Hotel House di Porto Recanati, un inferno tra disperazione e orrore

Massimo Del Papa
29/03/2018

Da un buco dietro il casermone emergono ossa umane. Di diversi corpi e altrettanti cold case. Qui dove l'integrazione è fallita. In un luogo popolato da immigrati, faide e regolamenti di conti. Il reportage.

Hotel House di Porto Recanati, un inferno tra disperazione e orrore

Dove potevano sgorgare ossa umane se non qui, da un buco dell'inferno dietro l'Hotel House a Porto Recanati, uno di quei falansteri della disperazione che solo a vederli ti rimangono in gola tutti i bei discorsi sull'integrazione? Ossa umane, proprio così, scaricate giù in un pozzo, e ossa ragazzine: secondo i primi riscontri sembrano appartenere a una 15enne bengalese scomparsa otto anni prima: quello di Cameyi Mosammet era rimasto un cold case, un caso senza soluzione e senza giustizia.

ANIME SBANDATE SVANITE NEL NULLA. Una delle tante anime sbandate, che un bel giorno scompaiono nel nulla; le ultime tracce di lei sono tracce fantasma, fu segnalata il 29 maggio del 2010 proprio all'Hotel House insieme a un 20enne, Monir Kazi, che di conseguenza si ritrovò indagato per sequestro di persona, accusa rimasta senza seguito. Lei viveva ad Ancona, a una ventina di chilometri, con la famiglia. Ma aveva seguito un ragazzo più adulto di lei fino al falansterio per il quale una volta entrati si perde ogni speranza. Qui il suo cellulare diede segni di vita per l'ultima volta, e come ultima cosa di lei.

UN PEZZO DI TERRACCIA MALEDETTA. Ora sono affiorate ossa da un pozzo, e quasi certamente sono le sue. Si tratta di 30 frammenti, assieme a lacerti di indumenti, una scarpa, oltre a diversi effetti personali. Tutto sgorgato da un pezzo di terraccia maledetta, ridotto a una discarica, vicino a una casa colonica dietro al falansterio infame.

Sono 30 pezzi d'ossa, ma non tutti corrispondono. Alcuni appartengono per forza a un altro corpo almeno. Un altro cadavere. Forse più cadaveri. Tutti giovani, adolescenti o giù di lì. Una atroce discarica umana, questo è il sospetto, che si fa più bruciante di ora in ora: le ricerce sono in corso, i ritrovamenti si accumulano e si mettono a fuoco mano a mano che si procede a scavare nel pozzo. Non sono civiltà a essere sepolte, ma il contrario, rifiuti di una civiltà, qualcosa che ancora non si capisce, ma fa spavento anche solo a immaginarla: come direbbe Tom Waits, qualsiasi cosa puoi pensarne, è vera.

OSSA AVVOLTE IN BRANDELLI DI STOFFA. È stato un cane dell'antidroga della Finanza di Civitanova – perché all'Hotel House la droga scorre, naturalmente, più dell'aria e dell'acqua, e intossica tutto – a percepire un osso come piantato nella terra, avvolto in brandelli di stoffa indistinguibili, probabilmente quel che rimane di un paio di pantaloni. E l'osso era un femore.

RINVENUTE 30 SCHEGGIE, TUTTE UMANE. Gli scavi, alla presenza del pm di turno, il sostituto procuratore Rosanna Buccini, sono partiti subito, presenti anche i medici legali, e sottoterra, sotto il terreno acido, inzuppati nell'acqua stagna, gli scavi liberavano una trentina di schegge, tutte umane: un pezzetto di cranio, frantumi di vertebre lombari e cervicali, frammenti di costole, due segmenti di ossa pelviche.

La presenza di un foulard e di uno straccio di maglietta con due labbra che baciano, una sneaker bianca, un fermaglio per capelli e una collanina da due soldi, le povere cose che i poveri usano per rendere più patetica la loro vitalità disperata, confermano la sussistenza di una donna, giovane, giovanissima; e non ci vuole molto agli inquirenti per ipotizzare in quei segnali macabri la voce della scomparsa Cameyi che chiama ancora. Cameyi, che ancora affiora da un video col ragazzo su Myspace, piattaforma nel frattempo caduta nell'oblio, superata da altre fiere della vanità virtuale.

POZZO CHE SERVIVA DA PORTA DELL'INFERNO. Ma si continuava a scavare, e dal pozzo, verso sera, usciva altro orrore: un omero estraneo agli altri frammenti, pezzetti di ulna riferibili allo stesso avambraccio. Di chi sono? Di quanti sono? Le indagini sono condotte dalla Squadra mobile e dalla guardia di finanza di Civitanova e il sospetto è tremendo: che quel pozzo servisse come porta dell'inferno, i rifiuti esistenziali dell'Hotel House che finivano lì.

