Heinsberg, la città-laboratorio da cui dipende la ripartenza tedesca

Stefano Grazioli
09/04/2020

Il centro nel Nordreno Vestfalia sta alla Germania come Codogno all'Italia. Ora è al centro degli studi dei virologi sul Covid-19. Anche dai risultati che otterranno, Berlino deciderà come e quando ripartire. Forse, contagi permettendo, già all'inizio di maggio.

Heinsberg, la città-laboratorio da cui dipende la ripartenza tedesca

da Bonn

Heinsberg, in Nordreno Vestfalia, sta alla Germania più o meno come Codogno, in Lombardia, sta all’Italia. È qui che vi è stato il primo vero focolaio tedesco di Covid-19.

In questo paese di 40 mila abitanti distante un centinaio di km da Colonia, alla fine di febbraio si è propagato per la prima volta in maniera virulenta il coronavirus che ha fatto registrare i primi casi ufficiali e i primi morti all’inizio di marzo.

Già alla fine di gennaio però in Baviera erano spuntati un paio di casi, subito isolati, legati a un’azienda con contatti in Cina. Un mese dopo i numeri dicono in ogni caso che a Heinsberg i contagiati sono stati circa 1.500, i morti 46 e le persone guarite quasi 900.

LA GERMANIA SI PREPARA ALLA FASE CRITICA

In tutta la Germania (dati 8 aprile) i casi hanno sfondato quota 100 mila e i morti sono quasi 2.000. Numeri circoscritti, rispetto a quelli dei grandi Paesi europei e dell’Italia soprattutto. In Nordreno Vestfalia, il Land più popoloso con i suoi 18 milioni di abitanti, i casi sono oltre 20 mila e i morti circa 350. I virologi del Robert Koch Institut (Rki) non smettono di ripetere che la pandemia deve ancora raggiungere in Germania la sua fase più critica e non è il caso certo di abbassare la guardia.

LEGGI ANCHE: I punti deboli degli altri Paesi Ue nell’emergenza coronavirus

Heinsberg è stato solo uno dei focolai dell’epidemia in Germania – visto che in contemporanea il virus si è allargato in altre regioni, non in maniera uniforme, importato da vari canali, da quelli italiani a quelli austriaci – ed è diventato oggi una specie di laboratorio a cielo aperto, dove gli specialisti stanno indagando sulle origini e sulla diffusione del Covid-19 ma soprattutto cercano un modo per combatterlo efficacemente su tutto il territorio nazionale.

Il distretto di Heinsberg può essere considerato la Codogno tedesca (Getty Images).

L’INDIVIDUAZIONE DEL PAZIENTE 0

Heinsberg è dal 28 febbraio in sostanziale lockdown, asili e scuole sono stati subito chiusi, negozi e ristoranti altrettanto, esattamente come gli uffici pubblici e le 400 persone che avevano preso parte a una festa di carnevale e che erano entrate in contatto con un uomo di 47 anni considerato il paziente 0 erano state subito messe in quarantena con le loro famiglie. La cittadina è stata praticamente isolata, anche se non tutto è filato liscio, se è vero che a causa della penuria di materiale sanitario è dovuta intervenire anche la Bundeswehr. Non solo: un assessore comunale il 23 marzo ha scritto una lettera aperta alla Cina per chiedere rifornimenti di mascherine che sono comunque arrivati il 3 aprile attraverso la protezione civile tedesca.

LO STUDIO A TAPPETO SULLA POPOLAZIONE

In questi giorni tutta la Germania guarda a Heinsberg perché è qui che uno dei virologi più illustri della Repubblica federale, Henrick Streek, ha iniziato uno studio i cui risultati potrebbero essere decisivi anche per la gestione della strategia della Coronexit, pianificata – non ancora ufficialmente – in maniera guaduale già dall’inizio di maggio. Professore all’università di Bonn, 42 anni, Streek è con Christian Drosten e Lothar Wieler, che per il Rki affiancano il governo di Angela Merkel nell’emergenza pandemia, un luminare e dalla scorsa settimana ha praticamente trasferito il suo ufficio nella cittadina dove coordina il progetto avviato dalla clinica unversitaria di Bonn.

Il comune di Gangelt, uno dei più colpiti dall’epidemia (Getty Images).

Fino a dopo Pasqua, quando dovrebbero essere resi noti i primi risultati, Streek e il suo team di 60 persone sono al lavoro per raccogliere dati da un campione rappresentativo di 1000 persone del comune di Gangelt (12 mila persone, adiacente alla cittadina di Heinsberg: tamponi, esami del sangue, informazioni su stato di salute e malattie pregresse, alimentazione, spostamenti e ogni dettaglio che possa essere utile a identificare il vero paziente 0 e ricostruire la catena del contagio, passata per la famosa festa di carnevale il 15 febbraio avvenuta proprio in un locale di Gangelt.

BERLINO IPOTIZZA UNA RIPARTENZA PER I PRIMI DI MAGGIO

Fra una settimana, passate le festività con le misure restrittive ancora in vigore, non si avranno solo i primi risultati dello studio di Streek e le possibili proiezioni per la Germania, ma ci sarà soprattutto un nuovo incontro fra Merkel e i governatori regionali per fare il punto della situazione e riflettere sulle modalità di ripresa. Per ora nessuno gioca alla scoperto e le voci più ascoltate dalla politica sono ancora quelle dei virologi che suggeriscono di non abbassare assolutamente la guardia.

LEGGI ANCHE: Attenzione, col Mes ci si lega mani e piedi a Berlino

D’altra parte l’economia scalpita e se i numeri lo consentiranno, se cioè le prossime due-tre settimane non vedranno un aumento esponenziale dei contagiati e delle vittime e non ci sarà l’emergenza sanitaria tanto temuta con gli ospedali vicino al collasso (al momento una situazione lontana dalla realtà), è possibile che per i primi di maggio qualcosa possa ripartire. Chi e come è ancora tutto da definire, ma il governo e i ministri-presidenti delle regioni stanno approntando la scaletta per la ripartenza. L’esempio è quello dell’Austria, dove il cancelliere Sebastian Kurz ha già annunciato un allentamento delle maglie e abbozzato il calendario per la lenta normalizzazione.