La task force sulle riaperture già divide il governo

Redazione
04/04/2020

Mentre Conte tenta di ricucire il dialogo con l'opposizione, il M5s guarda con sospetto all'ipotesi caldeggiata dal Pd. E sullo sfondo restano i nodi legati al dl liquidità e al decreto scuola.

La task force sulle riaperture già divide il governo

Il dl liquidità, il decreto scuola, l’estensione del golden power annunciata da Riccardo Fraccaro. Le prossime ore porteranno queste tre novità nell’azione anti-virus del premier Giuseppe Conte. La strada, però, resta in salita. E se da un lato il governo sembra imboccare la via di un pur non facile dialogo con le opposizioni, lo spettro di nuove tensioni, anche nella maggioranza, si affaccia sull’ipotesi di una task force sulle riaperture. Con, sullo sfondo, quell’Eurogruppo di martedì dove è tutt’altro scongiurata la possibilità che sul tavolo finisca l’utilizzo del Mes. E il M5s già fibrilla.

LA RIUNIONE RISCHIA DI SLITTARE OLTRE IL WEEKKEND

Nel governo è partita la corsa contro il tempo per arrivare al Cdm già domenica sera. Ma il dl liquidità non è pronto ed è possibile quindi che la riunione slitti a lunedì. È su questo decreto che persistono ancora spigolature tecniche e politiche. Innanzitutto sull’entità della garanzia statale per i prestiti bancari alle aziende. Iv chiede una garanzia al 100%, trovando sulla stessa linea anche il M5s. Ma il titolare del Mef Roberto Gualtieri frena e in serata spiega: «La garanzia sarà al 100% per i prestiti fino a 800 mila e aumenteremo al 90% per i prestiti fino al 25% del fatturato». La differenza è sensibile. Una garanzia al 90% non esonera le banche dalle procedure di verifica delle solvibilità tipiche dell’erogazione dei prestiti, rischiando di ritardare l’erogazione della liquidità. Altro tema aperto è come garantire i prestiti.

LA TASK FORCE NON PIACE AL M5S

Il M5s spinge perché le garanzie arrivino attraverso Cassa depositi e prestiti. Ma nel Mef si è fatta spazio l’idea di usare Sace, controllata Cdp che, a quel punto, verrebbe trasferita direttamente sotto l’egida di via XX settembre. Idea che, al Movimento, proprio non piace. Così come i Cinque stelle guardano con un certo scetticismo all’istituzione di quella task force sulle aperture caldeggiata da giorni dal Pd. «Dovrà essere fatta da gente che sa costa sta accadendo, professionisti, imprenditori. Non serve l’accademia», avverte Vito Crimi. «Serve in tempi rapidi una cabina di regia con scienziati, amministratori, categorie. Bisogna coinvolgere tutti», rilancia il capogruppo dem Andrea Marcucci. Conte, spiegano fonti di governo, ha dato piena disponibilità ad una condivisione delle scelte sulla ripresa. Ma, più che di cabina di regia in senso istituzionale, a Palazzo Chigi preferiscono parlare di “raccordo” con i principali attori coinvolti.