Governo, si raffredda l’intesa M5s-Lega

Redazione
25/03/2018

«Nel rispetto di tutto e tutti il prossimo premier non potrà che essere indicato dal centrodestra». Archiviata l'intesa con i...

Governo, si raffredda l’intesa M5s-Lega

«Nel rispetto di tutto e tutti il prossimo premier non potrà che essere indicato dal centrodestra». Archiviata l'intesa con i Cinque Stelle sulle presidenze delle due Camere, Matteo Salvini ha rilanciato subito la sfida per vincere la partita vera, quella sul governo, ribadendo su Facebook la propria candidatura alla premiership. Lo ha fatto in un giorno in cui, all'interno di FI, cresce la tensione tra chi, come Paolo Romani, boccia l'accordo raggiunto sulla presidenza Casellati e chi, invece, lo difende, come Renato Brunetta e Maurizio Gasparri.

SALVINI: «PALAZZO CHIGI A CHI HA PIU' VOTI». Secondo Salvini, a Palazzo Chigi deve quindi andare un esponente del centrodestra, cioè «la coalizione che ha preso più voti e che anche ha dimostrato compattezza, intelligenza e rispetto degli elettori». Ma va ovviamente oltre, ribadendo che lui è pronto. Oggi è un leader decisamente rilassato, contento di come stanno andando le cose a Roma, che su twitter si fa un selfie di saluto ai suoi followers, augurando loro una felice domenica delle palme, sullo sfondo dello «splendido lago di Como». A dargli manforte anche il suo vice, Giancarlo Giorgetti. Normalmente restio ad apparire in pubblico, l'ex Presidente della Commissione Bilancio, in un faccia a faccia tv con Giovanni Minoli, ha previsto che Salvini «sarà incaricato».

Nel rispetto di tutti, il prossimo Premier non potrà che essere indicato dal centrodestra, la coalizione che ha preso…

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Giorgetti ha ricordato anche che in Parlamento «c'è tanta gente» che «Può condividere quello che sarà il programma che la Lega proporrà al governo». Anche Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia, è convinta che la coalizione di centrodestra riuscirà a raggranellare una maggioranza: «Il governo sarà nostro, troveremo i voti cercandoli ad uno ad uno, ce ne mancano una cinquantina», ha annotato l'ex ministro, «una distanza che si può colmare con un appello trasversale ai parlamentari che aderiscono a precisi punti di programma, non ha importanza da che partito provengono. «A meno che non ci sia un accordo tra Pd e M5S, non ho motivo di dubitare che Mattarella farà fare a noi questa esplorazione».

FI: «NO A GOVERNO FUORI DAL CENTRODESTRA». Tuttavia, l'azzurra Licia Ronzulli avverte che FI non intende appoggiare governi fuori «dal perimetro del centrodestra». Ad ogni modo, se il fronte cosiddetto sovranista del centrodestra scalda i motori in vista delle consultazioni al Colle, quello moderato-popolare di Forza Italia vive ore difficili. Paolo Romani, dopo la bocciatura nella corsa per la poltrona lasciata da Pietro Grasso, sfoga tutta la sua amarezza, criticando il suo partito, ma anche il Cav. «Al tavolo dei leader», ha attaccato Romani, «Berlusconi non ha ottenuto nemmeno il minimo sindacale. Salvini ha vinto su tutta la linea. Non ho perso io, qui non si tratta di me, ma del progetto politico che rappresento e credevo che anche Berlusconi perseguisse».

