Barbara Ciolli

Chi è Kyriakos Mitsotakis, il leader che si prepara al dopo Tsipras

Chi è Kyriakos Mitsotakis, il leader che si prepara al dopo Tsipras

Le Europee hanno sancito la fine dell’era Syriza. Per le elezioni anticipate scalda i motori il numero 1 di Nuova Democrazia. Che promette uno choc fiscale al Paese.

30 Maggio 2019 07.02

Like me!

Lo stile di Kyriakos Mitsotakis è molto diverso da quello del premier uscente ex comunista. Come lo sono gli obiettivi politici di fondo, benché la Grecia risponda ancora agli imperativi di Bruxelles: da quasi un anno non è più commissariata dalla Troika (Ue, la Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale), ma deve ancora finire di saldare i creditori internazionali. Il nuovo leader del centrodestra, che ha ottenuto quasi 10 punti percentuali in più di Tsipras alle ultime Europee, non appare appartenere alla vecchia dirigenza di Nuova Democrazia, del quale era stato presidente onorario fino alla morte il padre Konstantinos Mitsotakis, già primo ministro durante gli Anni 90.

LA FINANZA FESTEGGIA L’USCITA DI TSIPRAS

Mitsotakis junior si pone a 51 anni come riformista, e tale lo considera l’establishment finanziario internazionale. Ex allievo di Harvard e di Stanford, prima della carriera politica non scontata che lo ha portato alla leadership del partito conquistata nel 2016, Mitsotakis ha lavorato in Chase Bank e in McKinsey a Londra; anche in Grecia è stato un banchiere, prima di entrare come deputato in parlamento. Negli ambienti della finanza a lungo frequentati, le elezioni anticipate fissate il 30 giugno dopo le dimissioni annunciate da Tsipras fanno sperare in un cambio di passo: via il pacchetto di misure sociali lanciato dal governo di Syriza alla vigilia del voto europeo, più stimoli per le imprese e, soprattutto, più possibilità di investimenti stranieri diretti nel Paese ancora più indebitato dell’Ue. Anche la Borsa di Atene ha reagito positivamente (+6%) alla chiamata alle urne.

Il primo ministro greco Alexis Tsipras arriva al Consiglio europeo del 28 maggio. (Photo credit should read KENZO TRIBOUILLARD/AFP/Getty Images)

LE (INUTILI) MISURE PRE -ELETTORALI

L’incertezza in Grecia almeno finirà prima. Tsipras confidava di recuperare ancora qualche posizione su Nd prima delle Legislative in programma a ottobre: alcuni sondaggi indicavano che lo stacco si era ridotto a 4-5 punti, dopo gli aumenti ai pensionati e gli altri incentivi scattati in primavera. Ma non è andata così. Il 26 maggio si votava anche per le Amministrative, il premier greco aveva avvisato che le Europee erano un test e così è stato. Nd al 33% e Syriza a meno del 24%: chiaramente gli sgravi dell’ultimo mese e la promessa di più fondi per welfare e crescita (come ha fatto il governo di sinistra in Portogallo negli ultimi anni dopo i sacrifici per il salvataggio) non hanno avuto presa sull’elettorato.

LEGGI ANCHE: Un vaffa di cuore ai catastrofisti della sinistra

LA PROMESSA DI CHOC FISCALE HA BATTUTO L’INCLUSIONE

Ai comizi Tsipras ha dato molto spazio anche ai richiedenti asilo e alle comunità di immigrati e Lgbtq che lo appoggiavano. Ma la prospettiva di uno «choc fiscale» di Mitsotakis, «ridurre le tasse, creare posti di lavoro e dare più sicurezza a tutti», ha avuto la meglio della Grecia inclusiva di Tsipras. Sulla sconfitta del premier che nel 2015 fu minacciato di espulsione dall’euro ha pesato anche l’accordo sul nome della Macedonia del Nord approvato in parlamento nel gennaio 2019. L’intesa con l’ex Repubblica jugoslava ne ha posto le basi per l’ingresso nell’Ue ed è stata spinta dai leader europei, in primis dalla cancelliera tedesca Angela Merkel che per il dossier macedone lo scorso anno ha fatto ritorno ad Atene. Ma contro la fine del contenzioso storico tra Skopje e l’omonima regione greca sono insorti decine di migliaia di greci, di ogni schieramento politico. In piazza Syntagma sono riprese le cariche della polizia, in scontri che non si vedevano dalle proteste contro la Troika.

Kyriakos Mitsotakis al seggio per le elezioni europee. (Photo credit should read MICHALIS KARAGIANNIS/AFP/Getty Images)

LA SINISTRA DI SYRIZA CADUTA SULLA MACEDONIA

Syriza ha avuto un’emorragia di voti nella regione della Macedonia greca, dove l’accordo con la Macedonia del Nord prevede anche il riconoscimento di un’identità e di una lingua macedoni di origini slave. «Un suicidio politico», per il leader dei Greci indipendenti Panos Kammenos che, anche lui di parola, al sì era uscito dal governo. Da gennaio i populisti della destra radicale sono fuori dalla coalizione del secondo esecutivo Tsipras: Syriza ha continuato a governare con la fiducia in parlamento di alcuni espulsi dai Greci indipendenti, ma era debole. Ha giovato al contrario all’opposizione il fatto che Mitsotakis padre, alla dissoluzione della Jugoslavia, si fosse imposto tra i leader dell’Ue sulla questione identitaria macedone per i greci, facendo denominare lo Stato in fieri Ex repubblica iugoslava di Macedonia. Il piccolo partito La soluzione greca, filorusso e ultraortodosso, nel 2019 ha conquistato un seggio all’europarlamento (4%) proprio sulla questione macedone.

MITSOTAKIS JUNIOR PREMIER IN ATTESA

Tsipras contava di tagliare il nastro – primo premier greco dalla crisi – di fine legislatura, invece la maggioranza dei greci non ha voluto così: più del 30% al centrodestra (più di Syriza anche alle precedenti Europee) è un mandato a Mitsotakis, che i media definiscono già come «premier in attesa». Di certo un democratico, al cospetto degli esponenti dei nazisti di Alba Dorata e di altre frange della destra militare mai delegittimate in Grecia, nonostante i colpi di Stato. Mitsotakis ha trascorso l’infanzia in Francia perché il padre poi primo ministro, ex combattente della resistenza contro i tedeschi, era persona non grata alla Giunta militare. Famiglia rispettabilissima, insomma, ma non è chiaro come l’ultimo dei Mitsotakis farà ad abbassare le tasse se la finanza straniera sua amica chiede ancora sacrifici ai greci. Specie se governa Nuova democrazia, il primo partito ad imporre l’austerity.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti: 1

  1. Un McKinsey? riprecipita la Grecia a prima di Tsipras. In 6 mesi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *