Guerriglia capitale

Redazione
14/12/2010

di Denise Faticante Mentre in tutta Italia le manifestazioni hanno accompagnato il voto di fiducia al governo, Roma ha iniziato a bruciare. Di...

di Denise Faticante

Mentre in tutta Italia le manifestazioni hanno accompagnato il voto di fiducia al governo, Roma ha iniziato a bruciare. Di rabbia, di violenza. Il 14 dicembre la Capitale è stata terreno di scontro e ancora a sera colonne di fumo nero si alzavano dalle piazze storiche. Il bilancio della protesta contro il governo è stato di circa 90 feriti, 40 tra i manifestanti e 50 fra forze dell’ordine: 22 sono stati ricoverati in ospedale. I fermati sono stati invece circa una quarantina, ma i numeri non riescono a descrivere in pieno lo scempio, la guerriglia urbana e la tensione che il centro storico e zone limitrofe hanno vissuto per tutta la giornata.
Dopo i violenti scontri, si contano i danni e il sindaco non intende far sconti ai teppisti che hanno devastato le strade e il centro della città. «Roma Capitale si costituirà parte civile contro gli autori degli ingenti danneggiamenti avvenuti nel centro della città», ha reso noto il portavoce del sindaco di Roma Gianni Alemanno, Simone Turbolente.
Mentre alla Camera il governo stava andando alla conta, poco distante da uno dei punti di accesso della zona rossa, quella dietro al Senato, sono iniziate le prime avvisaglie della battaglia. Tafferugli, uova e sampietrini: ma il primo impatto tra dimostranti e polizia si è risolto con piccole cariche e alla fine, nel giro di un’ora, tutto o quasi è tornato alla normalità.
Ma intorno alle 15 è  iniziato l’inferno, fino a quel punto le manifestazioni si erano svolte in maniera abbastanza pacifica. Poi fiamme, bombe carta, cariche, urla, sangue, pestaggi. Da via del Corso fino a Piazza del Popolo un intero campo di battaglia: manganelli, pietre che volano e poi il fuoco, le sirene e ancora urla.

Dopo una giornata di cortei pacifici, l’inferno nella Capitale

La giornata era iniziata sotto i migliori auspici. La zona rossa che circondava i palazzi del potere avevaun aspetto glaciale. All’interno solo forze dell’ordine, blindati, auto blu ed elicotteri in cielo a sorvegliare. In piazza si erano dati appuntamento tutti e da tutta Italia: studenti universitaria e liceali, Fiom, il popolo Viola, la gente di Terzigno, i terremotati dell’Aquila e tanti cittadini.
I cortei scorrono, pacifici, tra canti e slogan. Tra la Camera e il Senato tafferugli e lanci di pietre ma nessun ferito. Tutto sembrava procedere abbastanza tranquillamente anche se la manifestazione aveva lasciato dietro di sé alcune vetrine di banche spaccate e vernici su alcuni negozio. Colpite le filiali di Unicredit e Intesa Sanpaolo, Deutsche Bank. Sulle vetrine di quest’ultima banca sono state scritte frasi con le bombolette spray con il simbolo della A di anarchia: «Spegni il mutuo accendi le banche» e «Kill capitalism».
Berlusconi aveva appena incassato la fiducia quando un gruppo di manifestanti, con caschi e scudi o cappucci neri stile black-bloc, si sono staccati dal corteo. E come prima cosa hanno assaltato la sede del dipartimento della Protezione civile in via Ulpiano. Da quel momento il centro di Roma è stato sconvolto.

Fiamme e guerriglia dei manifestanti. E le forze dell’ordine si difendono

I manganelli battevano sugli scudi della forze dell’ordine si confondevano con le urla e il sangue. La concitazione era alle stelle. E improvvisamente Via del Corso si è trasformata in uno stretto corridoio dove nessuno ha avuto scampo.
Da lontano, in piazza del Popolo, si sono iniziate a intravedere le fiamme. A distanza ravvicinata sono partite cariche di polizia, carabinieri e guardia di Finanza. Davanti i blindati, dietro le forze dell’ordine. Intorno petardi, fumogeni e scoppi continui. Le barricate hanno iniziato ad andare in fiamme e successivamente ha preso fuoco un blindato della Finanza e molte auto parcheggiate nella piazza. Sembrava una città sotto i bombardamenti. Difficile distinguere i manifestanti dai teppisti: le cariche erano per tutti, così anche le manganellate. Dallo sbarramento delle forze dell’ordine, ogni tanto uscivano dei ragazzi sanguinanti.
Un ragazzo, stretto fra tre poliziotti piangeva, si affanna e urlava: «Adesso basta, smettetela non respiro più». Gli agenti guardavano avanti e procedevano con marcia convinta. L’adolescente è stato infilato dentro una volante che è poi partita a sirene spiegate. Pochi passi avanti una ragazza, avrà avuto vent’anni, urlava: «Ma io non ho fatto nulla, ridatemi la mia macchina fotografica». Un appello inascoltato visto che davanti a lei l’aspettava un cellulare della celere.
Ma più avanti la guerriglia continua. Il percorso, disseminato di scarpe, maglioni e telefonini, dava l’idea che qualcuno fosse arrivato e avesse fatto una sorta di rastrellamento. A terra anche pesanti cassonetti di ghisa, panchine e vasi e ornamenti di Natale divelti dai negozi.  
Tutto ha iniziato a prende fuoco, anche i tavoli dei rinomati Caffè della piazza. Bruciavano insieme ai cassonetti, alle auto per la raccolta della spazzatura e al chiosco dell’Unicef, costruito in legno. Vicino alle fiamme si è accasciato un anziano: urlava di dolore, forse per una gamba rotta. Non aveva l’aria di un manifestante e non si capisce da chi sia stato colpito. Anche lui è stato caricato da un’auto mentre un gruppo di ragazzi guardava attonito. Ad un certo punto il cielo si è oscurato, una coltre di fumo nero ha avvolto il centro. Molti guardavano in aria con fare smarrito.
I romani affacciati alla finestre avevano facce sbigottite, urlavano anche loro, ma non si sapeva bene che cosa. Intanto i blindati avanzavano e prendevano possesso della piazza, i manifestanti entrano nei budelli delle strade limitrofe. Molti correvano verso Villa Borghese. Con il buio piano piano è tornata la calma. Restano le macerie.

