Guerra all’ultimo stadio

Redazione
25/01/2011

di Lorenzo Berardi Già la chiamano Guerra olimpica. Di fatto, a diciotto mesi esatti dall’inizio dell’Olimpiade di Londra la cui...

Guerra all’ultimo stadio

di Lorenzo Berardi

Già la chiamano Guerra olimpica. Di fatto, a diciotto mesi esatti dall’inizio dell’Olimpiade di Londra la cui inaugurazione è prevista per il 27 luglio 2012, si è acceso il dibattito su come utilizzare la principale struttura realizzata per l’occasione dal termine dei Giochi in poi. Il nuovo Olympic Stadium sorge nell’area di Stratford a nord est del centro di Londra nel cuore del futuro Olympic Park, e i lavori per realizzarlo sono a buon punto, tanto che si prevede di terminarli entro l’estate di quest’anno.
Una struttura da ottantamila posti completamente nuova che si aggiunge alla miriade di impianti sportivi già presenti nella Capitale, alcuni dei quali di recentissima costruzione come il nuovo Wembley e l’Emirates Stadium che ospita le partite dell’Arsenal.
IL DOPO OLIMPIADE. Ed è proprio l’elevata capienza dell’arena, unita alla presenza della pista d’atletica a creare perplessità nei londinesi circa l’utilizzo post-Olimpiade della struttura. Ciò nonostante, due club calcistici di Premier League, Tottenham Hotspur e West Ham United, hanno avanzato la propria candidatura a prendere in gestione e riadattare la struttura al termine dei giochi.

Le offerte già arrivate all’Olympic park legacy company

Venerdì 21 gennaio due offerte sono state ufficialmente presentate alla Olpc, la Olympic park legacy company (leggi le due proposte), il comitato che sta ultimando la realizzazione del complesso olimpico e ha l’incarico di decidere sulle sue destinazioni future. I due contendenti premono, ma la Olpc ha deciso di prendere tempo per valutare attentamente entrambe le proposte.
Nel frattempo il Guardian, Independent e Daily Telegraph approfittano dell’impasse per interrogarsi sullo stato delle strutture sportive londinesi oltre che per accendere la rivalità extra calcistica fra i due club. E la stampa britannica comincia a ventilare l’ipotesi di un referendum fra i londinesi per decidere a chi assegnare lo stadio.  

La proposta degli Hammers

Il West Ham è stato il primo club a manifestare interesse per rilevare l’Olympic Stadium. La società ha presentato un progetto da 125 milioni di sterline che prevede di riconvertire la struttura in uno stadio da 60 mila posti e mantenendo la pista d’atletica attorno al campo. Unico inconveniente: alla vigilia della costruzione dello stadio, si progettava di ridurne la capienza da 80 mila a 25 mila spettatori al termine dei Giochi, come ha riportato la Bbc.
IL SOSTEGNO DI NEWHAM. Gli Hammers (martelli) fanno leva sul sostegno del consiglio metropolitano di Newham, area in cui sorge oggi l’inadeguato Boleyn Ground, storico stadio della squadra e soprattutto sugli appelli di Lord Sebastian Coe, il grande mezzofondista britannico degli anni ‘80. Coe, presidente del Locog, il comitato organizzatore dei giochi olimpici e paralimpici londinesi, ha dichiarato alla Bbc che «non dobbiamo rovinare la nostra reputazione internazionale evitando di consegnare ai cittadini quello che ci eravamo proposti di consegnargli». Il riferimento è diretto alla pista d’atletica che solo il West Ham intende salvare e che, secondo Coe, rappresenta «un obbligo morale» per il futuro gestore dell’impianto.

L’offerta degli Spurs

La proposta del Tottenham, invece, prevede sempre 60 mila posti, ma rinunciando alla pista d’atletica che sarebbe sacrificata in nome di una maggiore visibilità del rettangolo di gioco, come é tradizione negli stadi inglesi. Per cercare di accontentare Lord Coe, tuttavia, il club si propone di realizzare un nuovo impianto per l’atletica nell’area di Crystal Palace. Complessivamente la proposta degli Spurs (speroni) verrebbe a costare il doppio di quella dei rivali: 250 milioni di sterline.
L’APPOGGIO DEL COLOSSO AMERICANO AEG. Una cifra che il club di White Hart Lane, economicamente più solido del West Ham, pare avere a disposizione potendo contare inoltre sull’appoggio di Aeg, colosso americano dell’intrattenimento che a Londra ha saputo rilanciare il faraonico Millennium Dome di Greenwich trasformandolo in una redditizia arena per concerti.
L’attuale allenatore del Tottenham, l’ex gloria del calcio inglese Harry Redknapp pare convinto di spuntarla nell’assegnazione dello stadio e, nelle sue vesti di columnist del tabloid The Sun ironizza: «Se dovesse spuntarla l’offerta del West Ham, avremo bisogno del binocolo. Provate a mischiare calcio e atletica», ha aggiunto Redknapp, «e ne verrà fuori una grande insalatiera piena di nulla».
L’allenatore degli Spurs ha poi definito i 400 metri dell’anello di atletica «La terra di nessuno spazzata dal vento che separa il campo dagli spalti e può uccidere il calcio». Una definizione, questa, che certo non piacerà a Sebastian Coe, ma che riassume l’opinione di molti appassionati inglesi del football. 

I rischi economici

Il tema appassiona persino il Financial Times che, almeno dal punto di vista della fattibilità economica della riconversione dello stadio, prende le parti del Tottenham. Come scrive Brian Groom: «da un punto di vista emozionale l’offerta del West Ham pare più attraente visto che andrebbe a salvare la pista d’atletica e si tratta pur sempre del club della zona.
IL CONSORZIO DI BANCHE ISLANDESI. Ma questo club, ha proseguito il giornalista del Ft, è a rischio retrocessione mentre la sua proprietà è suddivisa fra un consorzio di banche islandesi e due magnati dell’intrattenimento per adulti». Senza contare che, sottolinea Groom: «l’offerta degli Hammers si poggia su un controverso prestito di 40 milioni di sterline da parte del consiglio di Newham». Il pericolo, insomma, sarebbe quello di avere uno stadio mezzo vuoto gestito da un club delle serie inferiori con gli spettatori tenuti lontani dal terreno di gioco dall’anello dell’atletica.
IL NODO DEL CRYSTAL PALACE. «L’offerta del Tottenham pare economicamente più solida e i buoni risultati del club garantirebbero di non lasciare lo stadio semivuoto. La distruzione della pista sarebbe compensata dagli investimenti per sviluppare un vero stadio dell’atletica nell’attuale impianto del Crystal Palace». Insomma, che siano martelli o speroni a divenire proprietari del futuro Olympic Stadium, qualcuno a Londra sarà costretto a leccarsi le ferite.