I 12 motivi per rieleggere Obama

Igor Riccelli
22/01/2011

Perché il presidente Usa potrebbe spuntarla nel 2012.

Le quotazioni di Barack Obama per le elezioni del 2012 sono in continua ascesa. Intrade, una delle maggiori società in grado di predire gli andamenti politici americani, ha dato la sua rielezione al 58,9%.
Ecco 12 ragioni per cui il primo presidente di colore degli Stati Uniti può guardare al futuro con serenità.

Scontri tra repubblicani e crescita economica

La situazione sembra favorevole a Obama per svariati motivi. La tendenza dei presidenti che si ricandidano a essere rieletti è confermata dalle statistiche. A ciò va aggiunta la confusione all’interno del partito repubblicano e la percezione positiva dei cittadini nei confronti dell’imminente ripresa economica.
1. LE STATISTICHE. Nelle ultime 56 elezioni presidenziali, le ricandidature sono state la bellezza di 31. Tra queste, ben 21 hanno portato alla rielezione per un secondo mandato. Se pensiamo al recente passato, gli elettori non erano certamente felici della guerra in Iraq e della situazione economica durante il governo di George W. Bush. Nonostante ciò, il presidente creazionista fu rieletto.
2. BARUFFA REPUBBLICANA. Senza alcun reale leader, la stagione delle primarie repubblicane si sta trascinando a fatica. Oltre a rivelarsi poco interessanti, i dibattiti su quale sia il candidato più reaganiano hanno dato vita a numerosi scontri interni. Obama si è tenuto, finora, al di sopra della calca e questo non potrà che giovargli. Nel frattempo il Tea party sta perdendo consensi.
3. ECONOMIA IN RIPRESA. Trasformare una possibile debolezza in punto di forza è un’ottima spinta per riconfermarsi presidente. Al di là di ciò che pensano gli elettori dell’economia, è più rilevante considerare come vedano l’immediato futuro. E il 40% degli americani è convinto che il trend degli ultimi mesi sia più che positivo e che continuerà a migliorare nei prossimi anni. Il tema della campagna elettorale potrebbe essere: “Obama, il presidente che ci ha tirati fuori dal burrone”.

Ha fascino ed è moderato

Anche lo stile del primo presidente degli Stati Uniti piace agli elettori. I media lo criticano, ma non lo tartassano. E quasi la metà dell’elettorato lo considera un candidato moderato che, per questo, potrebbe venire incontro agli eterogenei bisogni di buona parte dei cittadini.
4. CHARME E FAMIGLIA. Che Obama abbia la stoffa del buon oratore non è certo un mistero. Il suo talento nell’arringare la folla è parso evidente sin dai primi discorsi di campagna elettorale. Se a ciò si aggiunge il suo piacente aspetto fisico, un’indiscussa eleganza e sobrietà, e una famiglia pressoché perfetta, ecco che il gioco è fatto.
5. CONSENSO IN CRESCITA. Un anno fa Obama era il 30%. Oggi ben il 40% degli elettori ritiene Obama un “moderato”. L’aumento di dieci punti percentuali è stato confermato anche dai media, che lo definiscono tale per il 44%, rispetto al 28% del 2010.
I repubblicani, invece, vengono percepiti come chiassosi ed eccessivi dalla maggior parte dell’opinione pubblica. Questo posizionamento nel mezzo della politica statunitense gli permetterà di guadagnare i voti dei cosiddetti unsure, gli indecisi dell’ultimo minuto.
6. L’AMORE DEI MEDIA. Nonostante il flusso di informazione mainstream critichi spesso Obama, l’attuale presidente non ha, finora, mai dovuto affrontare le campagne di attacco mediatico riservate, 24 ore su 24, ad altri reggenti della Casa Bianca o possibili candidati. E, come è ormai risaputo in Italia, la percezione pubblica che si crea attraverso i media è fondamentale per un buon consenso popolare.

La sapiente (e ricca) campagna elettorale

Indispensabile alla sua ricandidatura è senza dubbio la milionaria campagna elettorale che non ha conosciuto interruzioni in questi mesi. Il tetto del miliardo di dollari, molto probabilmente, verrà infranto e il sostegno dei suoi numerosissimi fan internauti si rivelerà essenziale.
7. ONE BILLION DOLLAR PRESIDENT. Secondo la giornalista Chris Cillizza del Washigton Post, la campagna elettorale del 2012 toccherà la ragguardevole cifra di 1 miliardo di dollari. La previsione non sembra affatto irragionevole, se si considera che nel 2008 ha raggiunto i 750 milioni. Gli esperti ritengono, inoltre, che le prossime campagne batteranno ogni precedente record in quanto a denaro speso.
8. CAMPAGNA SENZA FINE. L’Associazione Organising for America, che ha raccolto buona parte dei fondi degli elettori democratici, non ha smesso di lavorare un attimo dal 2008. I suoi 13 milioni di iscritti hanno ricevuto e-mail informative dall’elezione in poi. Sono stati invitati a partecipare a progetti come volontari, a chiamare il Congresso per protestare contro la proposta di abrogazione della riforma sanitaria. Insomma, la partecipazione attiva è un ingrediente indispensabile per il presidente Obama.
9. TEAM VINCENTE. Nel 2008, il senatore dell’Illinois ha assemblato un team di outsider che è stato in grado di vincere le presidenziali con 365 voti, contro i 173 di McCain. L’esperienza gli tornerà utile per evitare di incorrere negli stessi, seppur piccoli, errori della campagna elettorale precedente.

Il boom dei possibili voti ispanici

La forza del presidente risiede inoltre nel possibile aumento degli elettori ispanici e nel ritorno al voto del bacino elettorale che gli ha garantito la vittoria nelle presidenziali del 2008.
10. I CINQUE STATI CLOU. Obama si è aggiudicato, nel 2008, il 67% dei voti dei cittadini ispanici. Un risultato enorme, soprattutto se confrontato con l’esiguo 31% del suo diretto concorrente. Il Five State Voter Project, punto di riferimento della cultura ispanica, ha comunicato di aver incrementato notevolmente gli elettori in ben cinque Stati: New Mexico, Arizona, Florida, Nevada e Colorado. Conquistando queste circoscrizioni Obama non avrà difficoltà a essere rieletto.
11. NUOVO SERBATOIO ELETTORALE. I cittadini che si sono recati a votare nelle elezioni di metà mandato erano più anziani, più bianchi e più conservatori di quelli che hanno eletto Obama nel 2008. Per le presidenziali del 2012 è previsto un ritorno alle urne della vecchia base elettorale, che garantirà al presidente un nuovo serbatoio per superare la compagine repubblicana.
12. QUESTIONE DI NUMERI. Nel 2008 Obama ha conquistato cinque Stati-chiave, notoriamente repubblicani: Florida, Virginia, Ohio, Indiana e North Carolina. Come ulteriore prova delle buone possibilità di vittoria del presidente democratico, ci sono numeri inequivocabili. Se anche dovesse perdere tutti e cinque questi Stati, riuscirebbe comunque a vincere le elezioni del 2012 con 272 voti.