Nuove proteste all’aeroporto di Hong Kong: bloccati i gate

La governatrice dice che si è arrivati ad «una situazione pericolosa» e che la violenza durante la protesta può portare ad «un punto di non ritorno». Già 700 gli arresti dall'inizio delle proteste. Intanto l'Onu ha chiesto un'indagine imparziale sulle azioni della polizia.

13 Agosto 2019 09.46
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Resta alta la tensione ad Hong Kong. Il 13 agosto ha riaperto l’aeroporto dopo l’occupazione del terminal principale da parte di circa 5mila manifestanti in protesta contro il governo locale e la Cina. Ma il giorno dopo centinaia di attivisti a favore della democrazia stanno manifestando di nuovo.

IL RITORNO DEGLI ATTIVISTI E IL BLOCCO DEI TERMINAL E CHECK IN

Le registrazioni dei passeggeri sono ricominciate dall’alba mentre diverse centinaia di manifestanti sono tornati al terminal dell’ottavo aeroporto mondiale, per una nuova mobilitazione. I manifestanti vestiti di nero, hanno scandito lo slogan «Rise Hong Kong, stand up for freedom» mentre i passeggeri si affrettavano a prendere i loro voli, che attendevano dal giorno prima. In diverse sezioni dell’hub, i manifestanti hanno bloccato i passeggeri già ai gate di partenza. In entrambi i terminal sono stati bloccati i percorsi verso i gate di partenza, anche se diverse decine di passeggeri sono riusciti a passare.  Le autorità dell’aeroporto di Hong Kong hanno sospeso tutte le procedure di check-in, ma i voli hanno continuato ad atterrare e decollare. «Le operazioni ai terminal dell’aeroporto internazionale di Hong Kong sono state interrotte a causa della protesta», ha spiegato una nota.

VIOLENTI SCONTRI CON LA POLIZIA

Come ha scritto la Cnn la polizia ha inviato rinforzi. Almeno cinque furgoni della polizia sono arrivati all’aeroporto. I manifestanti hanno allestito barricate e poco dopo sono scoppiati violenti scontri. Gli agenti in assetto anti-sommossa stanno tentando di superare le barricate realizzate dai partecipanti al sit-in per bloccare l’ingresso in aeroporto alle forze di sicurezza. I manifestanti hanno bloccato i poliziotti, lanciando oggetti, e gli agenti hanno utilizzato spray al peperoncino. In serata però la polizia si è ritirata.

REPORTER CINESE BLOCCATO DAI MANIFESTANTI

Nel corso dell’occupazione i manifestanti hanno bloccato, legato e picchiato un uomo, accusato di essere un poliziotto infiltrato tra i partecipanti alla protesta. La polizia ha parlato di un “visitatore” bloccato dai manifestanti, e ha riferito che l’uomo ha bisogno di immediata assistenza medica. Successivamente, l’uomo è stato assistito ed è stato portato in ospedale. In serata, come scrive la Cnn, si è scoperto che l’uomo è un giornalista cinese del tabloid statale di Pechino Global Times. A riferirlo è lo stesso caporedattore del quotidiano cinese. «Fu Guohao è stato sequestrato dai manifestanti all’aeroporto di Hong Kong. Affermo che l’uomo legato in questo video è il giornalista. Non ha altro compito se non quello di riportare notizie. Chiedo ai manifestanti di rilasciarlo», ha scritto su Twitter Hu Xijin, caporedattore delle edizioni cinese e inglese del Global Times. Il canale televisivo di Hong Kong iCable ha riferito che l’uomo indossava un giubbotto giallo ad alta visibilità e che i manifestanti chiedevano di vedere il suo documento identificativo da giornalista, mentre gli urlavano «gangster».

LAM: «SITUAZIONE PERICOLOSA, VICINO AL PUNTO DI NON RITORNO»

La leader della città di Hong Kong, Carrie Lam, la mattina del 13 agosto ha messo in guardia i manifestanti, in un appello accorato ad evitare l’«abisso». In una conferenza stampa dai toni accessi ed emotivi Lam ha sottolineato come si sia arrivati ad «una situazione pericolosa», si legge sul sito della Bbc, e che la violenza durante la protesta può portare ad «un punto di non ritorno». La Cina ha definito le proteste «atti di terrorismo».

GIÀ 700 ARRESTI DALL’INIZIO DELLE PROTESTE

Quasi 700 persone sono state arrestate a Hong Kong dal 9 giugno, quando sono iniziate le proteste contro le autorità locali e il governo cinese. Lo rende noto la polizia, come riporta la Cnn. I manifestanti sono stati arrestati per reati tra cui «aver preso parte a una rivolta», assemblea illegale, aggressione di agenti di polizia, resistenza all’arresto e possesso di armi offensive. Se giudicati colpevoli, rischiano fino a 10 anni di prigione. La persona più giovane tra gli accusati è una ragazza di 16 anni.

TRUMP: LA CINA SPOSTA LE TRUPPE VERSO HONG KONG

La situazione a Hong Kong è «difficile», si «risolverà», ha detto il presidente Donald Trump. «La Cina», ha poi aggiunto con un tweet, «sta spostando truppe al confine con Hong Kong. «La nostra intelligence ci ha informato che il governo cinese sta spostando truppe al confine con Hong Kong. Tutti stiano calmi e al sicuro». «Molti», ha poi aggiunto in un altro cinguettio, «stanno dando la colpa a me e agli Stati Uniti per i problemi in corso a Hong Kong. Non riesco a immaginare il perché».

LE NAZIONI UNITE CHIEDONO UN’INDAGINE IMPARZIALE

Intanto le Nazioni unite hanno espresso preoccupazioni per la forza usata contro i manifestanti e hanno chiesto un’indagine imparziale. L’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet chiede «un’indagine tempestiva, indipendente e imparziale» sul presunto uso di forza eccessiva da parte della polizia, ha detto il portavoce Rupert Colville ai giornalisti a Ginevra.

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