Quali sono le date possibili per le elezioni anticipate

Se la crisi si consumasse a metà agosto, i primi giorni utili sarebbero il 13, il 20 o il 27 ottobre. Ma sul timing è scontro politico tra la Lega che vuole tutto e subito e Conte e il M5s che frenano.

08 Agosto 2019 22.22
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Subito in Parlamento, dice Matteo Salvini. Una mossa che porta alla parlamentarizzazione della crisi che, ora, vede avvicinarsi le elezioni anticipate. Tre le date possibili: il 13, il 20 o il 27 ottobre. Se la crisi si consumasse infatti a metà agosto, le urne, considerando i tempi necessari per gli italiani all’estero, dovrebbero aprirsi a circa due mesi di distanza.

IPOTESI DI VOTO SUL GOVERNO PRIMA DI FERRAGOSTO

Ora la palla è nelle mani del premier Giuseppe Conte, che qualora proseguisse sulla strada indicata dal leader della Lega (e non scegliesse di dimettersi prima di passare per in Parlamento), si potrebbe presentare alla Camera già la prossima settimana per contare i numeri. Il primo segnale di questo percorso dovrebbe arrivare con la convocazione di una conferenza dei capigruppo, che non è escluso si tenga giàil 9 agosto ma che potrebbe anche essere rinviata di qualche giorno. E che avrà comunque il compito di convocare l’Assemblea. Il dibattito e il voto sul governo Conte potrebbero dunque tenersi già prima di Ferragosto a Montecitorio: incassata a quel punto quella che appare come una certa sfiducia, il premier potrebbe salire al Quirinale e rimettere il mandato. Scatterebbero così le consultazioni da parte del presidente della Repubblica e c’è chi non esclude l’ipotesi che Sergio Mattarella affidi mandati esplorativi ai vertici del Parlamento per sondare gli umori delle forze politiche.

OPZIONE ESECUTIVO PONTE

Altra ipotesi è che il Capo dello Stato dia l’incarico a un tecnico, consapevole che non sarebbe in grado di coagulare una maggioranza attorno a sé, ma che guiderebbe un Esecutivo ponte. Resta in piedi anche lo scenario che vede proprio l’attuale premier traghettare la Legislatura. Ora il il timing della parlamentarizzazione della crisi ad essere oggetto di un vero e proprio duello politico. E in molti, in ambienti politici, temono o auspicano una convocazione a rallentatore delle Camere. La convocazione delle capigruppo per calendarizzare le sedute sono ancora una incognita. E qualche dubbio sulla volontà dei presidenti di Camera e Senato di tenere ritmi bassi sta attraversando molti partiti.

IL M5s VUOLE RALLENTARE I TEMPI

Una strategia che vedrebbe il silenzioso consenso del M5S. Intanto, Luigi Di Maio rilancia la sfida di Salvini al voto chiedendo, prima della crisi, che il Parlamento approvi il taglio dei parlamentari. Che vorrebbe dire dilazionare di mesi le urne. Senza ulteriori elementi di novità, la riforma salterebbe. Altro nodo, ovviamente, quello della manovra e della messa in sicurezza dei conti pubblici. Ma Salvini vuole tutto, il più presto possibile. Ha in mente di andare al voto entro il 20 ottobre – occorrono almeno 60 giorni dallo scioglimento delle Camere; prima, di fatto, non si può – e avrebbe avuto rassicurazioni dagli altri partiti, incluso il Pd, che non si saranno alleanze con il M5S per un nuovo governo.

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