di stare in quella squadra di governo. Ci sembra alquanto poco avveduto il fatto di continuare a ragionare solamente su un nome. Abbiamo presentato una squadra perché secondo noi quella è la compagine migliore per portare avanti il programma. Se il curriculum del professor Savona è imbarazzante, allora lo è quello quello del 99% della classe politica italiana» (leggi anche: Perché Mario Draghi è il nemico giurato di Paolo Savona).

SALVINI VUOLE IL VOTO. Il segretario del Carroccio, Matteo Salvini, ha rincarato la dose: «Mattarella ci dica come uscire dallo stallo. Abbiamo rinunciato a posti, poltrone, presidenze e ministeri. Ci hanno sempre detto no. All'ipotesi di un governo giallo-verde ci abbiamo lavorato per un mese inutilmente, ma io ho una dignità politica e soprattutto l'Italia non è schiava di nessuno. I tedeschi si facciano gli affari dei tedeschi e i francesi quelli dei francesi, agli italiani ci pensiamo noi. Questo è il mio appello: Sergio Mattarella ci dia la data del voto e gli italiani faranno giustizia su quello che è successo».

L'ipotesi della non sfiducia

«Spero che si torni al voto il prima possibile», ha precisato Salvini, «ma non a fine luglio perché ci sono le sacrosante ferie degli italiani e i lavoratori stagionali. Andremo al voto con chi sostiene il nostro programma, perché l'Italia non può continuare a dire solo signorsì all'Europa». La Lega, domenica 3 giugno, «sarà in tutte le piazze italiane per chiedere l'elezione diretta del presidente della Repubblica, tanto fa quello che vuole lo stesso e allora tanto vale che lo eleggano i cittadini». L'idea è raccogliere le firme per una legge di iniziativa popolare. Ne servono almeno 50 mila.

RESPINTA LA RIAPERTURA DEL M5S. Quanto alla riapertura del M5s a un governo politico, Salvini è stato netto: «Non siamo al mercato ed è anche una questione di dignità. Abbiamo provato a fare un governo con il centrodestra e poi con il M5s, ci hanno sempre detto no. Non svendiamo l'Italia. Leggo anche importanti commentatori che sui giornali mi chiedono di fare un gesto nobile rivolgendomi al Pd. E allora voglio dire chiaro e tondo che noi non faremo mai un governo con Renzi e con il Pd».

DI MAIO: «O CONTE OPPURE ALLE URNE SUBITO». «Noi siamo stati responsabili e chiamiamo tutti alla responsabilità», ha replicato Di Maio, «crediamo che il più grande errore sia stato quello di respingere il governo del cambiamento 48 ore fa. Ora ci sono due strade: o far partire il governo Conte con una soluzione ragionevole, o si va al voto subito».

GIORGETTI CHIUDE AL GOVERNO POLITICO. «Un governo politico? Ci abbiamo provato, non ci siamo riusciti», ha spiegato il capogruppo della Lega alla Camera, Giancarlo Giorgetti. Anche riguardo alla possibilità che si formi un governo del centrodestra, Giorgetti ha tagliato corto: «Sono solo voci».

LA POSSIBILE VIA D'USCITA E IL PRECEDENTE DEL 1976. Una possibile via d'uscita dallo stallo si intravede tra le righe di quanto dichiarato da Salvini. Il fatto che la Lega non voglia andare alle urne alla fine di luglio, dal momento che le città del Nord in quel periodo sono deserte, potrebbe aprire la strada a un governo della non sfiducia targato Cottarelli. Il precedente storico esiste già e risale al 1976, quando l'esecutivo Andreotti III, durato fino al febbraio del 1978, partì avendo ottenuto più astensioni che voti favorevoli. Dato che al Senato l’astensione equivale a voto contrario, molti astenuti abbandonarono l’aula, ma non tutti in modo da non far mancare il numero legale. La stessa cosa potrebbe ripetersi nel 2018 (leggi anche: Cosa è la non sfiducia tecnica).

M5S SCETTICO. Ma l'idea che il governo Cottarelli possa ottenere una qualche forma di legittimazione in parlamento è stata commentata con scetticismo dal M5s: «Non vedo alcuna possibilità di legittimare un governo simile, ne parleremo comunque alla riunione dei gruppi parlamentari prevista alle 19 di oggi», ha detto Manlio Di Stefano. «Governo politico o voto», ha ribadito Di Maio.

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