Mario Margiocco

Governo M5s-Lega: perché la loro ricetta economica è un'utopia

Governo M5s-Lega: perché la loro ricetta economica è un’utopia

27 Maggio 2018 12.02
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In politica occorre un chiodo per scacciarne un altro e quella metà circa o poco meno di italiani ai quali non piace il nuovo nascituro governo farebbe bene a mettersi per un po’ il cuore in pace perché un chiodo che possa scacciare a breve, 6 o 12 mesi al massimo, l’esecutivo Gri-Di-Sal-Co (Grillo-Di Maio-Salvini-Conte) non c’è. Il resto del mondo politico si è spappolato o è in apnea. Non resta che aspettare. È giusto giudicare dai fatti. È vero, le cose potrebbero andare assai meno peggio di quanto oggi si è spinti a prevedere. Il contratto Salvini-Di Maio, che è inattuabile e impone l’uscita dall’euro dato l’aumento del debito che prevede, potrebbe restare nel limbo, per lo più. Ma ciò che la nuova maggioranza sta facendo, ogni giorno, ogni dichiarazione anti-Europa, ogni braccio di ferro con il Quirinale, è comunque già un fatto.

LA BENEDIZIONE PILATESTA DELLA CEI. La situazione francese un anno e mezzo fa, quando si profilava il rischio Marine Le Pen, era molto diversa e questo la dice lunga sulle differenze tra la classe dirigente francese e la nostra, che non esiste, basti guardare allo stato di Confindustria e al peso modesto delle sue prese di posizione. La Francia schierò prima François Fillon contro la destra ipernazionalista anti-euro e poi, impallinato Fillon, schierò Emmanuel Macron, che vinceva aiutato da un sistema elettorale voluto da Charles De Gaulle (onore al merito) per tagliare le ali alle estreme. La Chiesa, come Confindustria, è al lumicino nella politica italiana e la Cei pilatescamente ha nei giorni scorsi benedetto il nuovo corso italiano auspicando «fedeltà al territorio», cioè a quello che chiede l’elettorato.

DI MAIO E SALVINI E IL MURO SU SAVONA. Alla Chiesa terzomondista di Jorge Bergoglio potrebbe inoltre anche non dispiacere un’Italia grillina e quindi para terzomondista, visto il fascino sudamericano al quale Grillo è così sensibile. «Vuoi ridurmi l’Italia come il Venezuela», diceva a Grillo l’imprenditore Massimo Colomban, per un anno e mezzo assessore nella giunta Raggi prima di gettare, deluso, la spugna. Più difficile per i vescovi digerire il lumbard anti immigrati. Comunque augurano all’Italia di non «smarrire la cornice europea». Ma Matteo Salvini e Luigi Di Maio non sembra sappiano che farsene della «cornice europea». Il primo la insulta tutti i giorni toccando a volte un livello illogico notevole. Il 24 maggio dichiarava ad esempio che l’anziano (1936) economista euroscettico Paolo Savona «è la figura in grado di rimettere l’Italia al centro del dibattito in Europa». Anche Di Maio vuole Savona, la cui nomina farebbe probabilmente schizzare lo spread e scattare l’allarme rosso nella capitali Ue e sui mercati.

«Vuoi ridurmi l’Italia come il Venezuela», diceva a Grillo l’imprenditore Massimo Colomban, per un anno e mezzo assessore nella giunta Raggi prima di gettare, deluso, la spugna.

Il rischio di portare i nostri titoli di Stato a livello spazzatura

Ma che vuol dire «l’Italia al centro»? C’è già, al centro, ma della preoccupazione. Per essere «al centro» cioè in qualche modo spinta propulsiva di un rinnovamento Ue (riforma dei Trattati) l’Italia dovrebbe non scegliere uomini duramente anti euro e anti Germania, come Savona, ma creare pazienti alleanze, con gli iberici ad esempio e poi la Francia. Al tavolo ci si siede con alleanze pronte, da sola l’Italia – e anche un altro Paese, ma soprattutto l’Italia del grande debito e quindi del poco prestigio – non va da nessuna parte. Se non fuori dalle scatole. Savona fu grande estimatore di Yanis Varoufakis, ministro euroscettico greco con il quale alla fine nel 2015 i colleghi europei si rifiutavano di parlare perché ogni volta spiegava come riformare Ue ed euro .

SALVINI ADOTTA LE TECNICHE DI GRILLO. Salvini pensa che un insulto al giorno a Bruxelles o alla Germania, dove molti non volevano l’Italia nell’euro e oggi volentieri la caccerebbero se fosse possibile, ci apra grandi prospettive. «Penso che ci abbiate votato per fare l’esatto contrario di quello che l’Europa ci ha suggerito o imposto con la minaccia», ha detto ancora il leader del Carroccio giorni fa. Qui non resta che arrendersi di fronte all’irrazionalità totale. O meglio, Salvini adotta le tecniche da spettacolo di Beppe Grillo sempre alla rincorsa della battuta più efficace, per rinsaldare la “fede” del popolo in quella Scientology o Grillology che sono i 5 Stelle e di cui il Beppe da Sant’Ilario rappresenta il braccio “religioso”. Salvini, che corone del rosario a parte fa ancora politica e non religione, scherza con il fuoco. Ma tanto, e in modo totalmente irresponsabile.

