La fronda leghista contro Conte sul caso Siri

Il vicepremier derubrica la vicenda a sterile polemica. Ma dietro monta la protesta contro il colpo sferrato dal premier su richiesta dei Cinquestelle. Fontana: «Calpestato lo stato di diritto».

03 Maggio 2019 09.02
Like me!

La presa di posizione del primo ministro Giuseppe Conte sul caso Armando Siri ha sollevato critiche aspre nei ranghi leghisti, e al vertice il leader Matteo Salvini ha derubricato la questione a lite e polemica sterile. «Mi occupo di tasse, sicurezza, droga, immigrazione e lavoro. Non ho tempo per beghe e polemiche. Quindi chiedetelo a Conte», ha risposto a margine di un appuntamento elettorale a Fidenza a una domanda sulla decisione del premier di portare la proposta di revoca del sottosegretario al prossimo Consiglio dei ministri. Sul caso Siri una sfida dal premier Conte? «Mi sfidi sulle tasse, su qualcosa che interessa gli italiani, non sulla fantasia», ha detto ancora Salvini che non ha voluto commentare la revoca del sottosegretario. Alla domanda se avesse sentito Conte replica: «No, io lavoro, ieri son stato col premier ungherese, a lezione di riduzione fiscale cosa che vorrei fosse realtà anche in Italia, invece qualcuno ha tempo da perdere per polemizzare su altro, non sono io».

FONTANA: «HA PREVALSO LA CASACCA DA POLITICO»

Si dice "stupito" il presidente della Lombardia Attilio Fontana. «Evidentemente», ha osservato l'esponente leghista a margine dell'inaugurazione della Milano Food Week, «ha prevalso la casacca da politico» rispetto a quella da avvocato. «È un momento molto negativo per chi crede allo stato di diritto», ha aggiunto. «Anticipare le conseguenze di una condanna credo sia contrario agli elementi basilari» dell'ordinamento giuridico. Senza contare che sono state divulgate carte che dovevano essere riservate e dunque «su una violazione si è montato un caso di rilevanza nazionale». «Nessuno lo dice ma è una cosa grave che si ripete ogni volta e credo che bisognerebbe ogni volta – ha concluso – aprire un procedimento contro ignoti per individuare chi ha distribuito le carte. Ma non lo si fa mai». Uno degli uomini più forti della Lega, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti ha invece commentato: «Rompere la coalizione? Non so, si tratta di decidere se si vuole perdere tempo con le dichiarazioni e con i giornalisti o se si vuole lavorare. Io personalmente lavoro tanto, forse troppo». Come a dire chi vuole intendere ha già inteso.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *