Le ultime notizie sulla guerra in Libia del 15 aprile 2019

Le ultime notizie sulla guerra in Libia del 15 aprile 2019

15 Aprile 2019 07.34
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Ultime notizie sulla guerra in Libia. Il 15 aprile il premier Giuseppe Conte ha incontrato a Roma il vicepremier e ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed Al Thani, sostenitore del governo Sarraj. Ed è in arrivo nella Capitale anche il vicepremier di Tripoli, Ahemd Maitig, sotto il cui controllo ci sono le milizie di Misurata.

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«Siamo preoccupati», ha spiegato il presidente del Consiglio italiano, «dobbiamo assolutamente scongiurare la prosecuzione di questo conflitto armato. Abbiamo una precisa strategia: vogliamo una soluzione politica, farò di tutto perché tutti gli attori libici, ivi compresi gli esponenti della comunità internazionale, lavorino con noi per una soluzione pacifica». Al vicepremier Al Thani «ho ribadito la nostra forte preoccupazione per questa deriva militare in Libia, non riteniamo che questa possa essere la soluzione. Auspichiamo un cessate il fuoco immediato e il ritiro delle forze dell'Lna», ha detto Conte dopo il bilaterale con il vicepremier al Thani nel tardo pomeriggio. «Si conferma in queste ore che, chi pensava che un'opzione militare potesse favorire una soluzione alla stabilità della Libia, viene smentito. Le soluzioni di forza affidate all'uso delle armi non portano mai a soluzioni sostenibile. Il dialogo politico si rivela ancora una volta l'unica opzione sostenibile», ha continuato.

CONTE: «VA SCONGIURATA CRISI UMANITARIA»

«Dobbiamo scongiurare una crisi umanitaria che potrebbe preannunciarsi devastante non solo per le ricadute sull'Italia e dell'Ue ma nell'interesse delle stesse popolazioni libiche», ha aggiunto ancora il presidente del Consiglio, «Adesso non è il momento di dividerci, di affidarsi ad una dialettica. Dobbiamo lavorare concretamente» per una soluzione. Il premier si è poi anche riferito alla possibile influenza delle altre potenze sul quadrante libico: «Devono essere coinvolti anche esponenti della comunità internazionale, non solo gli attori libici. Ci sono attori stranieri che stanno avendo un peso rilevante», ha spiegato confermando anche l'incontro con il vicepresidente del Consiglio presidenziale, Ahmed Maitig.

SERRAJ: «800 MILA MIGRANTI PRONTI A INVADERE L'EUROPA»

Sempre via intervista, questa volta al Corriere della Sera, il premier libico Fayez al-Sarraj lancia l'allarme: «Fate presto», il peggioramento della situazione in Libia potrebbe spingere «800 mila migranti e libici a invadere l'Italia e l'Europa». Sarraj ringrazia inoltre il nostro Paese per la sua mediazione e per il suo sostegno per la pace in Libia. A stretto giro è arrivato anche un altro commento del premier raccolto da La Repubblica: «Ringrazio l'Italia per aver tenuto aperta l'ambasciata, per mantenere in funzione l'ospedale da campo a Misurata, per il supporto politico che il governo Conte ci sta offrendo. Siamo di fronte a un'aggressione che potrà diffondere il suo cancro in tutto il Mediterraneo. C'è bisogno che Roma e l'Ue siano unite e ferme nel bloccare la guerra di aggressione di Haftar, che ha tradito la Libia e la comunità internazionale».

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AUTOBOMBA CONTRO L'ANTI-TERRORISMO DI BENGASI

Nell'ex Jamāhīriyya si aggrava il bilancio delle vittime causate dall'offensiva di Haftar. Il numero dei morti è salito a 130, quello dei feriti a 560, mentre gli sfollati sono 16 mila. Un'intera compagnia delle forze di Haftar si sarebbe tuttavia arresa sul fronte di Suani ban Adem, 25 km a sudovest di Tripoli. Sempre lunedì, un'autobomba è esplosa vicino al convoglio del colonnello Adel Marfoua capo dell'antiterrorismo di Bengasi, nel distretto di Sidi Khalifa. Lo riporta il Libya Observer. Secondo testimoni, il militare è riuscito a fuggire senza riportare alcuna ferita. Secondo altre fonti, citate dal sito Akhbar Libya 24, l'alto responsabile anti-terrorismo sarebbe invece rimasto leggermente ferito.