Il sindaco Alemanno:  «Roma è stata offesa dalla violenza»

Su queste macerie, e mentre i vigili del fuoco stanno ancora spegnendo le fiamme, arriva Gianni Alemanno. Contro di lui urla e insulti da parte di alcune persone rimaste ancora in piazza del Popolo. In sindaco ha lo sguardo sconcertato e dice: «Roma oggi è stata offesa dalla violenza come non avveniva da molti anni a questa parte. 
Queste aggressioni gratuite e demenziali hanno colpito duramente il centro storico della Capitale, patrimonio dell`Unesco. È una vergogna che nessuna motivazione sociale o politica può coprire».

Dopo gli scontri la polemica politica si accende 

E dopo gli scontri è divampata la polemica politica. Ad accenderla, nel pomeriggio, è stato lo stesso sindaco. «Già da alcuni giorni avevamo segnali chiari che c’erano gruppi che cercavano incidenti. Abbiamo visto armi improprie, bombe carta, un apparato che speravamo di non vedere più per le vie di Roma dagli anni ’70 e ’80. Questo deve far riflettere tutti perché un clima esasperato apre varchi a violenze politiche e proteste al di sopra di qualunque accettabilità», ha detto Alemanno.
Con lui si è schierato ovviamente tutto il Pdl che ha condannato le violenza dei manifestanti e ha chiesto a gran voce atti che tendano a reprimerle. Stesso tenore nelle parole di Fabrizio Cicchitto: «Si profila chiaramente un ritorno alla violenza organizzata incentivata anche dal tipo di polemica sviluppata da alcune forze politiche e da alcuni giornali che si stanno assumendo gravissime responsabilità».
Anche il Pd ha condannato in toto le violenze, ma da Bersani è arrivata una polemica. «È intollerabile e incredibile che dentro manifestazioni abbiano trovato spazio e siano riusciti a inserirsi teppisti, violenti e black block ben riconoscibili, e che sia stato possibile produrre devastazioni in pieno centro a Roma», ha detto il leader del Pd.
Bersani poi ha dato la sua solidarietà «agli agenti di sicurezza aggrediti e feriti e vicinanza a tutti coloro che hanno manifestato in modo pacifico». Infine ha chiesto al Ministro Maroni di spiegare come «non sia stato possibile prevenire episodi e scontri così gravi».

Durante le proteste in centro spunta anche un finanziere con una pistola in mano

I finanzieri sono stati i primi ad essere il bersaglio dei manifestanti. Sta creando già polemica la sequenza fotografica che è circolata sul web che ritrae un finanziere con la pistola in mano. L’uomo è appena stato aggredito da alcuni manifestanti con il volto coperto. Mentre cade a terra, l’agente impugna l’arma d’ordinanza, che tiene in mano anche dopo essersi rialzato.
Nella colluttazione, l’uomo perde il casco e, nelle immagini successive, sembra placcato da un’altra persona con cappuccio e bavero alzato. Secondo quanto hanno riferito fonti della Guardia di Finanza, il finanziere con la pistola in mano «era impegnato a difendere l’arma d’ordinanza che i manifestanti volevano sottrargli».

Le testimonianze dei manifestanti fra la violenza e la devastazione

Giacomo ha un maglione rosso. Si è alzato all’alba per essere puntuale. É arrivato davanti al Colosseo e ha iniziato a marciare per chiedere giustizia, chiarezza e fatti dopo il terremoto. Giacomo ha 39 anni e sotto le macerie, quel maledetto 6 aprile dello scorso anno ha perso la madre e il suo unico figlio: un bimbo di tre anni.
Giacomo marciava, aveva le lacrime agli occhi e diceva: «Vivevo nel centro storico e quella notte ho perso quasi tutta la mia vita. Ora la mia città è dilaniata, anche l’Aquila ha una zona rossa ma ormai da troppo tempo. Sono qui per chiedere giustizia e avere la possibilità di crearmi un futuro, anche se monco». Dietro Giacomo marciava Vito. Lui invece è venuto da Terzigno.
La sua rabbia è più recente ma ugualmente amara. Vito è venuto a Roma per dire che «Napoli non può essere la discarica d’Italia e che la Campania non può continuare ad essere vittima del connubio tra Stato e camorra» Sono giunti in tanti, almeno un migliaio, da Napoli e, strada facendo, si sono uniti agli operai e agli studenti. Quest’ultimi hanno colorato le strade di Roma. In prima fila i cosiddetti «Book block» e uno striscione «Voi alla deriva, noi solchiamo il mare».
Intorno alle 12,15 il grande corteo degli studenti universitari («Siamo in 100 mila» avevano detto gli organizzatori) si era unito con quello della Fiom e dei movimenti sociali. Balli, canti e musica. Poi la violenza.