Carlo Terzano

Chi sono i deputati e i senatori del gruppo Misto

Chi sono i deputati e i senatori del gruppo Misto

07 Gennaio 2019 10.30
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Con l'espulsione dal Movimento 5 Stelle dei senatori Gregorio De Falco e Saverio De Bonis (ancora da collocare all'interno dell'emiciclo) e l'imminente processo sulle condotte di altre due onorevoli pentastellate a rischio, Paola Nugnes ed Elena Fattori, non solo la maggioranza in quel di Palazzo Madama ha iniziato a scricchiolare, ma c'è un partito – che partito in realtà non è – che potrebbe beneficiarne. È il gruppo Misto che, come spiega il regolamento delle assemblee (art. 14), accoglie al proprio interno onorevoli che non vogliono o non possono, per mancanza del numero minimo di adesioni, costituire un proprio gruppo o aderire ad altri. Alla luce di quanto sta avvenendo, sembrano profetiche le parole scritte anni fa su Facebook (era il 24 novembre 2015) proprio da Luigi Di Maio: «Il Gruppo Misto è diventato il terzo gruppo della Camera e il quarto del Senato. La stragrande maggioranza di queste persone è stata eletta in una forza politica e poi l'ha abbandonata. Oggi questi parlamentari sono decisivi per le sorti del governo e delle leggi, quindi decidono come spendere i soldi delle nostre tasse. Ma in base a quale mandato elettorale? È legittimo che non ci si ritrovi più nell'operato del proprio partito, ma a quel punto ci si dimette e si ricomincia da capo». La riforma che prevede il vincolo di mandato, da sempre tra i cavalli di battaglia di M5s, si sa, è in alto mare. Sono ben più celeri, invece, le epurazioni dei dissidenti comminate dai probiviri pentastellati, che danno però possibilità proprio al Gruppo Misto di crescere vertiginosamente. Già, ma da chi si compone e quale indirizzo politico ha?

DA SGARBI A BONINO, 22 DEPUTATI E 14 SENATORI

Dato che al suo interno può confluire chi, in disaccordo col proprio gruppo d'origine, non vuole aderire ad altri o non ha i numeri per formarne uno autonomo, le vicende politiche che riguardano la legislatura si riflettono direttamente sulla sua composizione, con la possibile formazione, al suo interno, di correnti politiche assai variegate. Capita così che tra le sue file, alla Camera, il Misto raccolga da Vittorio Sgarbi a Bruno Tabacci, mentre al Senato da Mario Monti a Emma Bonino. Non deve sorprendere: si chiama "Misto" per questo. Dopo 6 mesi di governo conta 22 deputati e 14 senatori.

PIÙ DIFFICILE CREARE GRUPPI AUTONOMI

In verità, la diciottesima legislatura non presenta ancora il consueto traffico di onorevoli impegnati in frenetici cambi di casacca. Del resto, dopo il record registrato in quella passata (solo a Montecitorio ne sono stati contati 566, una media di 9,58 andirivieni al mese, secondo OpenPolis), almeno in Senato, qualcosa è stato fatto per tamponare l'emorragia: nel 2017 sono state inasprite le regole sulla formazione di gruppi estemporanei che non erano sulla lista elettorale. Ora l'art. 14 comma 4 del regolamento di Palazzo Madama prevede che: «Ciascun gruppo dev’essere composto da almeno 10 senatori e rappresentare un partito o movimento politico che abbia presentato alle elezioni del Senato propri candidati con lo stesso contrassegno, conseguendo l’elezione di esponenti». Una novella che pare avere azzerato i traslochi e che, in caso di attriti con il gruppo d'origine, rende più probabile il trasferimento al Misto.

DE FALCO E DE BONIS VERSO IL MISTO

Ecco perché i primi due transfughi in Senato potrebbero essere proprio gli ex pentastellati De Falco e De Bonis ma, rispetto a quanto accaduto in passato, non lasciano il partito di provenienza per libera scelta ma perché cacciati. Alla Camera, i cambi dal primo giugno 2018 a oggi sono stati 18, ma 14 riguardano il passaggio di deputati dal Misto a Liberi e Uguali che è stato formato solo in un secondo momento. Ha lasciato volontariamente gli scranni dei 5 Stelle Matteo Dall’Osso, per confluire – non senza un fiorire di insulti da parte degli ex compagni di partito – in Forza Italia. Il deputato, colpito dall'età di 19 anni dalla sclerosi multipla – se ne è andato in polemica con la maggioranza dopo la bocciatura dei suoi emendamenti sui disabili. Al Giornale, aveva motivato: «Mi sono sentito solo, in parte tradito, umiliato. E mi sono sentito disabile. Mi hanno trattato male». Prima di lui, al Misto era approdato, seppur brevemente (dal 26 luglio al 27 settembre 2018), il deputato velista Andrea Mura, entrato in rotta di collisione col Movimento per le sue numerose assenze dovute all'attività nautica, dimessosi dopo tre mesi dall'inizio della legislatura.

