Gli aggiornamenti sulla guerra in Libia del 24 aprile 2019

Gli aggiornamenti sulla guerra in Libia del 24 aprile 2019

Il premier sostenuto dall'Onu accusa Parigi in un'intervista a Le Monde e Libération: «Sostenete un dittatore». Intanto per l'Onu almeno 35 mila persone hanno lasciato i sobborghi di Tripoli.

 

 

24 Aprile 2019 06.26

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Una condanna senza mezzi termini, diretta, pronunciata durante l'intervista ad alcuni dei più importanti quotidiani francesi. Il 24 aprile il premier libico Fayez al-Sarraj, capo del governo riconosciuto dalla comunità internazionale, ha pesantemente accusato la Francia di sostenere il generale Khalifa Haftar nella crisi in Libia.«Siamo sorpresi del fatto che la Francia non sostenga il nostro governo democratico ma un dittatore», ha detto Sarraj in un'intervista a Libération e Le Monde. «Quando Macron mi ha chiamato, gli ho detto che qui l'opinione pubblica è contro la Francia» ha aggiunto.

SFOLLATI A QUOTA 35MILA

Intanto è salito a 35.000 il numero degli sfollati dall'inizio degli scontri armati a Tripoli e dintorni. Lo scrive l'Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari (Ocha) in un aggiornamento sulla situazione, precisando che l'Onu ed i partner umanitari stanno seguendo da vicino la vicenda delle 30 persone ferite e ricoverate in ospedale a seguito di violenze subite nel centro di detenzione di Qasr Ben Ghashir, che ospita circa 890 rifugiati e migranti.

OLTRE 270 MORTI E 1.272 FERITI

L'Ocha informa inoltre che sono in corso sforzi per il trasferimento urgente di tutte queste persone in aree più sicure. Il numero delle vittime a Tripoli, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in Libia, intanto è salito a 272, 1.272 i feriti. L'Oms e i suoi partner stanno lavorando per assicurarsi che le strutture di assistenza sanitaria primaria abbiano forniture e risorse per servire le famiglie sfollate.

SALAMÈ: «ITALIA CHIEDA IL CESSATE IL FUOCO»

Ghassan Salamé, inviato speciale dell'Onu per la Libia, intervistato dal Corriere della Sera, ha spiegato che le Nazioni Unite stanno incoraggiando «l'Italia e tutti gli Stati membri dell'Onu a spingere per il cessate il fuoco e il ritorno al dialogo. Occorre l'impegno collettivo a porre fine a questo conflitto egoista e inutile. Se invece la situazione dovesse deteriorarsi in modo significativo, a pagarne le conseguenze, oltre al popolo libico, sarebbero settori e interessi molto più ampi».

«A LAVORO GIORNO E NOTTE SUL FRONTE UMANITARIO»

«La politica», ha detto ancora Salamé, oggi in Italia per un incontro con il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, «permette sempre una via d'uscita alla guerra, se le parti hanno il coraggio di imboccarla». «Nel settore umanitario lavoriamo notte e giorno per evacuare i feriti oltre ai civili intrappolati e fornire aiuto agli oltre 30mila sfollati dalle zone dei combattimenti. È fondamentale che siano rispettate le tregue umanitarie, che siano applicate in modo regolare e duraturo. Questo è il primo passo per arrivare al cessate il fuoco, ed è al momento la nostra priorità».

VERSO LA CONFERENZA NAZIONALE DI PACE

Sulla Conferenza nazionale: «nel lungo periodo rimane essenziale», ha spiegato Salamé. «I suoi preparativi logistici sono ormai completati. Nessun individuo può sovvertire la volontà popolare dei libici. E il popolo libico si è espresso con chiarezza: esige la fine del periodo di transizione, vuole vivere in pace, chiede uno Stato civile retto sulle leggi. La Conferenza è la strada verso questi obiettivi».

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