I no Tav e l'allarmismo inutile

I no Tav e l’allarmismo inutile

24 Ottobre 2011 18.18
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Gentile direttore,

in questa curiosa nazione da operetta l’arte del terrorismo
psicologico evidentemente è ancora molto praticata. Forse viene
considerata un’arma, che so, assimilabile all’uomo nero che
viene di notte o al 21 dicembre 2012 quando i cattivi moriranno
tutti.
In vista della manifestazione del 23 ottobre a Giaglione si è
scatenato l’allarmismo compiaciuto dei media. Cota: «Abbiamo
ragione di ritenere che ci sia una strategia per ripetere ciò
che abbiamo visto a Roma», il presidente della provincia Saitta:
«Il movimento No Tav annuncia azioni eversive», La
Repubblica
: «No Tav violenti pronti alla lotta», un
quotidiano low cost torinese del quale per pudore ometto il nome:
«Quattrocento black block pronti ad arrivare a Chiomonte».
Poi… la delusione. Pare che Maroni sia furibondo con i suoi
questori: «Come? Neanche un black bloc?… No, il pelliccia no.
Ha rischiato di farsi male con un estintore, figuratevi in bezzo
ai boschi… Una piccola catapulta? Neanche? Almeno un cerbottana
con lo spillino in punta? Dilettanti! Io ai vostri tempi li
mordevo i poliziotti!!!».
LO SCAMPATO PERICOLO. Allora, seppur a
malincuore, il gotha dello sviluppo e del progresso si è profuso
in reciproci osanna di ringraziamento: alle forze dell’ordine
che non hanno fatto nulla per tutto il giorno, ai prefetti, ai
questori, ai sindaci si Tav, al comandante Parpagni che con il
suo elicottero ci ha ronzato sulla testa tutto il giorno e anche
a Gianni Morandi che, già nel 1967, aveva scritto: «Una
domenica così non la potrò dimenticar».
I manifestanti pacifici, invece, niente. Moriranno tutti il 21
dicembre 2012. In fondo questo estremo west padano per 400 anni
ha fatto parte di un repubblica – il Delfinato – composta da
cinque province (éscartons) in cui regnava pace e
benessere.
LA STORIA DELLA VALLE. Il Sole della Alpi, che
qui si può ritrovare ancora sugli architravi in pietra di tante
case, significava accoglienza e dava il benvenuto a chi entrava
in casa. La mistificazione è successiva. L’istruzione veniva
garantita da precettori laici che giravano per le valli
impartendo tre gradi di cultura: da quella elementare a quella
universitaria. Il nostro territorio aveva un grado di scolarità
pari al 60% della popolazione, contro il 20% della pianura.
Quella padana.
Un po’ mi spiace per Cota e per Maroni, però quando ci dicono
che siamo ignoranti e montanari queste cose è bene che le
sappiano. Se almeno avessero mai aperto un libro di storia. Poi
nel 1713 qualcuno ha deciso che le montagne, invece di unire,
dividono e così le famiglie sono state sparpagliate in due
nazioni diverse fino a spararsi tra di loro nella guerra
fratricida del 1940. Anche quella voluta da Roma.
Ecco, quel Dna ci è rimasto dentro e non è che ce lo possono
togliere raccontando quattro balle sul progresso a cui non
credono neppure loro, oppure filosofeggiando sulle ferrovie che
sono come i fiumi: prima fai il letto e poi arriva l’acqua.
Bene, prova a farlo nel deserto dei Gobi il letto. LO
SPOT SOTTOVOCE.
Adesso in televisione ci fanno vedere un
grazioso spot pubblicitario che sembra la réclame della Lgb.
Cos’è la Lgb? È una ditta tedesca che costruisce treni da
giardino, si chiama scala G. Il modellino che gira nel salotto di
casa sembra proprio uno di quelli.
Il bimbo pare contento mentre gli dicono che ci sono i treni che
vanno veloce, e girano di qua, e girano di là. Il babbo pare
appena uscito da Centovetrine e il bimbo si alza
all’improvviso per andare alla finestra a guardare un treno
delle «nuove linee veloci» che passa ad almeno 500 metri da
casa.
Evidentemente deve fare un baccano della malora per sentirlo fino
da lì! Sembra proprio uno spot del Mulino Bianco. Poi alla fine,
con grande sussiego e forse anche un po’ di timore, viene
citata la Torino-Lione, ma è un attimo. Zomp!
Poi arriva la pubblicità del Parmigiano Reggiano. Anche lo
speaker abbassa un po’ la voce quando pronuncia Torino-Lione.
Forse morirà anche lui il 21 dicembre. Comunque nello spot si
racconta che la linea è inserita nel corridoio Lione-Lubijana.
Ma una volta non era la Lisbona-Kiev? Da Lione all’Atlantico
cosa succede? E da Lubijana a Kiev? Ci siamo persi qualcosa?

di Riccardo Humbert

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