I decisivi

Antonietta Demurtas
14/12/2010

Moschettieri, colombe e astensionisti: chi ha fermato Fini.

I decisivi

Fini-to. Il governo ha ottenuto la fiducia alla Camera: 314 a 311, con due astenuti, Silvano Moffa, il capo delle colombe finiane, e Antonio Gaglione, l’ex Pd passato nel misto con Noi Sud-Pid. Decisivi i voti degli ex Pd, poi ex Api, Bruno Cesario e Massimo Calearo, e dell’ex Idv, Domenico Scilipoti, oltre alle due defezioni all’interno di Fli. Futuro e libertà cade infatti sotto i colpi dei tre moschettieri e delle due amazzoni: Catia Polidori e Maria Grazia Siliquini.

I tre dell’Mrn, Calearo, Cesario e Scilipoti

Calearo, Cesario e Scilipoti avevano però già mostrato segnali di insofferenza e nella conferenza stampa del 9 dicembre avevano annunciato la fondazione di un nuovo partito, anzi di un nuovo gruppo parlamentare, il Movimento di responsabilità nazionale. «Bisogna mettere da parte gli interessi di bottega e pensare ai nostri figli e alla Patria», aveva detto Calearo.
Non si sentono quindi traditori, sebbene qualcuno avesse già provato ad attribuire loro l’epiteto: «Un Giuda che sta cercando l’ulivo a cui impiccarsi», così Di Pietro aveva definito Scilipoti. «Esistono forme di coraggio e una di queste consiste nel saper dire la verità quando gli uomini non l’ascoltano», ha risposto nel suo sito il deputato del gruppo misto.
Forse ad ascoltare il medico messinese, eletto nel 2008 nella lista Di Pietro Italia dei Valori e passato poi al gruppo misto nel dicembre 2010, è stato Silvio Berlusconi, a cui Scilipoti ha promesso fedeltà. Subito dopo la votazione nel suo sito è sbito comparsa la scritta: «Scelta sofferta ma giusta, io sto con gli italiani. In questo momento il governo non può cadere, pagherebbero i più deboli. Molti capiranno».

Siliquini: «Ho fatto una scelta coerente»

È durato poco anche l’idillio in casa Fli di Maria Grazia Siliquini, la piemontese eletta nel 2008 nella lista torinese del Popolo delle libertà, che dopo il voto favorevole al governo ha lasciato Fli per tornare nel gruppo del Pdl. La deputata, alla quinta legislatura, ormai ex finiana, ha spiegato: «Sono serena, ho fatto una scelta coerente rispondendo alla mia coscienza e al rapporto antico con i miei elettori: faccio riferimento a loro, non ai leader. Lascio Fli e torno al Pdl».
Siliquini alla quale, secondo indiscrezioni, il premier avrebbe promesso una poltrona da sottosegretario, ha commentato: «Non posso, non posso proprio votare la sfiducia al governo. Mi assumo le mie responsabilità», ha aggiunto, precisando che a guidarla sono due principi: «Il rispetto della mia coscienza e il rispetto dei miei elettori di Torino».
Ha temuto un effetto destabilizzante, «in una fase così delicata per il nostro Paese», ha spiegato, «da quel momento, ho lavorato con il gruppo delle cosiddette ‘colombe’ e ringrazio per tutto quello che ha fatto l’onorevole Moffa, al fine trovare una strada di mediazione che consentisse un allargamento delle forze di maggioranza senza passare dall’apertura di una crisi. Ciò non è servito, in quanto Futuro e Libertà ha voluto comunque chiedere al presidente del Consiglio di dimettersi al Quirinale, dopo il passaggio al Senato».

Il passo indietro della ‘padrona di casa’

A seguire i passi felpati della Siliquini è stata anche Catia Polidori. Dopo la notizia del suo voto a favore, Berlusconi è uscito a bersi un caffè, i finiani sono andati su tutte le furie. «Conte le ha dato della troia e questo ha provocato baruffa in aula», ha raccontato uscendo dalla Camera la deputata Pdl Nunzia De Girolamo.
Dopo il voto Polidori è stata ‘scortata’ da Maurizio Lupi e alcuni deputati, tra cui Santo Versace, nella sala del governo dove si è incontrata con il premier. A parlare di minacce contro una delle aziende di famiglia, il Cepu (il proprietario è il cugino, Francesco Polidori, ndr), che l’avrebbero spinta a votare contro la sfiducia, è Luca Barbareschi, che si è poi corretto dicendo che Polidori aveva ricevuto soltanto «rassicurazioni».
Intanto il profilo della deputata su Facebook è già pieno di insulti: «Sei di uno squallore unico…bello l’esempio che dai ai tuoi figli…i soldi comprano tutto…FAI SOLO SCHIFO!!!!!!!». E ancora: «Non ci sono parole per descrivere donne come te e la Siliquini…non sapete davvero cosa sono i valori!!!».
Una decisione che Polidori aveva già preso nella notte, quando, sembra che avesse comunicato al partito la propria incertezza rispetto al voto, ipotizzando l’astensione o la non partecipazione. L’umbra Polidori, la padrona di casa del Fli, che proprio il 6 novembre aveva aperto la prima convention del Fli a Bastia Umbra, ha lasciato così il suo partito per ritornare alla casa di origine.
La 43enne, neo vicepresidente della consulta delle Attività produttive di Futuro e libertà, ed ex presidente di giovani imprenditori della Confapi, nella tradizionale divisione tra falchi e colombe, sembrava la più moderata, pronta a mitigare le tensioni dopo la divisione avvenuta in casa Pdl.
Ma la sua diplomazia l’ha portata non solo a lasciare nel suo sito personale una foto istituzionale scattata assieme a Berlusconi, ma a rimettersi proprio a fianco del premier. Forse un segno che non solo non rinnegava il suo passato ma che era pronta a ripercorrerlo.

Moffa, un’astensione annunciata

Più prevedibile la scelta di Moffa. Il romano, eletto nel 2008 nel Pdl e passato nel luglio 2010 al Fli, era la colomba finiana designata a fare da interlocutore del Pdl. «Tesseremo fino al mattino», aveva detto il presidente della XI Commissione Lavoro la sera del 13 dicembre, lasciando la Camera e dopo aver tenuto in apprensione per tutto il giorno Fli, con i suoi dubbi e la sua possibile astensione sulla sfiducia.
«È nostra convinzione che si debba procedere, una volta acquisita la disponibilità di Berlusconi e di Fini, ad avviare un confronto sui contenuti di questo documento, superando lo scoglio del voto di fiducia attraverso la non partecipazione dei parlamentari di Futuro e Libertà al voto del 14 dicembre», aveva scritto nel «documento politico» inviato a firma di altri 16 parlamentari (sei di Futuro e Libertà e 10 del Pdl) a Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.
Le colombe dei due partiti chiedevano un confronto che non c’è stato e così Moffa, ex vicedirettore del Secolo d’Italia e presidente della Provincia di Roma dal 1998 al 2004, ha deciso di lasciare il Fli al suo destino. A sottoscrivere quel documento oltre a Moffa, fra le fila di Fli c’erano anche Catia Polidori e Maria Grazia Siliquini. Come dire uomo mezzo avvisato mezzo salvato.