Gli aggiornamenti sulla guerra in Libia del 16 aprile 2019

Gli aggiornamenti sulla guerra in Libia del 16 aprile 2019

Allarme del Viminale per possibili flussi di foreign fighters verso l'Italia. E intanto il vicepresidente libico Ahmed Maitig rilancia: «È un conflitto voluta da un uomo solo. Cacceremo Haftar da Tripoli».

16 Aprile 2019 09.34

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Sul terreno la situazione è ancora in stallo, mentre sul fronte diplomatico gli eventi si succedono rapidi. Il premier libico Fayez al Sarraj intervistato da Repubblica a lanciato l'allarme esodo verso l'Italia e l'Europa: «Sul territorio libico ci sono 800 mila migranti. Troveranno la loro strada verso l'Europa, e con loro si infiltreranno terroristi e criminali». Tra di loro, ha spiegato ancora il premier del governo riconosciuto dalla comunità internazionale, ci sono «migranti africani e cittadini libici, gente arrivata di recente nei centri di accoglienza o semplicemente persone spaventate, che potrebbero cercare di raggiungere le coste italiane per fuggire all'incalzare dell'attacco delle forze di Haftar».

IL VIMINALE: SI RISCHIA L'ARRIVO DI TERRORISTI

Fonti del ministero dell'Interno hanno confermato che «centinaia di terroristi islamici potrebbero arrivare in Italia approfittando del caos libico: non a caso la Francia ha chiesto ufficialmente di prorogare la chiusura delle frontiere con l'Italia per altri sei mesi (per 'emergenza nazionale' legata al terrorismo)», ha spiegato una nota che ha anche confermato come «il Viminale stia rispondendo subito con una direttiva». La preoccupazione è stata ribadita anche dal premier Giuseppe Conte a margine di un'iniziativa del Dis: «Siamo molto preoccupati per la crisi libica, abbiamo sempre lavorato e continueremo a lavorare per scongiurare una crisi umanitaria che può esporre al rischio dell'arrivo di foreign fighters sul nostro territorio. Bisogna assolutamente evitare l'escalation».

MAITING: «400 TERRORISTI POTREBBERO FUGGIRE IN ITALIA»

«Con la guerra in Libia in corso centinaia di migliaia di migranti potranno raggiungere facilmente le coste europee. Ma può succedere anche di peggio». Ha detto il vicepremier libico Ahmed Maitig alla stampa estera, ricordando i «circa 400 prigionieri dell'Isis detenuti tra Tripoli e Misurata« che potrebbero fuggire approfittando del caos. Maitig ha ricordato che il suo governo «ha lavorato con la comunità internazionale per tenere prigionieri questi terroristi». E nonostante questo, «oggi vediamo che alcuni partner supportano l'offensiva di Haftar».

SALVINI: «CONFERMATO IL RISCHIO TERRORISMO»

«Ho letto che Conte parla di un rischio foreign fighters. Anche Maitig mi ha confermato che almeno 500 terroristi sono nelle carceri libiche e mai vorremmo vederli arrivare via mare. Quindi i porti restano chiusi, non si cambia», ha rilanciato il ministro dell'Interno Matteo Salvini. «Stiamo lavorando perchè non ci sia guerra, speriamo che il peggio sia passato, il blitz di Haftar è fallito e noi siamo al lavoro perchè si fermino i missili». Ma rispondendo a una domanda specifica sulla chiusura dei porti ha ribadito che la linea non cambia. «Non considero profughi tutti quelli che arrivano dalla Libia». Di diverso avviso però il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli che in un intervento a Radio anch'io ha spiegato che «se dovessero arrivare migliaia di richiedenti asilo, potrebbe non bastare l'approccio porti chiusi. «Bisognerà aprire altri porti europei», ha incalzato il titolare del Mit, e «occorrerà una redistribuzione dei migranti». Per cui, ha sottolineato il ministro, «l'approccio deve essere internazionale».