SI AGGRAVA IL BILANCIO DEI MORTI: 147 VITTIME E 18 MILA SFOLLATI

L'Onu ha rilasciato un nuovo bollettino sull'offensiva lanciata il 4 aprile scorso. Al momento le vittime sono almeno 147, con 614 feriti e oltre 18 mila sfollati. Il crescente numero di morti ha spinto l'Oms a schierare team di chirurghi «per sostenere gli ospedali dell'area di Tripoli mentre affrontano il flusso dei casi di emergenza», si legge in un tweet dell'Organizzazione mondiale della sanità. Almeno otto ambulanze sono state colpite durante gli scontri nella periferia meridionale della capitale dopo che entrambe le parti hanno ignorato gli appelli internazionali per fermare i combattimenti. L'Oms ha esortato «tutte le parti a esercitare moderazione ed evitare di causare danni collaterali a ospedali, ambulanze e operatori sanitari». Oltre ai combattimenti di terra, sia le forze filogovernative sia l'Esercito nazionale libico di Haftar (LNA) effettuano quotidianamente raid aerei e si accusano a vicenda di prendere di mira i civili.

DI MAIO INVITA SALVINI A MODERARE I TONI

Al Corriere della Sera ha parlato invece il vicepremier Luigi Di Maio: «Di fronte a un intensificarsi della crisi in Libia, chiudere i porti non basterebbe. Bisogna prepararsi in modo più strutturato, a livello europeo, nel rispetto del diritto internazionale. Quel che sta accadendo non è un gioco, non è un Risiko in cui uno si diverte a fare il duro con l'altro. Le parole hanno un peso. Se non si ponderano i toni, il rischio è di incrementare le tensioni. E di fronte a un inasprimento sul terreno la possibilità che possano riprendere gli sbarchi verso le nostre coste c'è, non è un mistero. Quindi i primi ad essere colpiti saremmo noi, come Italia».

LA MINISTRA TRENTA AVVERTE: «I PROFUGHI SI ACCOLGONO»

Sulla stessa linea la ministra della Difesa, Elisabetta Trenta: «In caso di una nuova guerra non avremmo migranti, ma profughi. E i profughi si accolgono. Chi dice che pensa al possibile attacco in Libia per risolvere il problema dei migranti sta facendo un errore enorme. Le conseguenze in termini di destabilizzazione ricadrebbero soprattutto sull'Italia». Identica la posizione del presidente della Camera, Roberto Fico: «I rifugiati non possono essere respinti, coloro che scappano da una guerra non possono essere respinti. Questo dice il diritto internazionale, mi sembra davvero scontato».

SALVINI ANCORA INDAGATO TIRA DRITTO

Ma il ministro dell'Interno Matteo Salvini, annunciando di essere nuovamente sotto inchiesta per il reato di sequestro di persona «commesso in Siracusa dal 24 al 30 gennaio 2019», ovvero per il caso Sea Watch, continua a mostrare i muscoli e ha replicato a muso duro: «Per me i porti rimarranno chiusi, ne approfitto per rispondere a qualche ministro». Ancora più netta la risposta all'intervista di Di Maio sul Corriere della Sera: «Rispetto il lavoro del collega Di Maio, ma sui temi di controllo dei confini e di criminalità organizzata sono io a decidere. Se Di Maio e Trenta la pensano in modo diverso, lo dicano in Consiglio dei ministri e faremo una franca discussione. I porti con me rimangono indisponibili, chiusi e sigillati ai mercanti di esseri umani».

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