Fate spazio alle donne: solo loro possono curare l’Italia

Peppino Caldarola
17/04/2020

Serve l'avvento di una nuova classe dirigente. Perché con quella attuale il nostro Paese è spacciato.

Fate spazio alle donne: solo loro possono curare l’Italia

La sera del 16 aprile il ministro Francesco Boccia, come il famoso colonnello Buttiglione ideato dal mitico Mario Marenco che non si arrendeva neppure di fronte all’evidenza, ha cercato da Formigli di confutare la tesi che il governo ha perso il controllo di attività che stanno in capo all’esecutivo. Il professor Cassese, vero monumento negli studi sullo Stato, aveva poco prima ricordato come il governo si fosse fatto sottrarre poteri, in materia di lotta alla pandemia, di rilevanza costituzionale.

ASSEDIO AL GOVERNO CENTRALE

Le stesse notizie del 16 e 17 aprile dicono che le Regioni leghiste stanno attuando, dopo un zig zag incredibile, una vera rivolta contro il governo centrale per riaprire tutto prima del 4 maggio. Per rendere forte questa posizione nordista, cultura che è stata all’origine della diffusione del coronavirus in tante realtà lombarde, ormai si è inventata la parola d’ordine un po’ cretina che “non comandano i tecnici, deve comandare la politica”. Frase senza senso perché è del tutto evidente che è così, ma come hanno dimostrato i casi Regno Unito, Usa, persino Svezia la politica ha dovuto smettere di fare di testa sua quando gli scienziati, e l’evidenza della realtà, hanno mostrato l’ecatombe di cittadini e soprattutto di anziani.

IL FALLIMENTO DELLE TEORIE ANTI-STATO

È indubbio che questa vicenda del coronavirus entrerà nei libri di storia, ma nel caso italiano ci entrerà portando come “dono” il fallimento delle teorie anti-stato, la inattendibilità che della ideologia che il privato, anche nella sanità, risolve tutto, la revisione di una antropologia cripto razzista per cui il Sud è la palla al piedi di un Nord proiettato verso il futuro. E in questa operazione di pulizia il famoso libro di storia si porterà appresso non la antica teoria del “doppio stato” ma quella dello stato da liquefare, fragile simbolo di camarille regionali e partitiche, tutte nordiste, che hanno disposto della vita degli italiani sulla base di interessi spesso indecenti. Di questi mesi ricorderemo gli eroi, un popolo che ha fatto sacrifici, soprattutto la sua gioventù, ceti e persone che stanno vedendo avvicinarsi la povertà e ancora resistono alla tentazione della rivolta, ma ricorderemo soprattutto la conferma che la Seconda repubblica e questa Terza hanno portato alla ribalta la peggior classe dirigente occidentale difesa dal più servile sistema di comunicazione occidentale.

SERVONO DONNE DI FERRO

Ci sono eccezioni fra i politici e fra i giornalisti. Inutile indicarli. Per quanto riguarda i primi basta tenere a mente il lavoro silenzioso di alcuni ministri Pd e, per quanto riguarda il mondo dell’informazione, le denunce documentate e non i comizi nel talk di tanti colleghi e colleghe. Per il resto è tutto da buttare. La famosa società civile ci ha dato questa classe dirigente e ci ha dato questa gestione avventurosa della crisi. È allora inevitabile ripartire dai “cento uomini di ferro” che Guido Dorso invocava per far rinascere il Sud. Con la correzione che questi cento uomini dovrebbero essere prevalentemente donne. Guardate la premier della Nuova Zelanda, leggete su Internazionale le cose che ha fatto l’afro-americana sindaca di San Francisco e capirete che con questi uomini al potere, molto rammolliti, si impone l’avvento di una classe dirigente di donne.