Carlo Panella

Haftar ha bruciato la sua leadership nazionale

Haftar ha bruciato la sua leadership nazionale

Anche se riuscirà a contenere la controffensiva di al Serraj è certo che il generale non verrà più considerato – a ragione – un interlocutore politico per il futuro della Libia.

18 Aprile 2019 12.37

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Il generale Khalifa Haftar ha perso rovinosamente sul piano politico la sua tronfia «conquista di Tripoli» e non è escluso che nei prossimi giorni la perda quindi anche militarmente, costretto se gli va bene ad attestare le sue milizie alla estrema periferia sud della capitale libica, se gli va male obbligato a una rovinosa ritirata.

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Il fallimento di Haftar – che è il tipico generale farlocco stipendiato negli Usa, non si è mai capito perché, dalla Cia – non stupisce per una ragione molto semplice: non ha mai vinto una battaglia, le ha perse tutte – e male, malissimo – e se ha conquistato Bengasi e Derna lo deve solo al massiccio intervento della aviazione degli Emirati Arabi Uniti – che ovviamente non può bombardare le milizie che difendono Tripoli – e all’aiuto determinante dei commandos francesi (che ovviamente non possono essere impiegati ora in prima linea).

I PIANI DI GUERRA DI HAFTAR SONO FALLITI MISERAMENTE

Come sempre, una sconfitta politica prepara quella militare; la prima si è concretizzata all’indomani del lancio della sua avanzata, il 5 aprile, quando la sua quinta colonna di Tripoli si è rivelata fallace e debolissima. Il piano militare del leader della Cirenaica era infatti banale: sommare alla penetrazione dei suoi soldati provenienti da Sud e da Est, l’intervento dirompente nel centro della capitale delle truppe di Tarhuna – chiamata Kaniat, dal nome dei fratelli suoi leader – che proprio in quei giorni ha defezionato dalla lealtà al governo Serraj e ha cambiato campo.

Tutte le milizie che controllano Tripoli e la costa orientale hanno abbandonato le loro posizioni critiche nei confronti di Serraj, si sono compattati e si sono gettati all’offensiva contro Haftar

Questa milizia Tarhuna doveva servire nei piani di Haftar (e dell’Egitto e dell’Arabia Saudita) da catalizzatore per attirare quella parte delle forze armate di Misurata e di Salah Badi, che dovevano affiancarla ma non l’hanno fatto. Anzi, il risultato è stato nettamente opposto alle attese: tutti i soldati che controllano Tripoli e la costa orientale hanno abbandonato le loro posizioni critiche nei confronti di Serraj, si sono compattati e si sono gettati all’offensiva contro Haftar, costretto peraltro a rifornire i suoi combattenti attraverso una linea logistica lunga più di mille chilometri. Passate due settimane dalla operazione per «conquistare Tripoli» le milizie di Haftar si trovano ora palesemente in difficoltà, tanto che mercoledì 17 aprile hanno perso il controllo del borgo di Sa'dia, a Sud-Ovest della capitale e sugli altri quadranti non se la passano meglio.

HAFTAR HA DILAPIDATO IL SUO PESO POLITICO PERSONALE

Ma Haftar ha fatto peggio di non vincere: ha rovinosamente dilapidato in questa avventura tutto il suo peso politico personale. Accusato di golpismo dall’inviato dell’Onu Salamé e “coperto” apertamente solo dal suo padrino egiziano Fatah al Sissi, anche se riuscirà a contenere la controffensiva di al Serraj – e non è detto – è certo che non verrà più considerato – a ragione – un interlocutore politico per il futuro. Il suo obiettivo strategico di venire nominato capo delle forze armate di tutta la Libia e quindi di vincere da questa posizione le elezioni politiche è miseramente – e anche un po’ ridicolmente – naufragato in questa maldestra offensiva.

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D’ora in poi Haftar può sperare solo di essere considerato un più o meno potente “signore della guerra” e leader militare della Cirenaica. Non di più. Serraj e la comunità internazionale potranno trattare con lui una tregua e altri accordi. Ma chi ha annunciato di voler «conquistare in 48 ore» il controllo dei ministeri di Tripoli e poi si è ritrovato a combattere – e a perdere – nella sua estrema periferia ha dimostrato di essere poco più che un avventurista. Anche un tragico buffone.

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