Antonietta Demurtas

I reazionari dell'Est alla conquista dell'Ue

I reazionari dell’Est alla conquista dell’Ue

12 Settembre 2016 06.00
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da Bruxelles


L’Unione fa la forza.
Ma questa volta sono le forze a fare la disunione.
Mentre il 9 settembre 2016 in Grecia i leader dell’Europa del
Mediterraneo si sono riuniti per il vertice Euro-Med con l’obiettivo di
elaborare in vista del Consiglio Ue di Bratislava del 16
settembre «un contributo comune sul cruciale dialogo sul futuro
dell’Europa», ha spiegato il premier greco Alexis Tsipras, a
Est c’è chi si sta preparando per portare al summit europeo
qualcosa che ha ben poco a che fare con principi fondatori
dell’Ue, che sarebbero i valori della solidarietà, della non
discriminazione, della tolleranza.
BREXIT COME OPPORTUNITÀ. Quello che il
presidente del partito conservatore Diritto e Giustizia (PiS) in
Polonia Jaroslaw Kaczynski e il primo ministro ungherese Viktor
Orban vogliono proporre è una «contro-rivoluzione culturale»
per porre fine alla crisi che colpisce, secondo loro,
l’Ue.
E la Brexit, sul tavolo dei 27 al vertice di Bratislava, offre
«un’opportunità fantastica per lanciarla», ha detto il 6
settembre Orban al forum economico di Krynica nel Sud della
Polonia.
EUROPA SPACCATA IN DUE. Prima ancora di uscire
dall’Ue è però il Regno Unito a prendere esempio dalle
politiche del governo ungherese: l’idea di costruire e
finanziare un muro a Calais per impedire il passaggio dei
migranti dalla Francia è infatti una emanazione britannica
dell’Orban pensiero.
Così nel momento di maggior difficoltà è l’Unione europea
che si divide in due, ancora prima che il Regno Unito invochi
l’articolo 50 dei Trattati per negoziare la sua uscita.
INSOFFERENTI AI MIGRANTI. Da una parte i Paesi
dell’Europa mediterranea che invitano a una maggiore
soldiarietà, dall’altra quelli del gruppo di Visegrad
(Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia) che sinora si
sono mostrati insofferenti davanti alla politica migratoria di
redistribuzione dei rifugiati e a quella economica caratterizzata
da una maggiore flessibilità.

L’accusa di Orban: «Avete liquidato le identità nazionali»

Dal palco del forum polacco, dove è stato eletto ”Uomo
dell’anno”, Orban ha accusato le «élite europee»
di aver cercato di «liquidare le identità nazionali».
A suo avviso oggi l’iniziativa appartiene invece proprio a
coloro che sostengono che l’identità nazionale e religiosa
giochi ancora un ruolo, e che «non c’è identità europea in
grado di sostituirla».
CRISI DI COSCIENZA. Della stessa opinione
Kaczynski, secondo il quale il voto britannico non riflette un
semplice stato d’animo d’Oltremanica, ma una «crisi
della coscienza europea» che riguarda molti Paesi
occidentali.
Il politico polacco ha elencato diverse crisi europee – quella
economica del 2008, il problema migratorio, la faida tra la
Germania dell’austerity e l’Europa meridionale, e infine
la crisi dell’equilibrio europeo, dovuta
all’allontanamento dal Regno Unito e all’indebolimento di
Francia, Italia e Spagna.
Una debolezza che i Paesi stanno cercando di superare, ma che
porta a una «situazione di egemonia» a favore di Berlino.
SERVE UNA RIFORMA. Squilibri sociali, culturali
ed economici talmente grandi che secondo il polacco lasciano
spazio a un solo tipo di risposta: riformare l’Unione
europea.
Come? Attraverso una «contro-rivoluzione culturale, capace di
ricordare che l’Europa è ricca grazie alle sue culture, alle
loro differenze, alle diverse strutture».
Di conseguenza un tentativo di integrare questi elementi
ridurrebbero la cultura europea», è il monito, «e questo
segnerebbe un enorme degrado per l’Europa», ha detto
Kaczynski.
Un progetto reazionario quello dei due leader ungherese e polacco
che sino al 2015 si tenevano a distanza: Kaczyski non si fidava
di Orban a causa dei suoi stretti legami con Vladimir Putin.
BRUXELLES NEMICO COMUNE. Ma ora che hanno un
nemico in comune da combattere, i due leader hanno messo la
questione sovietica da parte per concentrarsi su quella
europea.
È infatti Bruxelles e Berlino il nuovo asse da combattere.
L’arma comune è la retorica nazionalista, usata da Orban in
funzione anti-immigrati, specie contro i musulmani, che arrivano
nell’Ue e minacciano le radici ‘cristiane’ del
continente, e condivisa da Kaczynski che ha più volte inveito
contro i profughi che trasportano «parassiti e protozoi».
I due leader hanno rafforzato la loro alleanza ad agosto 2016,
quando durante una visita di Kaczynski al primo ministro
ungherese l’idea di creare una destra nazionalista
dell’Europa centrale si è fatta più concreta: il polacco ha
espresso ammirazione per il modo di governare di Orban.

