L’austerity della Grecia non finirà con Mitsotakis

Atene ha debiti da ripagare fino al 2060 con interessi di almeno il 2%. Impossibile investire davvero in crescita, la flessibilità promessa dal nuovo premier è un'utopia. Ma l’Ue, ancora molto esposta, avrà le privatizzazioni.

08 Luglio 2019 19.30
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Quando i mercati festeggiano un nuovo governo significa con buone probabilità che in quel Paese non si avrà un aumento di spesa sociale, quello che la destra chiama assistenzialismo. Infatti all’estero dal nuovo premier ellenico di centrodestra Kyriakos Mitsotakis ci si aspetta prima di tutto la ripresa delle privatizzazioni che il governo di sinistra di Alexis Tsipras aveva – nel margine del possibile – arginato. In patria Mitsotakis è stato votato nella speranza di dare una scossa all’economia, abbattendo le tasse e richiamando gli imprenditori e gli investitori stranieri con la sua ricetta neoliberista. Il leader di Nuova democrazia ha promesso di innescare un cambiamento per far rialzare gli stipendi depauperati, dal 2009, per i miliardi di debiti da saldare con i creditori internazionali. Impegni presi obtorto collo con la Troika (l’Unione europea, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale) nei memorandum dei tre salvataggi firmati. L’ultimo da Tsipras, i precedenti dallo stesso partito che Mitsotakis si prefigge di rinnovare.

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Il nuovo premier della Grecia Kyriakos Mitsotakis giura dopo la vittoria alle elezioni.

L’AUSTERITY HA PRESENTATO IL CONTO A TSIPRAS

Il nuovo premier è laureato a Harvard, viene da una illustre famiglia antifascista, benché di destra, che ha servito il Paese senza macchiarsi come i socialdemocratici Papandreou, usciti distrutti dopo aver dissanguato la Grecia negli Anni 80 e 90 e successivamente dopo il bubbone dei bilanci falsificati per entrare nell’euro. Sarà anche per questo che il rampollo dei Mitsotakis ha sfondato tra gli elettori: suo padre Konstantinos Mitsotakis, primo ministro tra il 1990 e il 1993, spiccò anche per aver tolto l’immunità all’ex premier Andrea Papandreou, padre del primo ministro del disastro George Papandreou. Va però detto che dalla dissoluzione del Pasok ha beneficiato e beneficia tuttora anche la sinistra radicale Syriza di Tsipras, considerato che, negli anni del crack da scongiurare, anche i governi tecnici di destra e poi del partito dei Mitsotakis non avevano fatto altro che tagliare il welfare e gli stipendi pubblici, riducendo alla fame il Paese. Perse le Europee e le Legislative anticipate per aver obbedito come la destra all’austerity, Tsipras ora pensa di spostare Syriza verso il vuoto politico dell’area progressista.

UN NEW DEAL DI CENTRODESTRA

Mitsotakis junior, 51 anni ed ex di Chase Bank e della McKinsey a Londra, compie l’operazione opposta: spostare Nuova democrazia al centro, con politiche neoliberiste meno conservatrici. D’altronde in Grecia il primo leader e premier della destra liberale era stato nientemeno che il capostipite dei Papandreou, Georgios, eroe della resistenza e anti-golpista come Mitsotakis padre, che nel Dopoguerra fu anche suo compagno di partito nell’Unione di centro: la politica greca, a esclusione di Tsipras, è sempre una storia di élite e di oligarchie. Con quasi il 40% dei voti e 158 seggi (su 300) in parlamento, Nuova democrazia non deve allearsi con forze populiste e nazionaliste come i Greci indipendenti. Come è stato costretto a fare Tsipras con l’ultimo governo, cadendo poi sulla Macedonia. Nel programma del nuovo premier oltre agli sgravi alle imprese ci sono più investimenti, anche attraverso una maggiore flessibilità da chiedere all’Ue. Mitsotakis propone una sorta di new deal che alla fine non si discosta molto dal neoliberismo proposto da una certa sinistra vicina alla finanza e alle imprese.

L’austerity greca imposta soprattutto dalla Germania.

IN RISALITA MA CON MILIARDI DI DEBITI

Nel Regno Unito, Mitsotakis andrebbe a braccetto con i libdem britannici. In Francia e in Italia con il presidente Emmanuel Macron, ex della finanza come lui, e con l’ex premier Matteo Renzi. Ha anche prospettato di rinegoziare con i creditori l’avanzo da mantenere come garanzia, accumulato con i tagli alla spesa pubblica, in modo da avere più coperture per abbattere le tasse e per stimolare la crescita. «La Grecia rialzerà la testa», ha assicurato il nuovo premier. Tutto bello, solo che i conti ancora non tornano. E se anche tornassero non solo il nuovo premier non farebbe che godere del risanamento voluto da Tsipras (con le rate in scadenza dell’ultimo salvataggio saldate in anticipo con gli interessi) ma Atene non sarebbe ancora libera dal giogo. È vero, dalla scorsa estate la Troika ha cessato il commissariamento, e anche i titoli di Stato ellenici dal 2019 sono tornati appetibili per gli investitori stranieri e nazionali, facendo rastrellare di nuovo miliardi alle banche. Il segnale più tangibile che la Grecia è sulla via del Portogallo, e può allentare un po’ la corda, ma che non la libera dalle centinaia di miliardi di euro rimasti di esposizione in crediti verso l’Ue. 

L’UE È ANCORA MOLTO ESPOSTA

A gennaio 2019 Atene aveva ripagato circa 42 miliardi di euro di debiti. In totale, al 2015, i debiti ammontavano a circa 168 miliardi del Fondo Ue per la Stabilità finanziaria (Efsf) e del successivo meccanismo (Efsm) creati per i prestiti interni all’Ue, 53 miliardi dai governi dell’Eurozona, circa 34 miliardi dai privati investitori anche europei e altri 13 miliardi dalla Bce. La quota di debito greco del Fmi è di circa 12 miliardi, meno dei 15 miliardi di bond del governo ellenico. Per oltre l’85% il buco greco ricade su creditori privati e pubblici dell’Ue, Atene ha rate da versare fino al 2060 con almeno il 2% di interessi. I più esposti sono i tedeschi (poi i francesi), come banche con in pancia i bond greci e come cittadini di uno Stato primo contribuente nell’Ue, anche dell’Efsm. L’aeroporto di Atene e quelli delle isole più turistiche sono passati in gestione (per 20 e 40 anni) a società tedesche, come da accordi. Mitsotakis promette nuove privatizzazioni, e la finanza indebitata brinda per svendite e interessi che strozzeranno ancora a lungo i greci. Con gli accantonamenti Tsipras prometteva invece più welfare: ha perso ma se ha conservato il 32% qualcuno deve essersene già reso conto.

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