GLI APPOGGI AL GOVERNO TARGATI GRUPPO MISTO

In Senato, dove a seguito delle ultime epurazioni la maggioranza si è fatta traballante (165 rispetto al quorum di 161), tra i banchi del Misto si incontrano vecchie conoscenze dei 5 Stelle. La prima è Maurizio Buccarella, eletto onorevole pentastellato nel 2013 e poi travolto a rielezione già avvenuta dallo scandalo sui rimborsi (lui stesso ammise di avere annullato diversi bonifici). Il parlamentare, nell'occhio del ciclone anche per avere motivato le sue mancanze scrivendo che «i 3mila euro mensili netti» non gli garantivano, terminato il mandato, «una accettabile serenità», sul fronte degli impegni politici si è però mantenuto leale. Dopo la cacciata aveva infatti dichiarato che avrebbe comunque continuato a votare con i 5 Stelle e così, effettivamente, ha fatto: come ricorda OpenParlamento, l'attuale vicepresidente del Misto ha sostenuto la fiducia al governo Conte, il decreto dignità, la legge di bilancio e persino quel decreto sicurezza che ha creato non pochi malumori proprio tra i pentastellati. Più autonomo rispetto al governo l'altro nome noto ai 5 Stelle, quello di Carlo Martelli, il senatore piemontese che le Iene pizzicarono per essersi tenuto «76.000 euro dello stipendio grazie a 20 bonifici fantasma», poi restituiti al Fondo per il microcredito. Nel suo caso, tra astensioni (forse strategiche, dato che in Senato non equivalgono a voto contrario) e qualche voto favorevole, non mancano neppure le votazioni contrarie (per esempio alla legge di bilancio).

IL SOGNO ITALIA DEGLI ESPULSI CHE SPERANO DI TORNARE

Spesso fuori dall'emiciclo un altro ex 5 Stelle, oggi nel Misto, il deputato Andrea Cecconi, anch'egli rimasto invischiato nella faccenda rimborsopoli. OpenParlamento ci riporta infatti la sua lunga fila di assenze, che hanno coinciso con molte votazioni salienti della legislatura. Ma a Montecitorio la maggioranza può contare su ben altri numeri. Tra cui quelli di "Sogno Italia", la formazione politica creata lo scorso 29 novembre all'interno del Misto. Questa nuova creatura raccoglie lo stesso Cecconi, assieme a un'altra vittima dei mancati rimborsi, Silvia Benedetti, Antonio Tasso, ripudiato dal Movimento per una condanna del 2007 per violazione di diritto d'autore poi caduta in prescrizione e Catello Vitiello, allontanato con l'accusa di massoneria. Tutti loro si sono riuniti attorno alla figura di Salvatore Caiata, patron del Potenza Calcio, messo alla porta da Di Maio con l'accusa di non avere informato i vertici di un'indagine sul suo conto (oggi archiviata). Dati i voti dei singoli componenti di Sogno Italia, sembra che per ora sostengano l'esecutivo gialloverde, forse nella speranza, un domani, di essere riaccolti nell'ovile.

LEGGI ANCHE: Rimborsopoli M5s, la nemesi degli inquisitori pentastellati

L'INCOGNITA SGARBI: SOSTENERE LA MAGGIORANZA PER FARLA FALLIRE

Nel Misto non ci sono solo ex 5 Stelle: il gruppo da ottobre conta anche Vittorio Sgarbi. Il critico d'arte ha lasciato Forza Italia in polemica con Silvio Berlusconi, reo di avere disdetto all'ultimo momento una visita a Sutri, il comune del viterbese che sempre Sgarbi amministra in qualità di sindaco. L'ex Cav non poteva certo immaginare di dare forfait all'inaugurazione a sorpresa dei giardini "Rosa Bossi Berlusconi", men che meno che tanto sarebbe bastato per vedere Sgarbi andarsene sbattendo la porta. Come primo atto da membro del gruppo Misto, Sgarbi ha votato la fiducia alla manovra giallo-verde spiegando di averlo fatto solo con l'intento di «vederli fallire». Tutt'altro che una vendetta indirizzata a Berlusconi: lo scorso giugno, quand'era ancora in Fi, Sgarbi votò la fiducia all'esecutivo Conte motivando: «Voglio vedere il vostro declino». Il Misto, appunto, è così. Imprevedibile.

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