I dolori di zu Guttenberg

Redazione
21/01/2011

da Berlino Pierluigi Mennitti Tre cattive notizie in due giorni hanno messo in difficoltà il ministro più amato dai tedeschi,...

I dolori di zu Guttenberg

da Berlino
Pierluigi Mennitti

Tre cattive notizie in due giorni hanno messo in difficoltà il ministro più amato dai tedeschi, Karl-Theodor zu Guttenberg (leggil’articolo). Il giovane titolare della Difesa deve confrontarsi con tre avvenimenti provenienti dal mondo militare che stanno mettendo in subbuglio il Paese. Come riporta lo
Spiegel
Spiegel, due vengono dalla Bundeswehr e una, emotivamente la più coinvolgente, dalla prestigiosa nave scuola Gorch Fock, la Vespucci tedesca.
BUNDESWEHR. «Il primo caso riguarda la posta militare inviata in patria a famiglie e amici dai soldati di stanza in Afganistan», ha scritto il magazine, «che sarebbe stata aperta e controllata da ignoti. La violazione della privacy sarebbe avvenuta nel corso degli ultimi tre mesi e non è escluso che le lettere siano state sottoposte a una sorta di censura».
La seconda vicenda si riferisce alla morte di un soldato ventunenne avvenuta sempre in Afganistan lo scorso dicembre, in un primo tempo archiviata come un incidente occorso al giovane mentre stava pulendo l’arma e che adesso invece si è saputo essere avvenuta per mano di un commilitone. Gli inquirenti indagano per omicidio colposo e non si esclude che alla base ci possa essere stato anche un gioco pericoloso finito male.
L’AMMUTINAMENTO. Il terzo caso è, fra tutti, il più inquietante e misterioso, anche perché coinvolge l’orgoglio della Bundesmarine, la nave scuola dalle vele bianche su cui i cadetti si fanno le ossa. «Dopo la morte di un giovane allievo ufficiale di 25 anni avvenuta cadendo da un pennone durante una crocera nelle acque dell’America Latina», ha rivelato lo Spiegel, «sulla nave ci sarebbe stato un ammutinamento da parte dei cadetti, con gli ufficiali non più in grado di mantenere il controllo della nave». Dopo lo scoppio della ribellione a bordo, la nave venne fermata in porto, il corso interrotto e i cadetti rispediti in aereo in patria e sulla vicenda calò il silenzio delle autorità. Ora la commissione parlamentare d’inchiesta incaricata di indagare sul caso, sta portando alla luce i lati oscuri di quella vicenda. Nel frattempo la nave è bloccata in un porto argentino dove gli incaricati parlamentari stanno svolgendo parte degli accertamenti. «Il mondo militare non sta fornendo certo una buona immagine di sé», ha proseguito il magazine, «ma questa immagine si sta anche riflettendo sul ministro della Difesa: il rappresentante più popolare del governo Merkel è ormai finito sotto pressione».

Le accuse: «Il ministro non ha in pugno la situazione»

Non è la prima volta che zu Guttenberg si trova al centro di una situazione difficile. Poco dopo la sua nomina a ministro della Difesa, gli toccò sbrogliare la matassa dell’attacco delle forze aeree Nato a Kunduz, richiesto dalle forze di terra tedesche che avevano creduto di trovarsi di fronte un nucleo di terroristi. In quell’attacco perirono decine di civili, ma le comunicazioni fra gli alti comandi militari della Bundeswehr e i responsabili politici della Difesa furono oscure e contraddittorie e alla fine costarono il posto al predecessore di zu Guttenberg, che nel frattempo era transitato al dicastero del Lavoro.
SOTTO ATTACCO. Ma se in quella occasione il giovane ministro si confrontò con responsabilità altrui, mostrando il piglio di uno che non guarda in faccia a nessuno, questa volta le forze politiche di opposizione mettono lui sul banco degli imputati, non lasciandogli alcuna alternativa: «O sapeva come erano andate le cose nei tre casi sotto accusa o, come minimo, dimostra di non avere in pugno la complessa macchina dell’esercito».
«Come sempre, il ministro prova a distanziarsi dalla responsabilità degli avvenimenti», lo accusa l’esperto per le questioni della difesa dell’Spd Rainer Arnold e i Verdi chiedono di sapere «se zu Guttenberg abbia mai autorizzato lo spionaggio della corrispondenza dei soldati in Afganistan, permettendo che le loro lettere venissero visionate e censurate». E critiche giungono anche dalle fila della maggioranza, dai liberali in particolare, che non dimenticano i recenti screzi sull’Afganistan e che oggi lo provocano chiedendogli di abbandonare quella politica spettacolo che lo ha reso così popolare fra gli elettori. Le polemiche sul ritiro delle truppe fra zu Guttenberg e Westerwelle, fra Difesa e Esteri, hanno segnato un solco profondo fra Cdu-Csu e Fdp e il ministro, sotto pressione, rischia di non ritrovarsi le spalle sufficientemente coperte da parte di tutto il governo.
RIFORMA IN ITINERE. «I sospetti di nonnismo o addirittura di abusi sessuali, la scarsa qualità nella formazione delle giovani leve, l’opacità nelle comunicazioni fra comandi militari e responsabili politici sembrano essere alla base delle tre vicende che oggi, tutte assieme, riportano le vicende dell’esercito e della marina al centro del dibattito pubblico». La riforma dell’esercito, con l’abolizione del servizio di leva obbligatorio e la profonda ristrutturazione dell’apparato, resta il punto centrale del mandato di zu Guttenberg. Per condurlo in porto, però, il ministro deve superare con un triplo salto mortale questo nuovo ostacolo e dimostrare di avere in pugno la situazione. «Tutti coloro che hanno tentato in questi ultimi tempi di scalfire la notorietà di zu Guttenberg», ha concluso lo Spiegel citando esponenti della Cdu-Csu, «hanno dovuto poi constatare che, alla fine, la sua popolarità aumentava sempre di più». Una sorta di regola non scritta che finora ha funzionato.