LA SPADA DI DAMOCLE DEL DEBITO PUBBLICO. Perché il segretario della Lega scherzi con il fuoco è presto detto. Il problema del debito italiano non si risolve sbattendo la porta all’Europa, uscendo dall’euro, mossa sottintesa nel Programma che “sarebbe” attuabile nell’insieme dei suoi punti qualificanti solo uscendo dall’euro e dalle sue regole. Anche se usciamo il debito resta e cresce di un balzo con il Programma, e saranno subito i mercati stessi a svolgere il ruolo oggi di Bruxelles e Francoforte e imporci non procedure di infrazione, ma tassi esorbitanti. Un terzo circa del nostro debito, che si rinnova di continuo, è in mani estere. Questa sarà, peggiorata e molto da un ritorno a una moneta debole come la lira, la situazione italiana che gli attuali apprendisti stregoni ci stanno cucinando. I mercati daranno ancora soldi all’Italia, per un paio d’anni almeno, ma a che tassi? E lo sanno gli italiani che i rating dei nostri titoli di Stato possono subire un solo downgrading e poi con un secondo sarebbero al livello “spazzatura” oltre il quale tutto diventa un dramma nei normali rapporti operativi fra le nostre banche, che danno i loro cospicui titoli di Stato in garanzia per la liquidità, e la Bce?

Lo bufale sullo spread: è un'invezione dei tedeschi

La confusione mentale, ampiamente seminata e concimata da Grillo, dalle favole casaleggiesche sul web che rende tutti intelligenti, da Di Maio che diventa meno irragionevole a corrente alternata, e ora da un irrefrenabile Salvini diventato il pinnacolo del neonazionalismo italiano, si tocca con mano a ogni passo. Come si fa a dire no a Savona «se il popolo chiede il cambiamento»? Questo si sente negli ascoltati talk show radiofonici del mattino. Già, ma al popolo qualcuno ha spiegato che cos’è e dove porta questo cambiamento? Dire no a Bruxelles, con un grande sfoggio di bicipiti. Bene. E dopo? Come D’Annunzio, archetipo dell'eroe italico, lasceremmo Fiume cannoneggiati e con la coda fra le gambe. Spesso si sentono cose esilaranti se non fossero tragiche: che lo spread è un’invenzione liberticida dei tedeschi, che le agenzie di rating manipolano tutto e vogliono terrorizzarci (qui qualcosa di vero c’è, non nel rating in sé ma nei tempi e modi con i quali a volte viene comunicato). Sono cose che Salvini, Grillo e altri hanno detto apertis verbis, predicato, insegnato. «Lo spread è un ricatto», già, ma non è un’invenzione. Esiste da sempre.

BORGHI E LA FALSA SPERANZA NELLA LIRA. L’ignoranza, dai leader voluta e ricercata, è il cemento di questa nuova era italiana. Ignoranza e neo-nazionalismo. Non sappiamo un cavolo ma il nazionalismo economico e monetario, la gloriosa lira, risolvono tutto. Claudio Borghi, che Salvini vuole con un ruolo di peso all’Economia, ha una teoria salvifica. Torniamo alla lira e stampando moneta risolviamo il debito. Così si fa. Prepariamo con i minibot l’uscita dall’euro. Borghi ha una sua architettura dove tutto diventa semplice. Si consiglia ancora caldamente la visione di una sua intervista su youtube , già segnalata, dal titolo Come vi porterò fuori dall’euro. Da ridere e da piangere.

IL MORBO NAZIONALISTA ORMAI IN CIRCOLO. Il messaggio gira. Carlo Freccero, consigliere di amministrazione Rai in quota 5 stelle, era sere fa da Lillì Gruber. Non pretende nessun ruolo da economista. Ma, da massmediologo, osservava come «…qualcosa sta cambiando… pensate un attimo a una sola cosa, prima si parlava come si può stare dentro il 3%… oggi il discorso è (e il volto di Freccero qui si illumina, ndr) se si può eliminare il debito, lo capite… prima non si poteva dire». Già, stampando moneta alla Borghi. E l’inflazione? E Weimar? Weimar cosa? Il concorrente di Saiwa? Lino Ventura, nella parodia del mondo gangster francese Les tontons flinguers (1963), in Italia noto come In famiglia si spara, pronunciava una celebre frase creata dallo sceneggiatore Michel Audiard: «Les cons ça ose tout. C’est meme à ça qu’on les reconnaît». Gli scriteriati (traduzione edulcorata di cons) sono pronti a tutto. E da questo stesso li si riconosce. Può darsi invece che tutto passi relativamente tranquillo, che l’abbaiare si plachi, e ci si limiti a un’immigrazione più arcigna e a un po’ di soldini, non molti, di cittadinanza o quasi. Ma dopo tanto “cambiamento” non sarà facile. Il morbo del nazionalismo – che va ben oltre l’amor di Patria – e del nazionalsocialismo (democratico e senza violenze se non verbali, per carità e fortuna) ormai è in circolo.

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