Chi sono gli Hatari, band islandese in finale all'Eurovision 2019

Chi sono gli Hatari, band islandese in finale all’Eurovision 2019

Anti-capitalisti, critici nei confronti dell'Europa, amanti del sadomaso. Il profilo del gruppo composto da figli di pezzi grossi del Paese. 

18 Maggio 2019 18.30

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«Fredda rosa, isola segreta/Che fosti la memoria di Germania/E salvasti per noi/La sua spenta, sepolta mitologia», recita una famosa poesia di Jorge Luis Borges che studiava la lingua e la letteratura islandesi nei fine settimana, e che era affascinato dall’isola proprio perché il suo «destino» gli sembrava «più simile ai sogni», appunto come uno dei suoi racconti: «Nel XIII secolo, gli islandesi scoprirono il romanzo, l’arte di Cervantes e di Flaubert, e quella scoperta è tanto segreta e tanto sterile per il resto del mondo quanto la loro scoperta dell’America». In tempi più recenti l’Islanda è stata anche la terra di una musicista pop d’avanguardia come Björk, e di una delle crisi economiche che più hanno scosso il mito delle magnifiche sorti e progressive del capitalismo finanziario. Destino scandinavo, musica pop d’avanguardia e risentimento anti-capitalista sembrano appunto i tre ingredienti dello strano frullato che ha portato a furoreggiare all’Eurovision Song Contest la band islandese degli Hatari.

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Basta qualche minima nozione di germanistica comparata per decifrare in Hatari l’equivalente dell’inglese Hater, odiatori, come quelli che putroppo spopolano sul web. Oltre che per il loro nome gli Hatari hanno però voluto usare l’islandese anche per il testo della loro canzone Hatrið mun sigra, e qui la decifrazione si fa un po’ più complicata.

UNA FILIPPICA CONTRO IL CAPITALISMO E L'EUROPA

Comunque nell’epoca di Internet anche le traduzioni sono immediate, e così tuttti hanno capito che si tratta di una veemente filippica contro il capitalismo e l’Europa. «I bagordi erano fuori controllo/ l’hangover è senza fine/ la vita è senza senso/ il vuoto conquisterà tutti noi/ l’odio avrà la meglio/ la felicità finirà/ perché si tratta di un’illusione/ una speranza maligna/ tutto quello che ho visto/ le lacrime scorrono giù/ tutto quello che ho dato/ una volta ho dato/ l’ho dato tutto a te/ delusioni multilaterali/ punizioni unilaterali/ poveri sciocchi creduloni/ la fuga finirà/ il vuoto ci conquisterà tutti/ l’odio avrà la meglio/ l’Europa andrà in frantumi/ una rete di bugie/ si ergerà dalle ceneri/ uniti in una cosa sola».

UNA BAND RIBELLE COMPOSTA DA FIGLI DI PAPÀ

Va detto che in realtà l’Islanda in Europa non ci sta. Anche la loro proclamazione di essere «un complesso artistico techno Bdsm contro il capitalismo» e «tecno-distopici» va contemperata con il fatto che i membri della band sono tutti figli di pezzi grossi: il padre del batterista Einar Hrafn Stefansson, in particolare, è ambasciatore islandese a Londra; quello di Matthías Tryggvi Haraldsson un uomo di spicco all’interno degli Affari esteri; quello di Haraldur Flosi Tryggvason è titolare di un prestigioso studio legale. Comunque dopo aver annunciato a dicembre che il loro secondo disco appena uscito era anche l’ultimo «in seguito al fallimento della loro missione contro il capitalismo» sono invece andati avanti. Anzi, hanno partecipato alla competizione per selezionare il partecipante islandese all’Eurovision Song Contest, e l’hanno anche vinta, anche se sostengono che si tratta solo di una «esibizione speciale per mandare l’Europa in frantumi». Tra l’altro vanno a Tel Aviv dopo un'altra dichiarazione pesante: hanno accusato lo Stato israeliano di occupazione illegale

PUNK DALLO STILE SADOMASO

Nati nel 2015, il loro genere è comunque variamente definito come Techno, Digital hardcore, Ebm e Crust punk. Si vestono in stile sadomaso con latex, cinghie e borchie, gridano e portano lenti a contatto che rendono le loro iridi bianche in stile rettile. A Tel Aviv hanno illuminato il palco di rosso sangue, con uno sfondo di catene e una palla da demolizione. Insomma: una via di mezzo tra un incubo anti-capitalista e quella mitologia del “crepuscolo degli Dei” che i loro avi vichinghi avevano portato dalla Norvegia, e che comunque ha fatto impazzire il pubblico. Tanto che si sono guadagnati un posto in finale.

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