«RESPINGEREMO HAFTAR DA TRIPOLI»

«Siamo in grado in difendere Tripoli e siamo determinati a farlo, e rispediremo le milizie di Haftar da dove sono venute», ha detto ancora Maitig. «Dopo 13 giorni dall'inizio dell'offensiva di Haftar verso la capitale la nostra situazione è molto migliorata, siamo tutti uniti a ovest, da Tripoli a Misurata, da Zintan a Zawia», ha assicurato Maitig, avvertendo: «Non ci può essere un'altra dittatura militare in Libia, il popolo vuole elezioni, democrazia». Maitig ha ricordato anche che l'offensiva di Haftar ha finora provocato «18 mila sfollati da Tripoli, oltre cento morti, tra cui decine di civili, e cinquecento feriti». «In città la vita scorre normalmente, ma a sud della capitale le milizie di Haftar continuano a lanciare bombe pesanti, effettuare raid, utilizzare ragazzini come combattenti». Per Maitig «Haftar sta mandando un messaggio che c'è una guerra tra est e ovest, ma è sbagliato, non c'è divisione nel paese, tutti vogliono elezioni e democrazia. È la guerra di una sola persona».

LA PROTESTA DEI GILET GIALLI LIBICI

«Francia, giù le mani dalla Libia», «siamo amici del popolo francese, Macron è un dittatore, vada via!»: sono gli slogan scanditi oggi a piazza Algeria a Tripoli da un centinaio di manifestanti, soprattutto donne, scesi in piazza contro «l'invasore Haftar», indossano gilet gialli come nelle manifestazioni contro Macron in Francia. Lo ha constatato l'ANSA. Sulla piazza campeggia un van per le donazioni di sangue da destinare agli ospedali della capitale.

VIOLENTI COMBATTIMENTI A SUD DI TRIPOLI

Sul terreno intanto si continua a combattere. Violenti combattimenti sono scoppiati ad Ain Zara, sobborgo a 15km a sudest di Tripoli. L'area è quella dove si è registrata nei giorni scorsi l'avanzata più poderosa delle forze di Khalifa Hafatar. Le truppe del maresciallo sono invece in rotta lungo l'asse sudoccidentale: i Katiba, fedeli al governo di Fayez al Sarraj, sono avanzati di altri 5 km verso sud e si avvicinano ad Aziziya, bastione di Haftar, pressato da ovest dall'avanzata dei soldati di Zintan.

L'ONU LAVORA A UN CESSATE IL FUOCO

Le Nazioni Unite intanto stanno lavorando a una bozza di risoluzione elaborata dal Regno Unito e arrivata sul tavolo del Consiglio di Sicurezza Onu per lavorare a una immediata de-escalation con un cessate il fuoco e l'impegno per la fine delle ostilità in Libia. «La situazione in Libia continua a costituire una minaccia per la pace e la sicurezza», si legge nel documento, «e quindi si chiede a tutte le parti un'immediata de-escalation, di impegnarsi per un cessate il fuoco e con le Nazioni Unite per garantire una completa cessazione delle ostilità in tutto il paese». Nel frattempo l'Organizzazione mondiale della Sanità ha aggiornato la macabra conta delle vittime: dall'inizio degli scontri i morti sono stati 174 mentre i feriti 756.

ALLARME DELL'UNICEF: GIÀ SFOLLATI PIÙ DI 7 MILA BAMBINI

Secondo i dati Unicef aggiornati al 15 aprile sono 7.300 i bambini sfollati in Libia a causa degli scontri in corso. Le persone che hanno invece chiesto di essere evacuate e che si trovano tuttora nelle aree del conflitto sono circa 4.500, fra cui 1.800 bambini. L'Unicef sta inoltre fornendo aiuti igienico-sanitari essenziali, medicine e kit per l'istruzione, per un'assistenza immediata ai bambini e alle famiglie colpiti dal conflitto e sfollati. Come parte della risposta sanitaria, inoltre, sta lavorando per supportare le strutture sanitarie in aree colpite dalla guerra: quattro kit medici sono stati ad esempio forniti all'ospedale di Zintan, sufficienti per l'assistenza sanitaria di base ad almeno 10.000 persone per tre mesi. L'organizzazione sta anche assicurando servizi psicosociali ai bambini sfollati e supporto psicosociale alle loro famiglie. Dall'inizio del conflitto, oltre 100 ragazzi e ragazze e 50 genitori hanno beneficiato di programmi di protezione dell'infanzia e di sensibilizzazione. Per rispondere alle emergenze a Tripoli e in Libia occidentale, l'Unicef e i suoi partner hanno lanciato un appello urgente di 4,77 milioni di dollari per continuare a fornire assistenza multisettoriale ai bambini e alle loro famiglie direttamente colpiti dal conflitto.

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