BALCONI TETRI E SELVA OSCURA DI ANTENNE. E lo puoi vedere, lo puoi osservare passando lungo la Statale il Falansterio, il termitaio spaventoso, pieno di balconi tetri e di una selva oscura di antenne paraboliche. Eccolo lì l'incubo immane, i due ciclopi che si fronteggiano e ingurgitano e vomitano in continuazione umanità giocata a dadi. Qui si uccide e si muore per tutto e per niente, qui la disperazione non ha tempo né colore; è senza età.

Uno dei demiurghi brutti dentro, che immaginano e costruiscono soluzioni orripilanti, quanto durerebbe in questo inferno che egli stesso ha creato?

Guardala qua l'integrazione: sarebbe da dirlo a chi ha consentito questo scempio, questa metastasi che resiste a se stessa. Sarebbe da portarcelo nelle viscere dei ciclopi: ti do un'ora, un'ora al massimo, se esci vivo possiamo discutere di cosa hai fatto. Ma uno di questi demiurghi brutti dentro, che immaginano e costruiscono soluzioni orripilanti, quanto durerebbe nell'inferno che egli stesso ha creato? Quanto un demagogo?

IL MACHETE QUA È L'ARMA PREFERITA. Qui uno qualunque non dura il tempo di negoziare e neppure di rimpiangere l'Overlook Hotel, che in confronto all'Hotel House è un centro benessere: in meno di un brivido gli staccherebbero la testa col machete, l'arma preferita tra questi pianerottoli che si arrampicano fino al cielo per precipitarne meglio. E siccome anche i disgraziati hanno diritto di sognare, giustamente escono, si allungano fino al centro del paese marinaro e li vedi che ti guatano, in caffetano, palandrana, canottiera, stracci fra i più improbabili, infradito anche d'inverno ma sempre gli stessi occhi, come di fiere, pieni di paura e di violenza.

FARCITURA DI UMANITÀ FEROCE. Guardala qua l'integrazione. Si sparpaglia e si schiude nel bel mezzo del viale residenziale di Porto Recanati, villette da sogno, un quartiere di lusso, boutique e terrazze romane, locali e pizzerie, tutto che d'estate si accende, il contrasto col Falansterio farcito di umanità feroce e sconfitta è stridente, stordisce. Impietosisce, anche, ma mette spavento.

Quanti sono i Porto Recanati coi loro Hotel House? Ce n'è un altro a 20 minuti di macchina, verso Sud, si chiama Lido 3 Archi, è un quartiere litoraneo fermano, frutto di una speculazione fallita nei primi Anni 80. Qui i palazzoni sono tanti, sono rimasti in parte incompiuti per quasi tre decenni, poi li hanno finiti e anche quelli si sono riempiti della risacca di varia umanità disumana, dove i disperati del mondo si stringono in una convivenza obbligata e impossibile, tutti contro tutti, etnia contro etnia.

UNA VOLTA C'ERANO PURE I VECCHI BOSS. C'erano anche i vecchi boss di seconda fila del Mezzogiorno italiano, ma stanno scomparendo, travolti dall'anagrafe e da una immigrazione peggio che selvaggia. Negli Anni 90 in uno dei tanti monolocali adibiti a prostituzione si poteva trovare, seduto in poltrona, il cadavere di un femminiello napoletano crivellato da 100 colpi di punteruolo. Oppure in terra il sangue fresco di un altro morto in pochi minuti, l'arteria femorale recisa dagli spuntoni di una porta a vetri frantumata in una rissa.

IL NONLUOGO DOVE TUTTO È ABORTITO. Da sempre le cronache di ogni notte rigurgitano faide, regolamenti di conti, lampi azzurri di polizia nell'oscurità che qui è più fonda; dai citofoni sono spariti anche i nomi, così gli sbirri hanno vita più difficile. Usa molto scaraventare qualcuno dal balcone, è successo ancora di recente. Ma niente paura, stanno arrivando 8 milioni freschi per consentire l'ennesimo rilancio. Qui, in un nonluogo dove tutto è sempre abortito a cominciare dalle promesse. Ogni tanto qualcuno, magari una ragazzina, sparisce dal mondo e finisce in questi vortici d'inferno. Poi, otto anni dopo, ritorna con le sue ossa a chiedere, se non giustizia, almeno una sepoltura da essere umano.

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