Hacker all’attacco

Redazione
01/02/2011

di Lorenzo Berardi Il Regno Unito e gli Stati Uniti sono sotto attacco. La minaccia è informatica a arriva dagli...

Hacker all’attacco

di Lorenzo Berardi

Il Regno Unito e gli Stati Uniti sono sotto attacco. La minaccia è informatica a arriva dagli attivisti di Anonymous, il gruppo internazionale di hacker di cui si è cominciato a parlare nel 2008 a seguito di alcune azioni dimostrative.
Se in un primo momento il collettivo era noto soprattutto per l’abitudine dei suoi membri e supporter di manifestare con il volto coperto dalle maschere di Guy Fawkes, rese celebri dalla graphic novel e poi dal film V per Vendetta, oggi le sue attività a sostegno di WikiLeaks ne hanno fatto un nemico per il governo inglese.
GLI ARRESTI. Per questo nei giorni scorsi cinque membri di Anonymous sono stati arrestati nel Regno Unito, compreso Coldblood, “Sanguefreddo”, il misterioso portavoce ventiduenne del ramo britannico del gruppo.
Arresti ai quali l’organizzazione ha reagito invitando i propri sostenitori ad attaccare i siti del governo di Londra oltre a quelli di Washington.
Le modalità dell’offensiva consistono nel bombardare i siti Internet istituzionali con un numero talmente elevato di richieste di informazioni da provocarne la paralisi, nota in gergo tecnico come Distributed denial of service (Ddos). Una tattica già adoperata con successo dal gruppo nel suo recente passato e sinora finalizzata a mettere fuori combattimento i siti che avevano criticato l’operato di WikiLeaks.

Anonymous promette battaglia al governo britannico

Secondo il quotidiano Independent di martedì 1 febbraio la «chiamata alle armi» di Anonymous è già stata presa sul serio dal governo Cameron. L’allarme è stato lanciato da GovCertUk, il team di esperti informatici che ha l’incarico di segnalare e tentare di prevenire le offensive online ai danni dei siti istituzionali britannici.
I cinque attivisti arrestati nel Regno Unito si aggiungono alla quarantina di perquisizioni compiute dall’Fbi negli Stati Uniti nell’ultimo week end di gennaio e ordinate per cercare di smascherare i responsabili degli attacchi che avevano mandato in tilt, fra gli altri, i siti di Mastercard, Visa, PayPal e Amazon. Colossi rivelatisi dai piedi d’argilla dal punto di vista informatico e sui quali Anonymous ha puntato l’indice da un paio di mesi a seguito del loro rifiuto di sostenere la creatura di Julian Assange.
LE MINACCE HACKER. Un comunicato ufficiale di Anonymous pubblicato il 27 gennaio scorso all’indomani degli arresti compiuti nel Regno Unito e diretto al governo britannico ha espresso il punto di vista degli hacker sulla vicenda.
Il documento critica duramente l’operato della polizia britannica affermando come l’arresto di presunti responsabili di attacchi Ddos «equivale a quello di partecipanti a una manifestazione pacifica di protesta. Il diritto di protestare pacificamente», ha proseguito la nota pubblicata in Rete dal collettivo di hacker internazionali, «è uno dei pilastri fondamentali di ogni democrazia e non dovrebbe essere limitato in alcuna maniera».
Per questo motivo, Anonymous promette che «non tornerà dormiente» sino a quando i suoi attivisti arrestati Oltremanica non verranno rilasciati. Il tutto in nome di un’ideologia che «accomuna migliaia di persone» e si ripromette di «perseguire un obiettivo comune senza temere di varcare qualsiasi confine per farlo».

Il fronte dei pirati si sposta anche in Egitto

Come riporta un articolo del sito specializzato Daily Tech, la guerra telematica che oppone Regno Unito e Stati Uniti ad Anonymous è cominciata di fatto dopo l’ondata di attacchi informatici nota come Operation Payback che ha avuto luogo a partire dalla seconda settimana di dicembre.
Un’offensiva rapida e ben coordinata che ha mostrato la capacità degli hacker di mandare in default qualsiasi obiettivo presente in Rete e ha provocato la reazione non solo della polizia britannica e americana, ma anche di quella olandese.
I primi arresti ai danni di sostenitori di Anonymous sono infatti avvenuti nei Paesi Bassi e hanno dato il la alle investigazioni inglesi contro le quali si è scagliata l’organizzazione di hacker.
HACKER IN CARCERE. Stando alla legislazione codificata nel 1990 dal Computer misuse act britannico, gli attivisti hacker arrestati nel Regno Unito rischiano sino a 10 anni di carcere e sanzioni pari a cinquemila sterline.
In nome della libertà di azione e di parola, l’ultimo fronte del conflitto sotterraneo in corso fra le intelligence di tutto il mondo e la galassia degli hacker idealisti riunita attorno ad Anonymous è stato aperto il 26 gennaio.
In un video pubblicato su YouTube l’organizzazione senza volto ha invitato i propri sostenitori a compiere azioni informatiche a sostegno dei manifestanti in Egitto e contro il governo Mubarak colpevole di avere oscurato la Rete per tagliare le radici della protesta di piazza. Chissà che nel frattempo migliaia di baffi e pizzetti di Guy Fawkes non invadano anche le piazze del Cairo.