Holbrooke: «Il ritiro delle truppe nel 2014»

Redazione
18/10/2010

Niente ritiro per le truppe americane in Afghanistan nel 2011. È quanto ha dichiarato il 17 ottobre Richard Holbrooke, inviato...

Holbrooke: «Il ritiro delle truppe nel 2014»

Niente ritiro per le truppe americane in Afghanistan nel 2011. È quanto ha dichiarato il 17 ottobre Richard Holbrooke, inviato speciale del presidente americano Barack Obama per l’Af-Pak (Afghanistan e Pakistan), a Roma per partecipare alla prima conferenza a porte chiuse dei suoi omologhi di 45 Paesi, il 18 ottobre.
Durante un collegamento con il programma In mezz’ora di Rai3,condotto da Lucia Annunziata, l’inviato statunitense ha precisato: «Nel 2011 non ci sarà nessun ritiro. In questi giorni ci sono stati un po’ di fraintendimenti. Nel luglio del 2011 inizierà una riduzione molto graduale delle forze di combattimento americane in Afghanistan, come annunciato da Obama alla fine del 2009», ha chiarito Holbrooke. Che ha poi aggiunto: «Del resto, lo stesso Karzai disse nel novembre dell’anno scorso che il Paese nel giro di tre o cinque anni sarebbe stato in grado di garantire la propria sicurezza. Il premier britannico Cameron ha annunciato che le truppe britanniche lasceranno entro il 2014-2015. Si deciderà tutto nel vertice Nato di Lisbona a metà novembre: in quell’occasione parleremo di una serie di cose, e certo la data del 2014 sarà molto importante. Ma anche dopo il 2014, dovremo garantire un impegno continuo nello sviluppo economico e sociale dell’Afghanistan».
Il diplomatico Usa ha anche ricordato la necessità di «restare in Afghanistan per addestrare l’esercito e la polizia», come avviene già oggi. A questo proposito, ha voluto sottolineare il valore dei Carabinieri: «Il miglior personale di addestramento è italiano».

L’impegno italiano contro un nemico comune

Holbrooke ha ricordato l’impegno italiano a Herat e il fatto che Italia e Stati Uniti combattano insieme in Afghanistan per «una causa e un nemico comune»: davanti al terrorismo, infatti, «Roma e Milano sono vulnerabili quanto New York e Washington».
Molto è cambiato dai tempi dell’amministrazione di George W. Bush, ha riferito il rappresentante americano: «Questa è guerra al terrorismo, non una guerra all’Islam». A dimostrazione di ciò, il 18 ottobre alla riunione degli alti rappresentanti per la regione sono stati convocati anche il rappresentante iraniano, quello saudita, quello egiziano e quello malesiano.
Rispondendo a una domanda di Lucia Annunziata sulla natura della missione in Afghanistan, di peace keeping oppure a tutti gli effetti di guerra, Holbrooke ha detto: «I taleban attaccano la Nato e noi ci dobbiamo difendere. Anche gli italiani si devono difendere, ma lascio agli italiani discutere di questo punto».
A proposito di capacità di difesa, il governo afghano ha già bocciato l’idea di dotare di bombe gli aerei italiani con un comunicato del ministro della Difesa di Kabul che ha espresso «un no categorico».

Confermate trattative con talebani moderati

All’incontro del 18 ottobre è stata prevista anche la partecipazione del generale David Paetreus, comandante della missione internazionale.
Petraeus ha confermato colloqui in corso tra il governo Karzai e leader talebani della fazione “moderata” di Quetta per una «riconciliazione nazionale», ricordando però che la pre-condizione è che essi accettino di deporre le armi, tagliare i legami con Al Qaeda e riconoscere la costituzione afghana (leggi anche l’articolo sul retroscena delle trattative).
Il generale ha avuto una riunione con Richard Holbrooke il 17 ottobre, mentre un incontro bilaterale con il ministro italiano della Difesa Ignazio La Russa si è tenuto il 16 ottobre. Nell’agenda del comandante Petraeus, che ha già ottenuto dall’Italia che i militari nella missione Isaf salgano a 4 mila, un colloquio con il titolare della Farnesina Franco Frattini il 18 ottobre.