I nuovi volti della Casa bianca

Mario Margiocco
11/10/2010

Per risalire nei sondaggi, Obama rinnova il suo staff.

I nuovi volti della Casa bianca

Cambiano i volti alla Casa bianca e, come sempre quando ciò avviene alla vigilia di una importante tornata elettorale, questo vuol dire che il presidente saluta con grandi elogi chi ritiene gli abbia fatto perdere voti mentre cerca di far emergere chi invece può tamponare le falle di consenso.
È nota l’uscita del responsabile del Bilancio Peter Orszag, uno dei padri della deregulation, uomo dei Clinton e dell’economista Robert Rubin. Ha fatto notizia anche l’abbandono della poltrona di Christina Romer, capo dei consiglieri economici, che ha cercato di svolgere con dignità il difficile compito di trovare elementi di speranza senza sottovalutare una crisi seconda solo a quella del 1929.
Se ne è andato pure Larry Summers, capo del National Economic Council e quindi stratega del presidente, legatissimo a Rubin, e poco rimpianta dall’americano medio che considera il professore di Harvard più leale agli interessi di Wall Street, per lui assolutamente analoghi e quelli del Paese, che non a un concetto più ampio di interesse nazionale.
Lo stesso vale per Rahm Emanuel, capo di gabinetto, che ama trattare con i poteri forti e non tiene in gran conto la base. C’è da scommettere che, soprattutto se il voto del 2 novembre andrà particolarmente male, anche il ministro del Tesoro, Tim Geithner, scoprirà fra qualche mese il richiamo della famiglia.È più interessante tuttavia vedere i volti nuovi. O “rinnovati”.

Goolsbee: nuovo capo dei consiglieri economici

Austan Goolsbee, un economista progressista-moderato di Chicago che era stato la figura di riferimento per l’economia per il candidato Obama, ha preso il posto della Romer a capo dei consiglieri economici.
Esce così da due anni di limbo, dove fu relegato subito dopo la vittoria elettorale del 4 novembre 2008 e da cui fu brevemente fatto uscire solo a gennaio 2010, quando la vittoria repubblicana nella corsa per il seggio senatoriale che fu dei Kennedy in Massachusetts, attribuita dai sondaggi soprattutto all’insoddisfazione per come procedeva la riforma finanziaria, gettò lo sconcerto alla Casa Bianca. Ora Goolsbee ha un posto adeguato.

Volcker: il ritorno del grande vecchio della finanza

Diverso il caso di Paul Volcker, l’ex presidente Fed, 83 anni, che ha una statura morale e professionale (oltre che fisica) così alta che nessuna lobby finanziaria riuscirà a sminuire. Nel 1987 furono proprio gli uomini di Wall Street a bloccargli un terzo mandato alla Fed, perché poco amico della deregulation. Ma Volcker non è mai scomparso perché è, senza dubbio, il più rispettato uomo di finanza d’America.
Dopo tante belle foto elettorali con il giovane Obama, che pendeva dalle sue labbra, Volcker fu messo a capo di un organo economico consultivo, un sorta di lavoro part-time, e summers con cura cercò di pilotare il lavoro del vecchio economista verso temi secondari, e non finanziari. «È triste vedere uno dei grandi uomini pubblici della nostra era onorato ma messo da parte» osservò caustico il Nobel Paul Krugman (per approfondire leggi qui).
Come Goolsbee, Volcker emerge quindi dalla naftalina, da cui inviava crescenti e sordi brontolii. Già dopo la clamorosa sconfitta in Massachusetts, Obama lo onorò alla Casa bianca, e disse che la riforma finanziaria l’avrebbe ispirata lui.
Volcker non ne è stato soddisfatto e il 23 settembre, da Chicago, lo ha ribadito: «La riforma non garantisce stabilità, non tocca strutturalmente il modus operandi della finanza, il sistema resta in bancarotta, e con queste regole fra 10 anni gli americani potrebbero essere chiamati di nuovo a salvare le grandi banche» (per approfondire leggi qui).
Pochi giorni dopo Volcker ha ottenuto di tenere la riunione del suo comitato consultivo nella sala da pranzo della Casa Bianca, con Obama ad aprire i lavori. Vedremo probabilmente ancora Volcker con Obama nei prossimi giorni, per utili photo opportunities.

