La svolta cyber nel conflitto tra Israele e Hamas

In risposta al lancio di missili da Gaza, Tel Aviv ha colpito anche il presunto quartier generale informatico nella Striscia neutralizzando attacchi hacker. Si apre uno scenario di guerra ibrida. 

11 Maggio 2019 12.00
Like me!

«La minaccia cyber è più preoccupante di quella terroristica». Suonano profetiche le parole pronunciate nel 2015 da James R. Clapper, ex generale e già direttore della National Intelligence statunitense. O solo realistiche, visto che nei giorni scorsi si è verificata una novità assoluta nella storia dei conflitti mondiali. Per la prima volta lo scontro tra Israele e Gaza si è spostato su un piano informatico, portando Tel Aviv a una mossa a sorpresa: il ricorso a raid per fermare attacchi hacker. Le forze armate israeliane hanno colpito, tra gli altri obiettivi, anche quello che ritenevano il quartier generale tecnologico e informatico di Hamas. Per il governo di Netanyahu, fresco del rinnovo del mandato, la minaccia cyber ha assunto un’importanza tale da costringere a un intervento militare.

LEGGI ANCHE: Perché Israele temporeggia nella guerra contro Gaza

LA RISPOSTA DI ISRAELE INAUGURA UNO SCENARIO DI GUERRA IBRIDA

Non era mai accaduto prima d’ora che a una minaccia informatica si rispondesse con mezzi militari. I bombardamenti israeliani contro la presunta sede degli esperti cyber di Hamas, in risposta al lancio di circa 700 razzi da Gaza, hanno segnato una svolta. Come chiarito dal portavoce dell’esercito israeliano, Ronen Manelis, la capacità informatica di Hamas è stata neutralizzata, prima che potesse nuocere a Tel Aviv, ricorrendo a un attacco militare convenzionale. Secondo gli analisti si tratta di un precedente che apre a scenari di conflitti ibridi, condotti contemporaneamente sia sul piano militare-cinetico (con interventi di forze armate) sia informatico. All’indomani dell’11 settembre gli Stati Uniti avevano ipotizzato un’azione del genere, senza però farne ricorso. La risposta forte di Israele è stata motivata dal timore delle conseguenze di una guerra informatica da parte di Hamas che già in passato aveva penetrato i potenti e sofisticati sistemi anti-hacker dell’esercito della stella di David.

LEGGI ANCHE: Le anticipazioni del piano di pace Usa per il Medio Oriente

I PRECEDENTI: IL MALWARE NEGLI SMARTPHONE DEI MILITARI E ANONYMOUS

Lo scorso settembre Hamas aveva “hackerato” gli smartphone dei militari israeliani, utilizzando tre App per Android: WinkChat, GlanceLove (di dating online) e GoldenCup, per seguire i mondiali di calcio in Russia. Secondo quanto ricostruito dal quotidiano israeliano Haaretz, un malware contenuto nelle applicazioni disponibili su PlayStore, era riuscito a infiltrarsi nei cellulari in uso ai militari, infettandoli e permettendo di localizzare la loro posizione e quella di basi militari top secret. Scaricando le App, venivano installati alcuni componenti in grado di appropriarsi di dati sensibili dell’utente (sms, connessioni, fotocamera, e così via) trasformando il cellulare in una sorta di “cimice” capace di ascoltare e registrare le conversazioni, impossessarsi di foto e poi di autodistruggersi. Nel 2013, invece, era stato Anonymous ad attaccare siti come quelli del governo, del ministero delle Finanze, dell’Esercito, della Banca centrale israeliana e dell’ambasciata d’Israele negli Usa, rivendicando l’azione con l’hashtag #OpSaveGaza su Twitter. Già nel 2012, poi, l’allora ministro delle Finanze israeliane, Yuval Steinitz, aveva denunciato 44 milioni di cyberattacchi subiti dal Paese. Oggi come allora il ricorso alla guerra informatica si acuisce in prossimità o durante conflitti armati, con lo scopo di bloccare le offensive militari.

LEGGI ANCHE: Perché l’accordo sul nucleare iraniano è ormai fallito

TEL AVIV E LA MINACCIA DA PECHINO E MOSCA

D’altra parte che la minaccia hacker stia crescendo lo dimostra l’allarme lanciato a febbraio sempre da Tel Aviv circa possibili attacchi da Cina e Russia. Secondo il Jerusalem Post, il Consiglio di Sicurezza nazionale di Israele (Nsc) ha redatto una relazione per il premier Netanyahu sullo spionaggio informatico, indicando in Pechino e Mosca due possibili fonti di attacchi. Da qui l’idea di incrementare gli investimenti nel “controspionaggio”, per rafforzare le difese che al momento sono affidate all’Unità 8200 delle Israel Defence Force e dei servizi segreti (Mossad e Shin Bet).

SI ALZA LA TENSIONE CON L'IRAN

Con l’uscita degli Stati Uniti dal Trattato sul nucleare iraniano, la tensione è tornata a crescere anche nei confronti di Teheran, che rappresenta una minaccia storica per Tel Aviv. La Repubblica islamica ha lanciato un ultimatum ai Paesi europei, minacciando a sua volta la rottura degli accordi sull’arricchimento ed esortando a prendere posizione. Il rischio che l'Iran riprenda la corsa al nucleare impensierisce anche Israele, a cui si attribuisce un attacco informatico in Siria, con lo scopo di lanciare un messaggio indiretto all’Iran. Si sarebbe trattato di un attacco fantasma, in grado di attivare i sistemi di difesa senza bombardamenti in corso. D’altra parte esistono precedenti di attacchi cyber contro l’Iran: a cavallo tra il 2009 e il 2010 il virus Stuxnet (attribuito a Tel Aviv, con la collaborazione e assenso di Washington) mise fuori gioco il 30% delle centrifughe nucleari dell’Iran, azionandole a velocità superiori rispetto a quelle per le quali erano state programmate.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *