Tra Gubbio e il balletto di Schlein alle Europee il Pd perde di vista i suoi veri problemi

David Allegranti
19/01/2024

PIGIAMA PALAZZI. La segretaria è ancora in balia di esistenzialismi nannimorettiani. Non sa ancora se candidarsi, mentre Conte ha già segnato punti sciogliendo subito la riserva. Al ritiro umbro (ma era proprio necessario?) dedica solo un paio d'ore. E mentre il partito si parla addosso, il rischio è perdere anche dove si vinceva. Firenze vi dice qualcosa?

Tra Gubbio e il balletto di Schlein alle Europee il Pd perde di vista i suoi veri problemi

Mi candido, non mi candido. Sì, mi candido ma sto un po’ in disparte. E no, non che non ballo. È tutta piena di esistenzalismi nannimorettiani, questa storia di Elly Schlein che non sa se scendere in campo alle elezioni europee per provare a dare la dose “booster” al Pd, il partito che guida da quasi un anno e che nei sondaggi resta sempre sotto il 20 per cento, soglia psicologica da superare, invece, per non finire a gambe all’aria.

Il dibattito sulla candidatura di Elly Schlein alle Europee è puro tafazzismo

A Gubbio, dove i deputati del Pd da giovedì sono in un hotel a 4 stelle (se scattava la quinta avremmo potuto fare la battuta sulla sintonia con partito di Beppe Conte), venerdì la segretaria si farà vedere solo per un paio d’ore. Si parla di Europa, beninteso, ma nel senso delle policies. Tutto il resto può essere affrontato anche a Roma, senza bisogno di prendere la macchina e stare un paio di giorni in albergo con idromassaggio, con il rischio, peraltro, di essere sfottuti (come accaduto) per la scelta della borghesissima location. E viene affrontato eccome. «Penso sinceramente che il dibattito sulla sua candidatura ci stia fortemente danneggiando, perché non si parla di tutto quello che accade nella vita reale delle persone ma si fa un dibattito sul nostro ombelico», dice a Lettera43 una autorevole dirigente del Partito Democratico. «Detto questo, nessun segretario del Pd si è mai candidato in precedenza. I risultati mi pare siano arrivati lo stesso. Poi c’è il tema delle donne in lista che ovviamente verrebbero penalizzate da una sua candidatura». E quest’è. L’elefante nella stanza, per dirla con una metafora che potrebbe piacere al bersanismo, resta. Almeno finché Schlein non avrà detto che cosa farà. Persino i suoi sponsor politici, come Romano Prodi, le sconsigliano di presentarsi a una competizione elettorale sapendo in partenza che, anche se eletta, a Strasburgo non ci andrà. Questione di serietà, di riformismo (che c’entra anche quando non c’entra), di differenza persino antropologica rispetto all’avversario Giorgia Meloni. L’altro avversario, ancorché alleato parzialmente, Beppe Conte, ha già detto che non si candiderà, quindi sul terreno della superiorità morale ha già segnato punti che la segretaria del Pd non sta portando a casa. I dubbi non saranno risolti a Gubbio, insieme a quelli sulla strategia appropriata per le prossime elezioni regionali e amministrative. Sarà il trionfo, ancora una volta, del destra-centro o l’inizio di una piccola rimonta?

Pd, Schlein e il percorso a ostacoli per arrivare alle Europee
Elly Schlein con Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Mentre la segretaria si concentra sull’allarme fascismo, in Sardegna e a Firenze i dem vanno in pezzi

In Sardegna, più che la politica potè la magistratura, sicché il sardo-leghista Christian Solinas è costretto al passo indietro a favore di Paolo Truzzu, sindaco di Cagliari in quota FdI. La destra si è, procura alla mano, ricomposta dopo gli scazzi delle ultime settimane. Di diviso, allora, c’è solo il fronte opposto, fra la candidata unica-unitaria di Pd e M5s Alessandra Todde e lo scissionista Renato Soru. Ma non di sola Sardegna vive l’Italia, ma che diciamo!, l’Europa, in questo 2024 elettorale. Ci sono l’Abruzzo, la Basilicata, il Piemonte, pure l’Umbria. A un certo punto ci sono anche le elezioni presidenziali negli Stati Uniti, dove Joe Biden potrebbe soccombere a vantaggio del redivivo Donald Trump. Ma essendo noialtri dei veri provinciali, segnaliamo che il problema grosso di Schlein ce l’ha nei posti dove la sinistra fin qui ha vinto. I lettori di Pigiama Palazzi conoscono ormai le vicende fiorentine ed eviteremo di raccontar loro di nuovo quanto rischia il Pd (nonostante le incertezze del presunto candidato di destra, Eike Schmidt, appena arrivato a dirigere il museo nazionale di Capodimonte, a Napoli, dove pare si trovi molto bene), quindi ci limitiamo a invitarli a riflettere sui recenti striscioni di insulti, invero beceri, della curva Fiesole contro il sindaco Dario Nardella: «Non sarà un napoletano a mandarci via dalla nostra città». La pessima gestione dello stadio Artemio Franchi, che deve essere ristrutturato ma senza i soldi del Pnrr, lasciando la Fiorentina senza un posto per giocare, va al di là dello sport e delle tifoserie. È questione sociale, finanche politica. Ma lo sguardo di Schlein pare essere altrove, è più impegnata a trasformare, in Parlamento, Acca Larentia e i suoi fascisti nell’Italia intera, a denunziare la deriva autoritaria del governo Meloni, a fare di se stessa la segretaria del Partito Gruppettaro Democratico. Che cosa potrà mai andare storto.