Grecia in apnea, Samaras chiede respiro

Redazione
24/08/2012

Atene «rispetterà gli impegni», ma ha chiesto «tempo per respirare».  Il primo ministro greco Antonis Samaras che si è espresso...

Grecia in apnea, Samaras chiede respiro

Atene «rispetterà gli impegni», ma ha chiesto «tempo per respirare». 
Il primo ministro greco Antonis Samaras che si è espresso con queste parole venerdì 24 agosto a Berlino davanti alla cancelleria Angela Merkel, ha portato la mano sul petto due volte, in cancelleria, davanti alla stampa mondiale. 
Una per dire che i greci sono un popolo orgoglioso e non vogliono dipendere dai soldi degli altri. 
L’altra per ringraziare, alla fine, in tedesco, herzlichen Dank
GRECIA NELL’EURO. Dal canto suo Angela Merkel ha scandito quella frase che, pronunciata giovedì 23 a chiare lettere solo dal presidente francese Françoise Hollande, aveva indotto a leggere una distanza di intenti fra Parigi e Berlino: «Io voglio che la Grecia rimanga parte dell’euro» (leggi: Euro, Berlino studia il piano Grexit). 
Il rispetto degli impegni da parte di Atene è però condizione necessaria per il recupero della fiducia. 
E sabato 25 all’Eliseo, ha aggiunto la cancelliera, il premier greco dovrebbe appurare che non vi è alcuna divergenza di vedute tra Parigi e Berlino. «Il nostro approccio è lo stesso». Adesso bisogna aspettare la Troika. 

Pressing di Obama perché Atene stia nell’eurozona fino alle elezioni 

Ogni decisione si è confermata rimandata, forse anche per venire incontro a Barack Obama, che secondo indiscrezioni emerse da fonti del governo britannico e riferite dall’Indipendent, starebbe facendo pressing sui governi europei per tenere Atene nella moneta unica almeno fino alle elezioni in Usa del 6 novembre. Per non mettere a rischio la sua vittoria. 
Tutt’altro linguaggio quello di Samaras venerdì 24, accolto in modo molto cordiale nella capitale tedesca, dove da giorni si cerca di rasserenare il clima con la Grecia. 
SAMARAS, VOCE DEL POPOLO. Voce e sguardo segnati dalla profonda emergenza in cui si trovano i suoi connazionali, quest’uomo di 61 anni ha tenuto il suo discorso calibrando il grido del popolo greco condensato nel suo appello con quel sentimento di dignità, di cui pure vuole riappropriarsi il Paese. 
Ha detto che a contare devono essere i fatti. Ma si è lasciato leggere anche nei gesti. Scegliendo di non pernottare, per esempio, nel magnifico Hotel Adlon, che ospita i leader di tutto il mondo. Per dimostrare che i risparmi riguardano tutti, in Grecia. 

«Vogliamo camminare con le nostre gambe»

Ogni tanto gli tremava la mano che impugnava un foglietto, di continuo cercava lo sguardo di Frau Merkel. Ma non ha avuto remore nel presentare alla cancelliera un doppio conto: alla Grecia serve una proroga, primo. Ed è indispensabile che la «cacofonia» di fondo prodotta da chi ogni giorno specula sulla sua uscita dalla moneta unica, finisca. 
«Il popolo greco è un popolo orgoglioso», ha esordito. «Non gli piace dipendere dai soldi prestati dagli altri. Vogliamo camminare sulle nostre gambe». «Manterremo i nostri impegni. E il rapporto della Troika segnalerà che il governo è in grado di dare risultati. Ma abbiamo bisogno di tempo per respirare». 
«BASTA PARLARE DELLA DRACMA». Poi, quel secondo passaggio, con tono più risentito: «Ma come possiamo contare sul fatto che gli investitori tornino in Grecia, se ogni giorno politici di alto rango, di qualsiasi Paese essi siano, parlano del ritorno alla dracma?». Esternazioni «tossiche», è la denuncia del premier.
E il veleno, anche venerdì 24 in Germania non è mancato. Il capogruppo della Cdu in parlamento Volker Kauder ha sostenuto che l’uscita della Grecia dall’euro non comporterebbe alcun problema per l’Europa. Aggiungendo che sul memorandum di Atene non si può più trattare: né sui contenuti né sui tempi. 
E se Frau Merkel ha ribadito che l’euro è «più di una moneta ed è un processo irreversibile», finisce nella ‘cacofonia’ quotidiana anche una conferma del portavoce di Schaeuble, Martin Kotthaus: sì, esiste un gruppo di lavoro nel Budesregierung alle prese con la crisi dell’euro. Costituito un anno fa, prende in considerazione anche gli scenari peggiori: come il crollo dell’eurozona.