Di parere opposto, Renato Brunetta, secondo il quale «non c'è nessuna Opa» della Lega ai danni di FI e il centrodestra resta «una coalizione plurale». Brunetta nega anche che vi sia un «rapporto privilegiato tra Lega e M5S», perché, spiega, «non reggerebbe né dal punto di vista interno, né da quello internazionale». Maurizio Gasparri parla addirittura di un «bilancio positivo» per la coalizione. «Berlusconi e FI», ha concluso, «sono al centro della scena politica. Il resto si vedrà, partendo dalla coesione del centrodestra»

DI MAIO: «PARLO CON TUTTI». Al netto delle dichiarazioni è chiaro che quanto successo il 24 marzo con l'elezione di Roberto Fico e Elisabetta Casellati tenga aperta la questione di un possibile asse tra il Carroccio e i pentastellati. Per non rimanere imbrigliato nella rete di un'alleanza di governo con Matteo Salvini, il mantra recitato da Luigi Di Maio da giorni rimane «Parlo con tutti». Una cosa è l'accordo per le Camere, un'altra il governo, ha ripetuto il candidato premier del M5s che sembra consigliare di non fidarsi della fin troppo facile equazione tra l'accordo istituzionale e quello politico.

GRILLO: «LASCIATE LAVORARE DI MAIO IN PACE». «Lasciatelo lavorare bene, in pace, tranquillo», ha chiesto Beppe Grillo, soddisfatto per i termini dell'intesa raggiunta fin qui, o perlomeno del ribilanciamento ottenuto con la nomina di Roberto Fico, «una persona straordinaria». Di Maio ha inoltre convinto il garante del M5s sull'affidabilità del Carroccio. «Salvini è uno che quando dice una cosa la mantiene, il che è una cosa rara», ha ripetuto il fondatore del Movimento riprendendo l'ammissione del candidato premier: «Salvini ha dimostrato di essere una persona che sa mantenere la parola data», ha detto dopo aver festeggiato nella notte l'elezione di Fico con Di Maio, Alessandro Di Battista e, tra gli altri, l'ex candidato Riccardo Fraccaro.

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Ma un governo con il Carroccio sarebbe altro, continuano a ripetere dal Movimento. C'è il nodo di Forza Italia, con cui Salvini non può rompere anche per non danneggiare le amministrazioni governate dal centrodestra e quello dell'ingombrante figura di Silvio Berlusconi. E c'è il nodo Movimento dove, nonostante le lodi di Di Maio e Grillo e dopo aver 'digerito' il voto alla Casellati, la prospettiva di un'alleanza in salsa leghista è difficile da mandare giù. Ne è convinto, ad esempio, Marco Travaglio, direttore del quotidiano a cui guardano di più gli elettori 'grillini'. «Se facessero un governo insieme, i 5 stelle sarebbero linciati sulla pubblica piazza» è convinto.

DUBBI DEGLI ISCRITTI SULL'INTESA CON LA LEGA. Anche gli iscritti al Movimento che commentano le parole di Di Maio sul blog sono divisi. «Benissimo usare la Lega, ma enorme attenzione…a non farsi usare da essa», ha messo in guardia un iscritto. La senatrice Paola Nugnes lo sottolinea: per le presidenze si è votato «nel rispetto della volontà popolare» senza «alcun inciucio», «bisogna rimarcare con forza che queste scelte non hanno nessuna implicazione per la formazione del futuro governo».

MARTINA: «M5S HA PERSO LA SUA INNOCENZA». Anche il segretario reggente del Pd li incalza: «Per i 5 Stelle è la perdita dell'innocenza, perché hanno siglato un'intesa con Berlusconi», ha detto Maurizio Martina. Ma il tempo lavorerà per una soluzione: così come ha reso possibile la quadratura dell'accordo con il Carroccio che sembrava impossibile, ora potrebbe magari portare a diversi consigli il Pd. Oppure spianare la strada ad un governo di tutti. Per ora è tempo di festeggiare l'elezione di Fico: Alessandro Di Battista è commosso: «la giornata di ieri resterà nella storia» e Fico «è il M5s fatta persona, è l'etica fatta persona: se lo merita». E il neopresidente della Camera non intende deludere i 5 Stelle e adotta subito un profilo sobrio: giornata in famiglia e rientro a Napoli in seconda classe. «C'è un affetto delle persone che mi commuove. È un bel momento per il Paese", ha assicurato.