I ragazzi di piazza Tahrir

Redazione
31/01/2011

dal Cairo Andrea Bernardi Mustafa ha in mano un’ascia. Quando vede avvicinarsi i fari di una macchina si alza dalla...

dal Cairo
Andrea Bernardi

Mustafa ha in mano un’ascia. Quando vede avvicinarsi i fari di una macchina si alza dalla sedia di plastica e va in mezzo alla strada. Fa cenno di fermarsi. Il conducente abbassa il finestrino. Una breve conversazione in arabo, il baule che si apre e si richiude per un veloce controllo. Poi Mustafa sposta il cartello stradale sradicato lì vicino e posizionato nel bel mezzo della strada. L’auto può andare.
Le notti del Cairo potrebbero facilmente trasformarsi in anarchia. La polizia è sparita dalle strade. Le caserme sono andate carbonizzate nel corso delle manifestazioni e i delinquenti sono tornati liberi (guarda la photogallery degli scioperp e del presidio di Piazza Tahrir).

Check-point artigianali contro gli sciacalli

C’è paura tra i cittadini e così ci si arrangia alla meglio. In queste notti nella capitale egiziana non c’è una via senza check-point artigianali e uomini armati. In una delle strade della battaglia di sabato 29 gennaio (leggi la cronaca degli scontri al Cairo) la barricata è stata tirata su con vasi di cemento, di fronte a un piccolo bar che serve tè, caffè e narghilè.
SPARI CONTRO I LADRI. Ogni tanto un ragazzino che lavora nel locale si avvicina con un vassoio alle sentinelle e offre loro da bere. «Da due giorni siamo aperti 24 ore su 24», ha raccontato a Lettera43.it il proprietario, «per paura che qualcuno entri e rubi tutto quello che c’è. Ovunque, attorno, ci sono cittadini impauriti che difendono le proprie abitazioni».
Alle 2 del mattino, la strada che va da Falaky Square a piazza Tharir era vuota. Sullo sfondo si vedevano i fuochi accesi dai manifestanti che si riposavano e i blindati dell’esercito. Il silenzio della notte faceva rimbombare i colpi di fucile. Ma questa volta non è stata la polizia a sparare, bensì i cittadini che sorvegliavano le case.
IN DIFESA DELLE ABITAZIONI.  Dopo poco, da una strada sono arrivate delle urla. Alcuni giovano correvano con bastoni e coltelli. Quando la situazione è tornata tranquilla hanno raccontato: «Abbiamo visto un ragazzo e quando ci siamo avvicinati lui è fuggito». In effetti, il ragazzo in questione aveva messo un tubo di plastica nel serbatoio di un’auto con l’intenzione di rubare la benzina.

La piazza quartier generale della protesta

In piazza Tharir la situazione è più tranquilla: da almeno tre giorni ci sono manifestanti accampati nei giardinetti centrali e altri appoggiati alle saracinesche abbassate dei negozi. I più organizzati hanno montato tende da campeggio. Sono arrivati da tutto l’Egitto per partecipare allo sciopero generale di lunedì 31 gennaio (leggi la cronaca della settima giornata della rivolta egiziana).
FALÒ E TENDE. Al calar della sera, si accendono i fuochi. Alcuni li usano per riscaldarsi, altri per preparare tè o caffè. «Dormo in questa piazza da tre notti», ha raccontato Samir, uno studente di Alessandria che ha deciso di venire a protestare al Cairo, «e non me ne andrò finché il dittatore non lascia questo Paese agli egiziani. Per anni ha gestito l’Egitto come se fosse suo. Non si è curato dell’istruzione, della sanità. Non ha rispettato gli egiziani. È stato 30 anni al potere e non vuole andarsene. Dobbiamo continuare la protesta fino alla fine di questa dittatura».
IN ATTESA DELLA SPALLATA. Durante la notte, nella piazza che è diventata il quartier generale della protesta, si rideva e si scherzava, soprattutto con gli stranieri. I militari controllavano la gente accampata.
Quello che accomuna tutti è la stessa voce: «Martedì primo febbraio sarà la giornata decisiva». Ci credono, i ragazzi di piazza Tahrir. Sanno che, in qualche modo, il regime si è indebolito e sperano di dare la spallata finale al vecchio Mubarak.
APERTURA VERSO L’OPPOSIZIONE. Segnali di apertura sono arrivati dopo l’ennesima giornata passata a occupare la piazza simbolo della rivolta egiziana: in serata infatti, il vice presidente egiziano Omar Soleiman ha annunciato di essere stato incaricato dal presidente Hosni Mubarak di avviare il dialogo con tutte le forze di opposizione sulla riforma costituzionale e legislativa. Con questa premessa l’Egitto si prepara alla «marcia del milione» prevista per l’1 febbraio 2011, indetta dagli organizzatori della rivolta popolare contro il regime del rais, a una settimana esatta dalla prima giornata della collera.