L'idea di dare il premio Nobel per la pace a Greta Thunberg

L’idea di dare il premio Nobel per la pace a Greta Thunberg

14 Marzo 2019 09.20
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L'attivista svedese Greta Thunberg, promotrice delle marce dei giovani per il clima in tutta Europa, è stata proposta per il premio Nobel per la pace da tre parlamentari norvegesi, in segno di riconoscimento per il suo impegno contro il riscaldamento globale. La notizia è stata diffusa dal settimanale americano Time: «Abbiamo nominato Greta perché il cambiamento climatico potrebbe essere una delle cause più importanti di guerre e conflitti», ha spiegato l'onorevole Freddy Andre Oevstegaard.

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VERSO IL GLOBAL STRIKE FOR CLIMATE

L'allarme sui rischi che la Terra corre a causa dei mali ambientali, d'altra parte, con il pericolo di milioni di morti premature per l'inquinamento dell'aria e dell'acqua potabile, rafforza il pressing internazionale sui governi, sollecitati a intervenire al più presto. E milioni di giovani scenderanno in piazza venerdì 15 marzo per il Global strike for climate. Secondo l'ultimo rapporto Onu sullo stato del nostro pianeta, in futuro quasi un quarto delle malattie e delle morti a livello mondiale potrebbe essere collegato all'inquinamento ambientale, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo e per le fasce più vulnerabili della popolazione. La manifestazione del 15 marzo coinvolgerà oltre 1.320 città in 98 Paesi del mondo. L'iniziativa è partita proprio dalla 16enne Greta, che da settembre del 2018 ogni venerdì mattina, invece di andare a scuola, si è piazzata davanti al parlamento svedese con un cartello: «Sciopero scolastico per il clima». I genitori, la cantate d’opera Malena Ernman e l’attore Svante Thunberg, l’hanno lasciata fare. E la sua popolarità è cresciuta, arrivando a sensibilizzare il mondo intero sulla crisi climatica. Greta insomma è diventata un simbolo, non solo per i suoi coetanei. In Italia, secondo i Verdi, le città che prenderanno parte allo sciopero sono 140 e per eventi organizzati siamo al secondo posto dopo la Germania.

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MODELLI OBSOLETI DI SVILUPPO CHE DEVONO ESSERE CAMBIATI

L'Onu, come detto sopra, con il suo studio ha ricordato ai decisori pubblici che l'inquinamento atmosferico è la principale causa di malattie e provoca tra 6 e 7 milioni di morti premature. Anche gli inquinanti nell'acqua dolce sono un grandissimo rischio: le infezioni resistenti agli antimicrobici e agli antibiotici possono moltiplicarsi e diventare fra le principali cause di morte in tutto il mondo entro il 2050. L'impatto sarà anche sulla fertilità maschile e femminile e sullo sviluppo neurologico dei bambini. Per non parlare poi del rischio di estinzione globale di animali e piante, del degrado del suolo e dell'inquinamento degli oceani. Il mondo ha bisogno di muoversi «lungo un percorso di sviluppo più sostenibile», hanno scritto gli scienziati delle Nazioni unite, «ma i leader economici e politici si aggrappano a modelli obsoleti». Il cambiamento non può che partire dai cittadini. Da ciò che si mangia – basti pensare che una dieta meno carnivora può ridurre del 50% i bisogni d’incremento della produzione alimentare – ai trasporti, da come si gestiscono i rifiuti a quale energia si utilizza. Per fermare il declino siamo ancora in tempo. Ma è il momento di mobilitarsi.

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LE CONSEGUENZE DA EVITARE

Le conseguenze del cambiamento climatico in atto, del resto, sono ormai sotto gli occhi di tutti. Il 2018 è stato il quarto anno più caldo mai registrato (in Italia e in Europa il più caldo di sempre), con la temperatura media in gennaio più alta di 1,1 gradi rispetto al 1900. L'impegno assunto con gli accordi di Parigi è di limitare l'aumento a 1,5 gradi entro la fine del secolo. Ma, avverte l'Onu, servono «misure senza precedenti». I gas serra sono in costante aumento dal 1900, l'aumento delle temperature ha ridotto lo spessore della calotta al Polo Nord dai 3,6 metri del 1975 agli 1,25 attuali, si prevede un aumento del livello del mare fra gli 8 e i 41 centimetri da qui al 2100. E poi eventi estremi, danni sull'uomo e impatto sulla fauna.

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