I giorni dell’abbandono

Redazione
06/12/2010

di Salvatore Cannavò Il presidente del Consiglio il 5 dicembre sembrava aver messo un altro macigno sulla strada di una...

I giorni dell’abbandono

di Salvatore Cannavò

Il presidente del Consiglio il 5 dicembre sembrava aver messo un altro macigno sulla strada di una ricomposizione dell’ultimo minuto con Gianfranco Fini e Pierfendinando Casini, definiti senza mezzi termini i «maneggioni» della politica. Certo, quando parla ai suoi, Silvio Berlusconi usa un linguaggio diretto e colorito, sempre finalizzato a spaccare la politica in due: la tattica è sempre quella del “o con me o contro di me”, che gli ha permesso di restare in sella per oltre 15 anni.
Ma nemmeno la determinazione pervicace con cui il premier persegue la resa dei conti possono assicurargli che il 14 dicembre uscirà indenne dalla prova di forza. Gli uomini più vicini al Cavaliere, e in parte lui stesso, ostentano fiducia, si dicono convinti che alla fine una parte dei finiani non se la sentirà di votare contro il governo, che qualche assenza strategica si materializzerà nel campo del centrosinistra, addirittura che i radicali di Marco Pannella voteranno contro la sfiducia.
Ma si tratta in buona parte di rassicurazioni che perseguono l’effetto-annuncio, servono a impressionare i più indecisi e i più deboli, facendo filtrare la convinzione che la spallata non possa avere esito. E invece, se stiamo ai fatti, almeno quelli verificabili fino a oggi, i voti per la sfiducia continuano a essere 315 (206 deputati del Pd, 24 dell’Idv e 85 del “terzo polo”, dati Camera) più Fini, che però non vota.
I radicali non voteranno con Berlusconi perché la mossa di Pannella è servita a accendere i riflettori sul partito, nel Pd non dovrebbero esserci sorprese anche se proprio oggi si è verificato l’ennesimo abbandono del partito da parte di un senatore, il veneto Maurizio Fistarol, già sindaco di Belluno e tra i fondatori del movimento triveneto, Verso Nord.
Un’aggregazione attratta dal centro, dalle manovre di Fini e Casini ma anche dai discorsi di Luca Cordero di Montezemolo e dalle suggestioni di Massimo Cacciari. Un altro segnale dello scricchiolamento interno al partito di Bersani che fa dire allo stesso Cacciari che dopo eventuali elezioni, o dopo la formazione di un nuovo governo, il Pd soffrirà una nuova e più pesante scissione animata da Enrico Lette e Beppe Fioroni (i quali hanno smentito ma senza molta convinzione).

Prove di dialogo tra ex alleati: ma è scontro Casini-Berlusconi

Per tornare alle previsioni sul 14, va detto anche che nel fronte dei deputati che invece potrebbero essere “circuiti” da Berlusconi, i rappresentanti della Sud Tiroler VolksPartei, Brugger e Zeller, hanno dichiarato un atteggiamento «non ostile» al governo, ma non andranno oltre l’astensione. Che non è poco per Berlusconi ma non gli consentirà di superare la sfiducia. Anche alcuni indecisi come Calearo e Catone hanno spiegato che per ora preferiscono restare «alla finestra». Quindi, niente di sicuro.
Dal canto loro, Fini e Casini non hanno smesso di lanciare segnali di dialogo e di distensione. Ieri il leader Udc si era detto pronto ad accettare un nuovo governo guidato da Letta, Tremonti o Alfano, e oggi ha invitato il premier a indicare «un giovane in grado di rinnovare la politica», mentre Fini ha escluso «il ribaltone» riconfermando la linea di Fli, quella del nuovo centrodestra, cioè della messa da parte della leadership del premier e della costruzione di un nuovo corso.
Parole che sembravano fare da sponda alle parole di Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera del Pdl, che si diceva disponibile a un Berlusconi bis «basato su una nuova agenda economica e una riforma della legge elettorale». Parole che sembravano ricalcate su quelle dell’intervista a Italo Bocchino sul Corriere: «Sì al Berlusconi bis se il premier di dimette prima del voto di sfiducia». E che fanno dire a Antonio Di Pietro che l’ipotesi delle dimissioni e del reincarico sarebbe una vera e propria «truffa».
Ma, nonostante i buoni propositi, Casini ha dovuto replicare all’accusa di essere «un maneggione» e un «vecchio arnese della politica» definendo a sua volta il presidente del Consiglio, un «catacombale». E Cicchitto ha dovuto replicare al leader Udc accusandolo di aver «perso il controllo delle parole». Anche il segretario dell’Udc ha ricordato che «gli insulti non creano le condizioni del Berlusconi bis su cui eravamo disposti a discutere fino a ieri». Fino alle parole del premier.

L’ipotesi del Berlusconi bis: le carte restano coperte

Berlusconi potrebbe anche essere disponibile ad accogliere le richieste di Fini e Casini che, va ricordato, sono legate al punto chiave della riforma della legge elettorale. Ma può farlo solo con la garanzia di conservare il posto. Questa garanzia non può dargliela nessuno, tranne il voto di fiducia in Parlamento. Ecco quindi che deve cercare di tracciare una linea la più netta possibile tra sé e gli altri.
Gli altri, quindi, devono riuscire a mantenere intatto il proprio schieramento e puntare, sia pure controvoglia, alla sfiducia con la speranza che il premier si fermi un minuto prima del crollo. Del resto, l’ipotesi che dopo la fiducia al Senato, Berlusconi possa salire al Colle per dimissioni con reincarico, continua a circolare con insistenza e fa tremare il Pd.
In tal caso si aprirebbe la sfida di formare un nuovo governo che però sarebbe tutto di centrodestra, lasciando all’angolo Bersani e D’Alema che il 6 dicembre ha di nuovo chiesto, con particolare durezza, che il governo «vada a casa».
Se invece si arriverà fino in fondo, e Berlusconi fosse sfiduciato, Fini avrebbe bisogno, per evitare l’accusa di ribaltone, di trascinare una parte del Pdl e magari anche la Lega sulla linea del nuovo centrodestra. Solo così potrebbe nascere un governo “di larghe intese”, come auspica Rutellli, che potrebbe essere guidato da Mario Draghi o anche da Giulio Tremonti. Gli uomini del Pdl in grado di fare un passo di tal genere non si scoprono e aspettano di vedere se i “centristi” saranno in grado di buttare giù il premier. Le carte restano coperte, i vari progetti appena accennati, la strada per arrivare al 14 dicembre è ancora lunga.