Due leader in «decrescita democratica»

Nazionalismo e protezionismo sono le basi delle politica
economica, soprannominata ‘Orbanomics’ più volte presa a
esempio dai polacchi.
L’obiettivo è quello di costruire un «nuovo Stato
illiberale su basi nazionali».
Nel 2015 aveva uno dei tassi di crescita più rapida nell’Ue,
ma a Bruxelles più che lodato per la crescita economica è stato
criticato per la decrescita democratica: ha limitato il potere
della Corte costituzionale per abbattere le leggi approvate dal
parlamento.
MINACCIA COSTITUZIONALE. Critiche che Bruxelles
ha rivolto anche al governo polacco PiS eletto nel mese di
ottobre 2015 e accusato di avere operato un controllo troppo
stretto dei mezzi pubblici, di aver cercato di rafforzare la sua
presa sul Tribunale costituzionale e invalidare la nomina di
cinque giudici da parte del parlamento precedente.
Accuse che hanno creato un fronte polacco contro Bruxelles e
Berlino a partire dalla questione delle emissioni di CO2 a quella
dei rifugiati passando appunto per quella delle libertà.
ASSE IN SALSA POPULISTA. Ma sempre più spesso i
contrasti e le critiche che arrivano dall’Ue vengono usati in
chiave populista per segnare una distanza con Bruxelles e formare
un asse di potere centro-orientale in grado di portare all’Ue
le proprie ragioni e trattare alla pari con l’asse
franco-tedesco.
In questa prospettiva, il Gruppo di Visegrad potrebbe costituire
il nucleo di un’alleanza più ampia che si estende dal
Baltico al Mar Nero, con Varsavia al centro, è l’idea che
dei leader dell’alleanza.
LA RUSSIA DELLA DISCORDIA. A fare saltare il progetto di
un grande Est dentro l’Ue potrebbe essere però la Russia con
la quale il partito di Kaczynski ha un rapporto conflittuale, ben
diverso da quello di Orban basato su simpatia e interessi
economici: Cremlino starebbe aiutando a finanziare un grande
progetto nucleare in Ungheria.
Ma per ora a vincere è più il cameratismo polacco-ungherese,
usato come una bandiera dai nazionalisti uniti dal disprezzo per
il liberalismo occidentale.
”L’amicizia di oggi, l’alleanza di
domani”, era scritto su uno striscione bilingue portato
da giovani con bandiere del partito ungherese Jobbik presenti
alla marcia nazionalista annuale a Varsavia nel Giorno
dell’Indipendenza polacca, l’11 novembre.


Twitter @antodem

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