Agitazione al Mef: il neo-ministro Gualtieri si sta facendo la squadra

Con l'aiuto del direttore generale Rivera, il titolare di via XX Settembre è al lavoro per comporre il puzzle. Se Carbone, capo di Gabinetto di Tria, cerca di mantenere il posto, voci danno in arrivo Basso - come portavoce - Ignazio Vacca, Giorgio Fano e Federico Giammusso.

11 Settembre 2019 10.08
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Non fate sapere a Luigi Carbone che, con gli amici più stretti, Roberto Gualtieri lo ha già soprannominato «trottolino». Il capo di gabinetto di Giovanni Tria sta facendo di tutto pur di conservare la poltrona al Mef, e così il neo ministro se lo vede gironzolare intorno a tutte le ore: azzimato, agitato e con la giacca (che sembra di due taglie più grandi) sempre abbottonata. Tutto questo attivismo potrebbe anche premiarlo. Almeno fino al varo della legge di Bilancio.

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LO SPIFFERO DEL RITORNO DI GAROFOLI

Il ministro però ha vissuto male lo “spiffero” che proprio Carbone avrebbe fatto filtrare al Fatto quotidiano e altri giornali. Vale a dire, che Gualtieri aveva in animo di sostituirlo con Roberto Garofoli. Per carità, l’idea gli era stata suggerita da Pier Carlo Padoan. Ma con l’ex capo di gabinetto inopinatamente mollato da Tria, Gualtieri non si era ancora nemmeno sentito. Così, per anticipare i tempi e “bruciare” il possibile sostituto, Carbone ha fatto girare l’idea “clamorosa” del ripescaggio di Garofoli. E non a caso la soffiata è stata subito ripresa dal Fatto, visto che è stato il giornale che più si era impegnato, a suo tempo, a metterlo nel mirino. Garofoli è stato dunque costretto a dire di non essere interessato.

COME PORTAVOCE IN POLE ROBERTO BASSO

Oltre al capo di gabinetto, Gualtieri deve anche trovare un portavoce, visto che Adriana Cerretelli ha già fatto le valigie. Ma ha antenne molto sottili presso i giornalisti, e non faticherà a trovarlo. Si parla del ritorno di Roberto Basso, a suo tempo portavoce di Padoan. Per il resto, il nuovo ministro sta componendo la sua squadra. Partendo dal presupposto che ha un ottimo rapporto con il direttore generale Alessandro Rivera – maturato a Bruxelles, durante la crisi delle banche (Mps e Popolari Venete) – ed è dunque con lui che andrà componendo il puzzle.

NELLA ROSA ANCHE VACCA, FANO E GIAMMUSSO

A capo della propria segreteria i due avrebbero in animo di indicare Ignazio Vacca (figlio di Beppe), proveniente da Poste. Il segretario personale dovrebbe essere quel Giorgio Fano che segue Gualtieri dai tempi del parlamento europeo. Mentre alla guida della segreteria tecnica si andrebbe a pescare un tecnico del Tesoro, tale Federico Giammusso. Chi lo conosce lo descrive molto preparato in finanza pubblica e regolamenti europei. Meno sul fronte delle società partecipate. A quelle, nella speranza di Carbone, dovrebbe pensare il capo di gabinetto. Con il rischio che quando i dossier arriveranno a maturazione (dopo la legge di Bilancio), dovrà cedere il posto a Paolo Aquilanti, già segretario generale di Palazzo Chigi, e pronto a scattare in via XX settembre per gestire le nomine pubbliche.

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