Grecia, Vienna sfida Berlino

Redazione
26/08/2012

Più tempo per risolvere la crisi della Grecia. Mentre la cancelliera tedesca Angela Merkel ha negato sconti ad Atene, l’Austria...

Grecia, Vienna sfida Berlino

Più tempo per risolvere la crisi della Grecia. Mentre la cancelliera tedesca Angela Merkel ha negato sconti ad Atene, l’Austria di Werner Faymann si è detta favorevole alla concessione di tempi più lunghi per il governo ellenico, affinché ripaghi il debito. Il cancelliere austriaco si è detto favorevole a offrire «anche due o tre anni» ai greci, a patto però che Atene rispetti gli impegni sulle riforme e sui tagli alla spesa concordati con l’Unione europea.
RISPETTARE GLI ACCORDI PER LA DILAZIONE. La voce fuori dal coro dell’Eurozona dell’Austria è arrivata dall’Osterreicher, che domenica 26 agosto ha pubblicato un’intervista di Faymann: «Vedo buone possibilità che si arrivi a un risultato, nel caso della Grecia, se saranno rispettati gli accordi con l’Ue. In cambio i greci otterranno più tempo per ripagare» i debiti.
«La cosa più importante», ha continuato il cancelliere austriaco, «è che i greci rispettino gli impegni sulle riforme e sui tagli di spesa presi con noi. Se questo sarà garantito, sono favorevole a una dilazione sui pagamenti. Potrebbe essere una dilazione di due o tre anni, a deciderlo dovrebbero essere gli esperti».
Attualmente, la Grecia si è impegnata a raggiungere i tagli al deficit concordati entro il 2014. Il governo di Antonis Samaras ha ipotizzato un rinvio al 2016.
SAMARAS FIDUCIOSO PER LA CRISI GRECA. Nella mattinata del 26 agosto il capo del governo greco aveva commentato la fine del suo tour europeo in cui ha visto Merkel, il presidente francese François Hollande e il capo dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker. «Voglio credere che i miei incontri (con i leader europei) ci permettano di rovesciare lentamente il clima di sfiducia nei confronti del nostro Paese», ha detto Samaras, che ha anche assicurato che gli sforzi della Grecia per onorare i suoi impegni con l’Ue e l’Fmi «proseguiranno».

Merkel conferma di voler attendere il giudizio della Troika

La risposta di Berlino alla posizione di Vienna non si è però fatta attendere. «Attendiamo la Troika», ha detto Merkel in un’intervista alla tivù tedesca Ard, «come ho già detto l’altro giorno con il premier Samaras, ad Atene c’è ancora molto da fare». E poi ha aggiunto: «Ogni giorno conta perché la Grecia incrementi davvero gli sforzi e realizzi ciò che è stato promesso». Tuttavia la cancelliera ha spiegato di avere l’impressione che Samaras «si stia sforzando molto seriamente» a portare a termine gli obiettivi fissati.
NO ALL’USCITA DELLA GRECIA DALL’EURO. Ma Merkel si è detta contraria all’uscita di Atene dall’Eurozona, e ha provato a respingere la sparata di Alexander Dobrindt, segretario generale della Csu (alleato di governo della cancelliera) che durante una intervista alla Bild am Sonntag aveva infatti affermato di vedere «la Grecia fuori dall’eurozona nel 2013». «Ciascuno dovrebbe pesare molto bene le parole», ha detto la cancelliera. «Abbiamo responsabilità gli uni verso gli altri in Europa, che non è solo una unione monetaria, ma un’unione politica», ha chiarito. E poi ha aggiunto: «Bisognerebbe tenere questo in mente molto attentamente, sapendo quanti cambiamenti sono necessari in Grecia».
A confermare la chiusura alle proroghe per Atene è stato il vicecancelliere Philipp Roesler in un’intervista alla Zdf. Secondo il liberale, infatti, un rinvio agli impegni che sia di sei mesi o di due anni, «non è fattibile».

La Bundesbank si schiera contro il tetto allo spread di Draghi

In Germania ulteriori chiusure all’atteggiamento di chi è lontano dalla posizione di Berlino sono arrivate dalla Banca centrale tedesca. La Bundesbank ha infatti criticato la decisione della Banca centrale europea di acquistare sul mercato parte del debito pubblico dei Paesi in difficoltà. Il presidente Jens Weidmann ha dichiarato che l’ipotesi della Bce sarebbe assimilabile a un «finanziamento degli Stati stampando moneta».
PERICOLO DI ASSUEFAZIONE DI AIUTI. «In democrazia devono essere i parlamenti e non le banche centrali», ha spiegato Weidmann, «a decidere di una tale condivisione dei rischi». Per poi aggiungere: «Immaginare che il consiglio della Bce stabilisca i tassi sui bond è per me scabroso. Non penso affatto di essere l’unico ad avere il mal di pancia in proposito».
E poi ha spiegato: «La manna delle banche centrali attirerà avidità senza fine, non bisogna sottovalutare il danno del finanziamento da parte delle banche centrali che può dare assuefazione, come una droga».
Questo, però, non significa che la Bundesbank voglia la fine dell’Eurozona: «Assolutamente no», ha detto Weidmann, «voglio contribuire a garantire che la valuta resti stabile».
LA BCE NON È IL POLITBURO. Inoltre Weidmann ha precisato che il «Consiglio direttivo della Bce non è un politburo», chiarendo che il suo dissenso all’interno dell’istituto di Francoforte non significa l’infrazione di un tabù.
La posizione di Weidmann è stata apprezzata da Merkel, secondo cui «è un bene» che la Bundesbank «metta in guardia i politici in continuazione»: «Sostengo Weidmann e credo sia un bene che come capo della Bundesbank abbia molta influenza nella Bce».
La cancelliera ha però precisato che l’istituto di Francoforte «è indipendente», anche se ha «un mandato molto chiaro e strettamente limitato per contribuire alla stabilità della valuta». «Ho fiducia ora come prima del fatto che le sue decisioni siano prese sulla base del suo mandato, e così ha detto anche Mario Draghi», ha detto Merkel.