Guerra in Ucraina, cosa cambierebbe davvero con Trump alla Casa Bianca

Stefano Grazioli
23/01/2024

La conclusione del conflitto passerà inevitabilmente dagli Usa. Ma da qui a credere nell'accordo lampo tra Kyiv e Mosca promesso dal tycoon ce ne passa. Le spacconate da campagna elettorale dell'ex e forse futuro presidente non tengono conto della strategia di Putin. Né degli equilibri da ricostruire, in Europa e non solo.

Guerra in Ucraina, cosa cambierebbe davvero con Trump alla Casa Bianca

«Troverei un accordo in 24 ore. Direi una cosa a Zelensky e una cosa a Putin, farei un accordo molto rapidamente e questo fermerebbe la guerra»: parole di Donald Trump, ex presidente Usa e quasi certamente prossimo candidato repubblicano alla Casa Bianca. Trattasi ovviamente di spacconata da campagna elettorale, ma l’esternazione di Trump contiene anche una delle verità fondamentali di questo conflitto: la sua conclusione passa inevitabilmente dagli Stati Uniti. Non nei tempi, nei termini e nei modi suggeriti dal tycoon, ma certamente attraverso un accordo tra Washington e Mosca, indipendentemente da chi sieda alla Casa Bianca e al Cremlino.

Guerra in Ucraina, cosa cambierebbe davvero con Trump alla Casa Bianca
Donald Trump a un appuntamento elettorale in New Hampshire (Getty Images).

Il Cremlino preferirebbe una presidenza Gop a un bis dem, ma con riserva

La guerra in Ucraina ha una dimensione internazionale, geopolitica e geoeconomica, tale per cui la sua soluzione definitiva dovrà passare attraverso un’intesa ad ampio raggio che ridefinisca l’architettura di sicurezza in Europa, e non solo, con al centro il futuro status dell’ex Repubblica sovietica: intorno i grandi player mondiali, Cina compresa, membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di cui fanno parte anche gli altri attori in campo più o meno direttamente. Certamente una futura presidenza repubblicana sarebbe più gradita al Cremlino di un bis democratico, ma non bisogna dimenticare che durante il primo mandato di The Donald alla Casa Bianca la politica estera degli Usa e della Nato in Ucraina e altrove ha contribuito, da parte occidentale, all’escalation con la Russia. Trump sarà anche stato il primo presidente dopo Jimmy Carter a non aver cominciato guerre, ma tra bombardamenti in Siria, target killing in Iran e un corso zigzagante con Mosca non ha contribuito certo alla distensione portata dal suo successore.

Le sparate di Trump non tengono in considerazione la strategia di Putin in Ucraina

Soprattutto non si fanno i conti senza l’oste: gli Stati Uniti tengono legata al guinzaglio l’Ucraina, la cui sopravvivenza entro i confini attuali dipende dagli aiuti militari e finanziari americani, ma l’idea di Trump di convincere Putin a un accordo non tiene in considerazione né la tattica né la strategia del Cremlino, che al momento paiono orientate alla gestione di un conflitto sul medio-lungo periodo. I rapporti personali tra due capi di Stato possono sicuramente facilitare la comunicazione, ma gli interessi nazionali divergenti dei due Paesi non sono facili da conciliare in tempi brevi, anche perché la frattura si è estesa al resto del mondo. Fermare la guerra temporaneamente è una cosa, ristrutturare le relazioni internazionali dopo un conflitto che sta coinvolgendo Russia e Nato e ha intaccato gli equilibri politici mondiali è un’altra.

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Vladimir Putin (Getty Images).

L’era di Putin prima o poi finirà ma sul suo successore è meglio che l’Occidente non si faccia illusioni

Joe Biden aveva definito Putin un «killer» già prima dell’inizio del conflitto; per Trump è una persona per bene, al pari del nordcoreano Kim Jong-un e del cinese Xi Jinping, «very fine people», come ha detto qualche giorno fa. Non bastano però i complimenti per evitare o fermare le guerre. Inoltre se al momento il sistema putiniano sembra ancora relativamente solido, appare difficile pensare a un cambio di regime a Mosca che rivoluzioni completamente le posizioni attuali. A marzo Putin succederà a se stesso, ma prima o poi al Cremlino arriverà qualcun altro, molto probabilmente interno al sistema e l’Occidente non deve e non può farsi illusioni.