Dalla Libia possono arrivare 6 mila profughi

Dalla Libia possono arrivare 6 mila profughi

14 Aprile 2019 10.18
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L'aggravarsi del conflitto in Libia e delle condizioni di vita della popolazione locale rischiano di pesare non poco anche sull'Italia, e non solo perché sotto il profilo diplomatico il governo di Roma si gioca buona parte della sua credibilità internazionale, considerando il ruolo di mediatore che ha assunto. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, in un articolo a firma di Fiorenza Sarzanini, il nostro Paese potrebbe trovarsi a dover far fronte a qualcosa come 6 mila profughi pronti a imbarcarsi, moltissimi di loro donne e bambini, per scappare da una possibile guerra civile che potrebbe fornire spazio anche ai gruppi terroristici vicini all'Isis.

SALVINI CONFERMA LA LINEA DURA

L'Italia prosegue i colloqui con entrambe le parti, quella rappresentata dal presidente del governo riconosciuto Fayez al Sarraj e quella del generale Khalifa Haftar, e concentra i suoi sforzi sulla messa in sicurezza delle aziende italiane che operano in Libia e del personale di quelle che hanno deciso di non evacuare. Ma resta alto il livello d'allerta anche sull'emergenza umanitaria e il possibile sbarco di profughi. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha confermato la «linea dura», ma in caso di guerra tutto potrebbe cambiare. Secondo l'ultimo aggiornamento fornito dall'Oms è salito a 121 il numero dei morti negli scontri, i feriti sono 561. Sedicimila gli sfollati fuggiti da Tripoli secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari (Ocha). Seimila, secondo l'intelligence italiana, sono i profughi già chiusi nei centri e nelle prigioni, a questi ne vanno aggiunti altri che hanno attraversato il deserto per potersi imbarcare. A chi sostiene che in caso di guerra sarà impossibile tenere i porti chiusi, Salvini ha risposto che così non sarà perché «chi scapperà dalla guerra arriverà in aereo».

HAFTAR HA UN ESERCITO DI 25 MILA PERSONE

Intanto secondo il dossier dei servizi segreti italiani, «Haftar può contare su un esercito composto da 25 mila persone, tra loro anche molti ragazzini». Ma le ultime informazioni giunte dal campo parlano di «numerose “tecniche” — i pick up utilizzati dai soldati ed equipaggiati con le mitragliatrici — rimaste ferme perché senza carburante». L’Aise è preoccupato poi dalla «presenza tuttora massiccia di gruppi presenti nel Paese e direttamente collegati all’Isis, determinati a sfruttare la situazione di caos, pronti a trasformare la Libia nella nuova Siria».

ABBATTUTO UN CACCIA DI HAFTAR

Il 14 aprile le forze governative hanno abbattuto un caccia delle forze di Khalifa Haftar nell'area di Wadi Rabie, a Sudest di Tripoli. Ma il generale ha incassato il sostegno del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, che l'ha incontrato a Il Cairo. Un sostegno, ha spiegato al-Sisi «agli sforzi della lotta contro il terrorismo e le milizie estremiste per realizzare la sicurezza e la stabilità della Libia» e «agli sforzi mirati a porre le basi di uno Stato civile stabile in Libia e ad avviare la ricostruzione», secondo quanto scritto su Twitter dall'emittente Arabiya, basata negli Emirati arabi uniti. E nel frattempo solo 32 deputati su 200 hanno partecipato alla prima seduta di insediamento a Bengasi dopo il trasferimento da Tobruk, per cinque anni sede della Camera dei rappresentanti. Lo ha segnalato il sito Libya Observer riferendo che sono invece «circa 100», ossia la metà, i parlamentari che stanno cercando di organizzare una seduta a Tripoli per delegittimare il presidente dell'assemblea, Aqila Saleh. La Camera dei rappresentanti, compiendo un passo verso una divisione della Libia, il 13 aprile si era insediata a Bengasi dove è basato il generale Khalifa Haftar e non più a Tobruk, città portuale dell'Est dove l'assemblea degli eletti era riparata a causa degli scontri della seconda guerra civile libica del 2014.

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