Haiti, la rivolta nel fuoco

Redazione
08/12/2010

di Milena Nebbia Proteste furiose, spari, incendi e sassaiole hanno accompagnato nella capitale haitiana Port-au-Prince la diffusione dei risultati preliminari...

di Milena Nebbia

Proteste furiose, spari, incendi e sassaiole hanno accompagnato nella capitale haitiana Port-au-Prince la diffusione dei risultati preliminari del primo round delle elezioni (leggi l’articolo) resi noti nella notte del 7 dicembre dal comitato elettorale provvisiorio (Pec) (leggi la cronaca della giornata). Negli scontri a Las Cayes, città nel sud dell’isola, un uomo è rimasto ucciso, mentre alcune decine di persone sono state ferite.
A scatenarsi sono stati i sostenitori dei candidati esclusi dal ballottaggio finale del 16 gennaio, che vedrà di fronte l’ex first lady Mirlande Manigat (leggi) e il pupillo del presidente uscente, René Préval, Jude Celestin. In particolare, ad alimentare i disordini, sono stati i giovani che sostenevano il popolare cantante di kompa Michel “Sweet Micky” Martelly che si è piazzato terzo, non riuscendo per 6 mila voti a rientrare nel ballottaggio.
I manifestanti hanno costruito barricate nel quartiere di Petionville, hanno preso a sassate il palazzo presidenziale urlando slogan contro Préval. «Se non ci danno Manigat e Martelly al ballottaggio», ha dichiarato al Miami Herald un manifestante, Erick Jean, «a Haiti sarà la guerra: siamo ancora sotto le tende e Celestin sperpera tutto in manifesti elettorali».

Gli Usa esprimono dubbi sulla correttezza del voto

I risultati preliminari, ha reso noto l’agenzia Reuters, sono stati annunciati dal portavoce del Cep, Richard Dumel Thibault, sulla base di poco più di 1 milione di voti contati su un totale di 4,7 milioni di elettori registrati. La Manigat avrebbe ottenuto, rispettando i pronostici, il 31,37% dei voti, mentre Celestin il 22,48% e Martelly il 21,84. 
L’ambasciata americana a Haiti ha rilasciato una dichiarazione sollevando dubbi circa i risultati annunciati suggerendo che potrebbero non essere coerenti con la «reale volontà del popolo haitiano».
Ci sarebbero, tra l’altro, forti incoerenze tra i risultati ufficiali e quelli riportati da un gruppo locale di monitoraggio finanziato dall’Unione europea. Com’è noto, già nel corso del voto del 28 novembre erano state rilevati dagli osservatori elettorali numerosissimi casi di brogli e irregolarità.
Migliaia di haitiani erano privi di documenti di identità andati persi durante il terremoto, in altri casi si sono recati alle urne persone con documenti di cittadini ufficialmente morti, molti anche i casi di intimidazioni e violenze che hanno scoraggiato i più dal recarsi alle urne.

Spunta l’ipotesi di un ballottaggio a tre

Il Segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon ha dichiarato che i problemi legati alla validità delle elezioni sono più gravi di quanto apparso in un primo momento, mentre il capo della missione di osservazione dell’Organizzazione degli Stati Americani (Oas) e della Comunità dei Caraibi, Colin Granderson, ha annunciato all’Associated Press che i funzionari potrebbero valutare l’ipotesi di un terzo candidato al ballottaggio.
Martelly ha però fatto subito sapere che non avrebbe accettato una sfida in cui fosse presente anche Jude Celestin. A ogni modo i candidati avrenno 72 ore di tempo per fare appello circa i risultati e quelli definitivi dovrebbero essere resi noti il 20 dicembre.
Anche se la data deve ancora essere confermata dalle autorità elettorali, il successore di Préval prenderà ufficialmente le sue funzioni il 7 febbraio.