Gianfranco Rotondi

Lo stato malconcio delle opposizioni sei mesi dopo il voto

Lo stato malconcio delle opposizioni sei mesi dopo il voto

14 Settembre 2018 07.00
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In attesa di occuparci della crisi di governo, ogni tanto ventilata ma improbabile, vale la pena di fare una passeggiata dalle parti delle opposizioni, più che mai malconce a sei mesi dal voto.

LA DECRESCITA INFELICE DI FORZA ITALIA

Cominciamo da Forza Italia. Prima o poi Berlusconi e Salvini si vedranno, e il centrodestra – per dirla con Bossi – troverà la quadra su Rai ed elezioni regionali. Ma è solo una pecetta: la crisi dell’alleanza è nelle cose, dal momento che essa è stata derubricata a intesa nelle autonomie locali. Del resto non esiste in natura una coalizione che parcheggia un partito al governo e altri due all’opposizione. Il silenzio estivo di Berlusconi probabilmente ha questa spiegazione: non parla perché non ha deciso cosa fare. Non basta parlare del rinnovamento di Forza Italia: i due terzi dei parlamentari forzisti sono già nuovi e anche bravi. Da uomo di marketing Berlusconi sa che non basta una rete di vendita capillare né una propaganda seduttiva: serve il prodotto. E Forza Italia non ha ancora il coraggio di dar vita a una vera alternativa a tutto l’attuale governo, ricercando poi eventualmente nuove alleanze. Di conseguenza il povero Cavaliere rimane senza prodotto da propagandare: non è il leader del centrodestra, e non è ancora il fondatore di un fronte repubblicano alternativo. La conseguenza di questo stallo è la decrescita infelice di Forza Italia ormai ben sotto la soglia del 10%. Teoricamente ciò non deve allarmare: quando Berlusconi avrà deciso veramente una linea, probabilmente i numeri dei sondaggi torneranno a sorridere agli azzurri. Purché ciò avvenga in tempi non biblici, naturalmente.

IL PD A BAGNOMARIA IN ATTESA DI RENZI

Più complessa è la diagnosi della crisi del Pd. Da quelle parti si vive uno psicodramma: il partito si è liberato di Renzi che però controlla i gruppi parlamentari e non ci sta a togliere il disturbo per consentire al Pd di darsi un leader e una strategia. Lo spazio mediatico è tutto di Matteo, che rimane il cavallo di razza di quel partito. E sconta la conseguenza patita da tutti i cavalli di razza, per primo Fanfani per cui l’espressione fu coniata: col tempo salgono sulle scatole a tutti. Fanfani, che lo sapeva, ogni tanto scompariva per farsi rimpiangere. Renzi lo ha annunciato ma non lo ha fatto. A questo punto sarebbe meglio che riprendesse il timone del partito. In fondo i gruppi parlamentari li ha selezionati lui, che senso ha tenerli a bagnomaria?

IL ROMPICAPO DI MELONI, OPPOSIZIONE DI DESTRA

C’è anche una opposizione di destra, anche se pochi se ne accorgono: per Giorgia Meloni è complicato ritagliare uno spazio ai suoi Fratelli d’Italia all’opposizione del governo più sbilanciato a destra della storia d’Italia. La Meloni ha provato a entrare nel governo, ma si è vista chiudere la porta in faccia. Si è ritrovata suo malgrado all’opposizione di un governo con un appeal formidabile sugli elettori di destra. E le elezioni europee sono alle porte, con l’asticella alta di uno sbarramento che già l’altra volta tarpò le ali all’unico partito italiano guidato da una donna.

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