Marco Lupis

Quegli incontri segreti di Huawei sul sistema operativo

Quegli incontri segreti di Huawei sul sistema operativo

Nel 2012 al confine con Hong Kong il colosso cinese lavorava allo sviluppo di un software di proprietà. Ora sono emersi i contenuti. Già all'epoca gli Usa preoccupavano l'azienda. La storia.

11 Giugno 2019 20.34

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Estate 2012. In una lussuosa villa sulle rive di un lago a poca distanza dalla città di Shenzen, al confine con Hong Kong, un piccolo gruppo di persone tiene una riunione segreta. L’ordine del giorno: top-secret. Gli argomenti discussi: top-secret. I risultati dell’incontro: top-secret.

SETTE SUPER MANAGER IN UNA VILLA SUL LAGO

Sette anni dopo, i fatti della più recente attualità hanno dato ragione a quel gruppetto di manager decisi a tenere lontano dagli occhi indiscreti dei governi stranieri e dello spionaggio industriale organizzato, i loro piani, messi a punto con larga preveggenza in quella villa sul lago. Ren Zhengfei, fondatore di Huawei, e i sette super manager della Huawei Technologies, discussero per diversi giorni, chiusi in una grande stanza della lussuosa villa.

GIÀ ALLORA GLI STATI UNITI PREOCCUPAVANO

Sulle rive del lago, sempre rigorosamente a porte chiuse e con guardie della sicurezza appostate fuori dalla porta e nei punti strategici dell’edificio, fecero piani, misero a punto strategie, anticiparono in qualche modo il futuro. La loro missione era scambiarsi idee e confrontarsi su come Huawei avrebbe dovuto rispondere al crescente successo del sistema operativo per smartphone Android di Google in tutto il mondo – software che utilizzava sui propri dispositivi. La loro preoccupazione, già allora, era che la dipendenza da Android potesse rendere il colosso cinese vulnerabile ai capricci di Washington, in un futuro vicino o lontano.

UNA GOLA PROFONDA HA TIRATO FUORI I DOCUMENTI

Il gruppo di super dirigenti convenne che Huawei avrebbe dovuto dare il via alla ricerca – segreta – per mettere a punto un sistema operativo proprietario come potenziale alternativa ad Android. Tra i pochi che vi parteciparono, e tra i pochissimi che non vi parteciparono ma che all’interno del colosso cinese delle telecomunicazioni ne erano a conoscenza, questi incontri segreti passarono alla storia con il nome di “i colloqui sulla riva del lago” (lakeside talks) e l’accesso ai documenti relativi all’incontro venne subito secretato. Ma oggi i dettagli di quegli incontri segreti di sette anni fa sono trapelati a Hong Kong grazie a una fonte anonima, la classica “gola profonda”, probabilmente interna alla stessa Huawei, che ha accettato di parlarne, sotto la garanzia dell’anonimato.

VENNE CREATA UNA ZONA PROTETTA

Dopo “i colloqui sulla riva del lago”, venne subito creato un team di manager e di tecnici specializzato nello sviluppo di sistemi operativi, guidato da dirigenti di provata esperienza nel settore tra cui Eric Xu Zhijun, attualmente uno dei tre presidenti a rotazione di Huawei, che iniziò subito a lavorare sul progetto di un sistema operativo proprietario, sempre in condizioni di stretto segreto. All’interno di Huawei venne creata una zona protetta, destinata a ospitare il gruppo di lavoro, con le guardie alla porta. Solo i dipendenti del team avevano accesso all’area riservata, a cui si accedeva con speciali tessere abilitate all’acceso alle zone “di massima sicurezza”. I telefoni cellulari personali non erano ammessi e dovevano essere custoditi in un armadietto esterno.

MILIARDI DI YUAN DI INVESTIMENTI

Dal 2012, quindi, il progetto è diventato una parte importante di Huawei Laboratories, il settore destinato all’innovazione, ricerca e sviluppo tecnologico dell’azienda. Il laboratorio, che comprende studiosi e ricercatori di Huawei, mira a promuovere innovazioni all’avanguardia e può contare su miliardi di yuan di investimenti ogni anno, senza alcun contributo immediato ai profitti della società. La maggior parte dell’output del laboratorio non è di dominio pubblico, compreso appunto il progetto del sistema operativo, la cui esistenza è stata divulgata solo di recente da Huawei.

OGGI HUAWEI SECONDO FORNITORE DI SMARTPHONE

Del resto i tempi sono cambiati, ormai, da quell’estate del 2012, quando soltanto un piccolo gruppo di marchi internazionali dominava il mercato degli smartphone e Huawei aveva meno del 5% del mercato globale. Ora è il secondo fornitore mondiale di smartphone e nel 2018 ha venduto 206 milioni di apparecchi all’estero, secondo gli ultimi dati disponibili.

FINITI NELLA BLACKLIST DI TRUMP

Nel frattempo la questione del nuovo sistema operativo, che Huawei cominciò a sviluppare segretamente già in quella lontana estate del 2012, si è fatto vitale per il colosso cinese, dopo che il governo degli Stati Uniti a metà maggio 2019 ha collocato Huawei e le sue affiliate in una blacklist commerciale che limita la società dall’acquisto di servizi e parti di società statunitensi senza approvazione. Google e Microsoft, ai cui software Android e Windows si affida principalmente Huawei nei suoi smartphone, tablet e laptop, hanno entrambi sospeso la distribuzione per i nuovi dispositivi Huawei, alla quale restano meno di 30 giorni di “aria” prima che entri effettivamente in vigore il blocco imposto dagli Usa. Forse prima di allora tutto si risolverà, in un modo o in un altro, in nome di quella “realpolitik” che – specie in ambito macro-commerciale – finisce per governare le decisioni delle superpotenze in gioco, Washington e Pechino.

THE DONALD NON SOTTOVALUTI L’AVVERSARIO

Ma di certo la divulgazione dei piani segreti portati avanti da Huawei con quasi un decennio di anticipo, dovrebbe far riflettere il presidente Donald Trump sulla statura dell’avversario con il quale si sta confrontando. Per non rischiare di sottovalutarlo.

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