La saga dei Burda, i tedeschi che puntano al Corriere della sera

Crescono i rumor sull'interesse del colosso dei media per il quotidiano di via Solferino. No comment dal quartier generale a Monaco. Storia e patrimonio di un impero ancora in mano alla famiglia.

29 Luglio 2019 07.02
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Da Burda Media non rilasciano dichiarazioni. Lettera43.it ha cercato di contattare l’amministratore delegato Paul-Bernhard Kallen sui rumor crescenti in Italia circa l’interessamento del grande gruppo dell’editoria tedesca al nostro mercato, e nello specifico al primo quotidiano italiano Corriere della sera. Ma dal quartier generale di Monaco chiedono comprensione e fanno gentilmente sapere «di non commentare queste voci». Del «target individuato», in particolare in un’analisi strategica di Kallen su «eventuali opportunità da acquisire», ha scritto per primo Milano Finanza. L’opzione del gioiello di famiglia di Rcs Mediagroup controllato da Urbano Cairo, che dal 2016 ha in mano quasi il 60% del capitale, sarebbe valutata da Burda per quanto «nessuna trattativa, al momento, sia in corso tra le parti». Lo storico quotidiano di via Solferino non è in vendita ma se lo fosse, ha scritto sempre il giornale finanziario, «farebbe gola pure ad Axel Springer». Come già riportato da L43 anche l’altro colosso tedesco dell’editoria, dopo l’opa lanciata a giugno dal fondo Usa Kkr sugli editori della Welt e della Bild, studierebbe di tornare ad allargarsi. Anche in Europa, soprattutto con «l’acquisto di altre società di annunci online».

Hubert Burda Media Corriere Rcs
L’d Paul-Bernhard Kallen e Hubert Burda. GETTY.

RCS A BUON MERCATO E SENZA DEBITI

Nel digitale, secondo le nostre indiscrezioni, in Italia Springer punterebbe gli occhi soprattutto su siti commerciali molto cliccati come Immobiliare.it. Tanta attenzione, non smentita, delle grandi famiglie dell’editoria tedesca per via Solferino sarebbe invece dovuta allo stato di buona salute – in un mercato dell’editoria in generale sofferenza dal 2008 – di Rcs Mediagroup, tornato agli utili e alla distribuzione di dividendi con Cairo. Sul quale stanno di pari passo montando le speculazioni, non smentite in questo caso dall’imprenditore piemontese («mai dire mai»), su un suo prossimo ingresso in politica. Il Foglio, ripreso da Dagospia, ha scritto su un ipotetico futuro Kurier della Sera che le «case editrici italiane sono a buon mercato» rispetto alle francesi e alle inglesi: in media il prezzo delle loro azioni è il doppio del titolo di Rcs Mediagroup, attualmente valutato circa 0,90 centesimi. Pur dubitando che Cairo sia disponibile a vendere, anche gli analisti di Mediobanca non sono sorpresi dell’interesse di operatori internazionali verso l’editoria italiana, a causa delle sue quotazioni depresse in Borsa. Fino al 2004, poi, del gruppo di via Solferino Burda Media è stato socio con il 40% di Rcs Periodici, i due grandi gruppi erano in joint venture.

Il primogenito Hubert Burda è stato l’anima e resta, con l’ad Kallen, il motore dell’impero dei Burda

LA DINASTIA DEI FRATELLI BURDA

In Germania il colosso dei Burda è ricordato per la macchia del nazismo, ma è anche sinonimo di successo familiare e di solidità imprenditoriale. Dalla tipografia fondata nel 1903 a Offenburg (nel Baden-Württemberg) dal capostipite Franz Burda, che nel Terzo Reich stampava per la Wehrmacht e impiegò fino a circa 600 dipendenti, è nata una dinastia di editori arrivata a pubblicare, dai dati aziendali, circa 600 prodotti media tra la Germania e altri 19 Paesi. La loro testata più famosa nel mondo è Focus, creata nel 1993 per ricalcare der Spiegel e diventata una vera pioggia di incassi per Burda; in Germania la rivista popolare Bunte, un rotocalco alla Cairo apparso nella versione embrionale già nel 1948. Il gruppo si è allargato soprattutto tra gli Anni 80 e 90 per le molte acquisizioni, anche negli Usa, sotto la gestione dei figli Franz, Frieder e Hubert Burda, e nella carta stampata è molto diffuso anche in Francia. Mentre, già dalla metà degli Anni 90, è partita l’espansione nel digitale, soprattutto dalla cessione nel 2010 a Kallen della poltrona di ad di Hubert Burda. Il primogenito Hubert (titolare per il ramo tedesco e francese) è stato l’anima e resta, con Kallen, il motore dell’impero.

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Hubert Burda con la cancelliera Angela Merkel. GETTY.

3,3 MILIARDI DI PATRIMONIO DALLA CARTA AL WEB

La Hubert Burda Media si è trasformata nel 2017 in una media company europea (Se) ma è una delle poche al mondo rimasta interamente della famiglia: il 25% è nelle mani del patron 79enne Hubert Burda, il 37,5% ciascuno dei figli Jacob Burda ed Elisabeth Furtwängler, nella società dalla fine del 2010. A Kallen Burda, che dopo gli studi in America è stato anche un creativo e  un giornalista caporedattore, ha dato mandato di «portare avanti la trasformazione nella continuità». Il gruppo da quasi 2,7 miliardi di ricavi nel 2018 (e quasi 12 mila dipendenti) ha una trentina tra radio e tivù locali tedesche. Ha lanciato l’Huffington Post Deutschland nel 2013 e l’anno prima aveva rilevato Xing (il Linkedin tedesco), dopo il lancio delle versioni online dei magazine, l’organizzazione di una serie di manifestazioni e piattaforme per lo sviluppo del web; e l’acquisizione, già nel 2000, della prima rivista informatica in lingua tedesca Chip. I Burda sono stimati da Forbes detentori di oltre 3,3 miliardi di euro di patrimonio nel 2019: la terza famiglia più ricca della Germania dopo la vedova Friede Springer – dell’omonimo gruppo – e Liz Mohn del colosso multimediale Bertelsmann della radio-tv Rtl e, tra le altre, Gruner & Jahr.

La risposta di Rcs al nostro articolo

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