Francesco Pacifico

I piani di Salvini e Di Maio per evitare un cambio di governo

I piani di Salvini e Di Maio per evitare un cambio di governo

26 Novembre 2018 19.50
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Due scenari paralleli incombono sulla vita e sugli equilibri dell'attuale governo. Uno prevede che dall'attuale maggioranza gialloverde si passi sostanzialmente a un monocolore leghista, infarcito di volenterosi dalle file di Forza Italia, Fratelli d'Italia, ex centristi sparsi nel misto, ma soprattutto con tanti grillini "voltagabbana". Ne servono almeno una cinquantina per garantirsi la fiducia. L'altro scenario invece prevede un'alleanza tra Movimento Cinquestelle e Partito democratico, magari aprendo anche alle frattaglie di Leu. Quest'ipotesi è più percorribile, non fosse altro perché i numeri per formare un esecutivo ci sarebbero. Senza contare che – come dimostra il dibattito nelle primarie del Nazareno – molti piddini si dimostrano molto più vicini di quanto sembra ad alcune posizioni pentastellate come quelle sul reddito di cittadinanza o sull'immigrazione.

MOLTO DEI DESTINI DEL GOVERNO SI CAPIRÀ A GENNAIO

Quanto siano credibili questi due scenari è presto per dirlo. Ma molto si comprenderà a gennaio. Dato per scontato che tutti – Colle compreso – spingono per un'approvazione della manovra a dicembre, all'inizio dell'anno si capirà se Mario Draghi riuscirà a lasciare in eredità al suo successore in Bce uno scudo sui titoli di Stato in sostituzione del Qe – davanti all'Europarlamento il banchiere centrale ha raffreddato quest'ipotesi – per difendersi dallo spread. Soprattutto saranno palesi le intenzioni dell'Unione sull'apertura di una procedura d'infrazione per eccessivo deficit contro l'Italia. E l'azione combinata dei due grandi convitati di pietra – mercati e Ue – potrebbe spazzare via ogni velleità di governo.

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AL MINISTERO DI DI MAIO SI ASPETTA UN NUOVO DATORE DI LAVORO LEGHISTA

Certo è che nei palazzi della politica i rumors come le trattative dietro le quinte vanno avanti senza sosta. Così come sarebbe sempre più forte la ritrosia del Quirinale per come questo governo sta gestendo l'emergenza. Se fosse per loro, Luigi Di Maio e Matteo Salvini lascerebbero le cose come stanno, senza toccare gli attuali equilibri della maggioranza. Di più, sperano di utilizzare la trattativa con l'Unione europeameno deficit/Pil rispetto al 2,4 per cento annunciato – per salvare le loro poltrone, nella speranza almeno di arrivare alle Europee. Poi, ma solo dopo, verrà il tempo di contarsi e decidere il da farsi. Al ministero del Lavoro molti dirigenti danno per scontato che il loro prossimo datore di lavoro – cioè il futuro responsabile del dicastero – sarà un leghista. E questo la dice lunga sulla stabilità di Di Maio. Il vicepremier però, spiegano parlamentari a lui vicino, non ha alcuna voglia di avallare cambi di maggioranza. Anche perché teme che possa sedersi a Palazzo Chigi il suo grande nemico Roberto Fico e che alla fine, a infoltire le file dei "puttani" per il ribaltone, siano soprattutto tutti gli esponenti civili che ha portato in Parlamento, in barba alle primarie e alla regola dell'«uno vale uno», un tempo mantra nel movimento. Anche Salvini – che a differenza di Di Maio è sulla cresta dell'onda dei sondaggi – non vorrebbe modificare lo status quo. Visto il gelo con Sergio Mattarella, teme che il Quirinale finisca per benedire un accordo Cinquestelle-Pd, in nome dei numeri. Da tempo, il Capitano, chiede ai suoi massima cautela, perché ha paura di finire disarcionato come Berlusconi nel 2011, con l'allora centrodestra che da maggioranza si risvegliò con la Lega all'opposizione e Forza Italia complementare nelle scelte di Monti.

I DUE VICEPREMIER VOGLIONO TIRARE AVANTI FINO ALLE EUROPEE

D'altro canto, non lo stuzzica neppure un ribaltone che rafforzi il peso della Lega. Salvini non ama Berlusconi e sa bene che in un contenitore di centrodestra non soltanto diventerebbe schiavo dei diktat Berlusconi – come dimostra la trattativa sulla Rai – e tornerebbe in auge il vecchio Carroccio, da Roberto Maroni in giù, che ancora oggi ha rapporti ad Arcore. E non lo esalta neppure l'idea di fare il premier in un esecutivo che si reggerebbe soprattutto sul voto dei fuoriusciti pentastellati, già oggi difficili da gestire nonostante il controllo militare della Casaleggio. Per tutto questo, come detto, Di Maio e Salvini vogliono tirare avanti sino alle Europee. In quest'ottica hanno deciso di blindare i loro provvedimenti bandiera: il reddito di cittadinanza vedrà la luce con un decreto prima della fine dell'anno, sul Ddl sicurezza è stata chiesta la fiducia. Soprattutto i due avrebbero deciso di recuperare eventuali risorse per abbassare il deficit con un piano di spending review e non togliendo soldi al reddito e a "quota cento". Dando l'avallo a questa operazione soltanto in cambio di garanzie – soprattutto dal Colle – sulla sopravvivenza del governo gialloverde. Non a caso il Capitano – alla presentazione dell'ultimo libro di Lilli Gruber – ha scandito sul passo indietro sui decimali della manovra: «Potrebbe essere anche un'avanzata per uscire dalla trincea, bisogna vedere come la si guarda».

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