I ripensamenti di Obama

Volcker e Golsbee sono state le vittime dell’improvviso voltafaccia che Obama fece appena vinte le presidenziali. Arrivato con una squadra moderatamente progressista e non molto allineata con Wall Street, varava 20 giorni dopo la vittoria del 2008 un team economico fatto massicciamente di sodali e allievi di Robert Rubin, e quindi di amici dell’alta finanza.
Le scelte stridevano, e anche in Italia fu subito rilevato (per approfondire leggi qui). Negli Usa c’è stato chi ha parlato di complotto, di svendita della politica presidenziale (per approfondire leggi qui).
È più probabile che il presidente, che già trattava con riguardo Rubin e l’ala d’affari del Partito democratico, spaventato dalla crisi, abbia preferito affidarsi a uomini di finanza che gli dicevano che la bufera economica non era poi così grave e che occorreva salvare le banche per ridare slancio al Paese. Vero. Ma non fino in fondo. Vedremo il 2 novembre quanti americani sono in disaccordo con questa visione dei fatti.

Elisabeth Warren: nemica di Wall Street, popolare nel Paese

Il caso più emblematico, fra i volti nuovi della Casa Bianca, è quello di Elizabeth Warren. Docente a Harvard, esperta di difesa dei consumatori, ha guidato per due anni il piccolo team incaricato dal Congresso di controllare la Tarp, il programma da quasi 800 miliardi di sostegno alla finanza.
Ha fatto un buon lavoro, fornendo periodicamente, insieme all’analogo ente di controllo Sigtarp, l’unica lettura officiale della crisi, in una Washington che, come lo struzzo, nascondeva la testa nella sabbia.
La Warren, con vari alleati, è riuscita anche a ottenere che la riforma finanziaria prevedesse la nascita di un’agenzia per la tutela del consumatore di prodotti finanziari. Ed era il candidato naturale a guidarla. Ma Wall Street vede Elizabeth Warren come il fumo negli occhi, e così Geithner. Così, dopo un tiramolla estenuante, la signora è diventata consulente speciale della Casa Bianca e del Tesoro per organizzare l’agenzia, ma non si sa se sarà lei a dirigerla.
I motivi per cui la Warren è così temuta lo spiega John R. Talbott, uno dei primi a vedere a suo tempo l’approssimarsi della crisi, ha scritto su Huffingtonpost.com l’articoloThe Real Reason Geithner Is Afraid of Elizabeth Warren (La vera ragione per cui Geithner ha paura di Elizabeth Warren, per approfondire leggi qui). Secondo il giornalista statunitense il piano di Geithner è quello di lasciare che le banche risanino i bilanci con denaro quasi gratis da parte della Fed e spremendo come non mai la clientela. L’agenzia di difesa del consumatore, se andasse nelle mani della Warren, farebbe saltare questa strategia, che ha bisogno di tempo e di silenzi.
Quindi, Warren è alla Casa Bianca perché è popolare nel Paese, ma non è ancora saldamente in sella alla guida effettiva dell’agenzia perché è impopolare a Wall Street.
La linea ufficiale, che la stessa Warren ha pienamente giustificato in varie interviste (per approfondire leggi qui), è che incaricandola di avviare la nuova agenzia, ma senza per ora affidarle la direzione, la Casa Bianca ha evitato che la nomina venisse bloccata dai repubblicani al Congresso. Ma poiché certamente l’assemblea uscita dal voto del 2 novembre prossimo avrà più repubblicani, non sembra facile che la nomina possa venir avallata in futuro, almeno allo stato delle cose. Comunque Elizabeth Warren è un volto popolare e aiuta la buona causa.

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