Granate, anzi melagrane

Bruno Giurato
22/01/2011

Il noir surreale di Lettera43.it.

Granate, anzi melagrane

Colpo di scena in aula durante il processo a Bari a due presunti terroristi, lo sceicco-imam Ayachi Bassam, 65enne siriano, e l’ingegnere francese Gendron Raphael Marcel Frederic, 36 anni, entrambi accusati di terrorismo internazionale. Durante il dibattimento è emerso che nelle loro conversazioni non parlavano di tonnellate di «granate», cioè di bombe, ma di «melagrane» ovvero di frutta.
Alcune delle frasi interpretate dall’accusa come indicative di attività terroristiche, emerge dalle perizie, sarebbero incomprensibili o addirittura tradotte in modo errato. Tra queste vi è proprio quella relativa al presunto acquisto di bombe. In un’intercettazione ambientale i due imputati parlano di una tonnellata di «romlan», una parola araba, del costo di cinque euro al chilo. Secondo l’accusa, la traduzione esatta è granata, alias bomba. Controbattono i periti della Corte di Assise e della difesa e spiegano che quella non è la traduzione corretta. Quella parola – dicono – si traduce ‘melagrana’. Altro che bombe, di frutta si trattava.

Il patriarca sul tetto che scotta

Spodestato quasi sei anni fa, al culmine di una faida interna alla gerarchia ortodossa, l’ex patriarca greco di Gerusalemme, Ireneo, è tornato a far sentire la sua voce in un modo alquanto bizzarro. Ireneo, infatti, arringa fedeli e giornalisti con un megafono dal tetto dell’antica casa della città vecchia in cui abita da una vita, ma dove – denuncia – è rinchiuso come un prigioniero. Dal tetto Ireneo accusa il suo successore, Teofilo III, un usurpatore secondo lui, di tenerlo di fatto recluso. Chiamando Dio a testimonio, affinché possa essere Lui ‘a rivelare infine la verità’, il patriarca deposto è riuscito con il megafono a far sentire la sua protesta: ‘Non c’è nessun altro patriarca, il patriarca sono io – ha tuonato dall’alto della palazzina -, da tre anni mi tengono prigioniero e non mi permettono di uscire o di ricevere nessuno perché sanno che io amo il popolo e il popolo mi ama’.

Nudo sul sentiero, «indecente»

Le passeggiate in tenuta adamitica non piacciono a tutti in Svizzera. Il Tribunale cantonale di Appenzello esterno (semi-cantone della Svizzera orientale) ha condannato un escursionista sorpreso a passeggiare nudo vicino alla località di Herisau. Lo svizzero di 48 anni, riferisce l’agenzia di stampa elvetica Ats, dovrà pagare una multa di 100 franchi (circa 75 euro), e farsi carico delle spese processuali per un ammontare di 3.330 franchi, per «comportamento indecente». In prima istanza l’uomo aveva ottenuto l’annullamento della multa, ma le autorità avevano fatto ricorso. I fatti risalgono all’ottobre del 2009. L’escursionista era stato visto passeggiare nudo su un sentiero che passa davanti a un’area picnic dove si trovava una famiglia con bambini e di fronte alla sede di un’istituzione cristiana. Nel vicino semi-cantone di Appenzello interno, le autorità hanno recentemente approvato una legge che vieta esplicitamente le passeggiate naturiste.

La spia che consiglia

Il primo ministro russo Vlamidir Putin lo aveva promesso: in Russia avrete una vita interessante e luminosa. Per alcune delle spie espulse dagli Stati Uniti nel giugno 2010 la promessa del premier si sta avverando. Mentre l’ormai arcinota Anna ‘la rossa’ Chapman passa con disinvoltura dal consiglio centrale dell’ala giovanile del partito di Putin alla conduzione di una trasmissione televisiva dedicata ai fenomeni paranormali, Natalia Pereverzeva, alias Patricia Mills, è stata nominata consigliere personale del presidente della maggiore società russa per il trasporto del petrolio, la Transneft. La notizia è stata rivelata dal quotidiano Kommersant. Ex casalinga, la Mills era stata arrestata dall’Fbi, la polizia federale americana, ad Arlington, in Virginia, con il marito, Mikhail Kutzik, alias Mike Zottoli, detto ‘l’italiano’, spia anche lui. Descritti dall’amministratore del loro condominio come ‘inquilini ideali’, quando erano negli Usa Mike si faceva passare per bancario mentre Patricia si dedicava al figlio e alla casa.

Gravidanza stupefacente

Una donna nigeriana di circa 30 anni incinta di 8 mesi, corriere della droga, ha rischiato di perdere il figlio a causa della rottura, mentre era in volo tra Madrid e Palma di Maiorca, di alcune capsule piene di droga che aveva ingerito. La donna è stata ricoverata all’ospedale Son Llatzer di Palma, dove i medici hanno dovuto procedere a un intervento urgente per salvare il bambino, in arresto cardiorespiratorio. Il neonato è tuttora sotto osservazione, ma l’evoluzione delle sue condizioni è ritenuta favorevole. La donna è stata arrestata per traffico di droga. Dal suo corpo i medici hanno estratto, durante l’operazione per salvare il bambino, un chilo di cocaina, distribuito in 71 capsule nascoste nello stomaco, nell’intestino e nella vagina della donna.

City angels con la faccia sporca

Ci sono anche due city angels, i volontari di strada nati a Milano e poi diffusi in altre città, tra le persone arrestate nell’ ambito di un’operazione antidroga della Guardia di Finanza che ha portato in carcere 41 persone. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i due city angels, in servizio come volontari, tramite ‘pizzini’ agevolavano le comunicazioni tra alcuni detenuti e i loro complici esterni.

Studente modello e pusher

Uno studente modello, già vincitore di due borse di studio, ha patteggiato a Piacenza due anni e otto mesi di reclusione per spaccio di stupefacenti. Il giudice gli ha concesso gli arresti domiciliari e il permesso per frequentare ogni mattina le lezioni scolastiche. Lo studente-spacciatore, un marocchino di vent’anni, frequenta il quinto anno in un istituto superiore della città emiliana. Il giovane era stato arrestato dai carabinieri del Nucleo investigativo a settembre 2010 dopo aver venduto 160 grammi di hascisc a un operaio nel giardino vicino alla stazione ferroviaria. Lo spacciatore era appena uscito da scuola.