La guerra commerciale tra Usa e Cina sarà lunga e dolorosa

I due contendenti ancora saranno obbligati per mesi a rilanci continui con conseguenze negative sulle Borse e una notevole sofferenza per la Ue.

08 Agosto 2019 15.00
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Con la svalutazione dello Yuan cinese sotto la soglia psicologica di 7 per un dollaro la guerra commerciale tra Usa e Cina segna un passaggio di fase.

La risposta svalutativa di Pechino agli ulteriori dazi del 10% per ben 300 miliardi di dollari decisi da Donald Trump indica infatti che siamo entrati – per dirla con Mao – in una fase di «guerra di lunga durata». La svalutazione dello Yuan è infatti dolorosa per il mercato americano, ma ha contraccolpi anche sull’economia cinese.

Probabilmente ha ragione Goldman Sachs che reputa che non sia prevedibile una fine rapida del braccio di ferro

Molte grandi holding cinesi infatti sono indebitate in dollari, parte consistente del petrolio che la Cina acquista viene venduta in dollari e non sono infine poche le merci, soprattutto high tech, che la Cina deve comunque acquistare negli Stati Uniti ora a un prezzo maggiorato.

Da sinistra, Donald Trump e Xi Jinping.

Ma, nonostante le controindicazioni, Pechino ha adottato questa misura. Segno che ha probabilmente ha ragione Goldman Sachs che reputa che – a questo punto – non sia prevedibile una fine rapida del braccio di ferro in questa guerra commerciale per la quale bisognerà attendere addirittura le elezioni presidenziali del novembre 2020.

IL PUGNO DURO DI TRUMP CONTRO LA CINA PER ORA NON FUNZIONA

Dunque i due contendenti ancora per mesi saranno di fatto obbligati a rilanci continui con conseguenze negative – come si è subito visto – sulle Borse e una notevole sofferenza per la Unione Europea che dirige verso la Cina il 17% delle sue esportazioni per 200 miliardi di dollari e che vedrà ora una ovvia flessione di questo non secondario mercato di sbocco delle sue merci. Pessima prospettiva quindi anche per l’Italia (inclusa la vendita di arance italiane in Cina che tanto ha rallegrato Luigi di Maio).

Yuan non viene usato da Pechino come uno strumento a cui ricorrere nelle dispute commerciali

Yi Gang, governatore della People’s Bank of China

Naturalmente Trump, via Twitter, ha subito accusato la Cina di manipolare i cambi (la stessa critica che ha rivolto alla Bce) probabilmente preso in contropiede da una mossa che non si aspettava. Mossa che indica che la sua strategia di trattativa dura con Pechino per il momento non dà risultati. La Banca centrale cinese, dal canto suo, ha respinto le accuse del presidente americano. In una nota il governatore della People’s Bank of China, Yi Gang, ha spiegato infatti che lo «Yuan non viene usato da Pechino come uno strumento a cui ricorrere nelle dispute commerciali». Solita doppiezza cinese.

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Commenti: 1

  1. La guerra invece tra Cina ed Europa c’è ma non lo sa nessuno. Salvo la Cina che la vincerà come si ruba una caramella ad un bambino.

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