I Verdi sono la vera opposizione a Von der Leyen alla Commissione europea

La leader degli ambientalisti tedeschi boccia la scelta della ministra della Difesa. A Bruxelles Tusk vuole coinvolgere il partito ribelle. Ma intanto per la candidata alla Commissione il giudizio dell'europarlamento non è affatto scontato.

04 Luglio 2019 12.33
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Ursula von der Leyen è «una politica del passato»: così ha commentato la nomina della ministra tedesca alla presidenza della Commissione europea la leader dei verdi tedeschi Annalena Baerbock al quotidiano Rheinische Post. E quello dei Verdi tedeschi non è un commento di poco conto, visto che al parlamento europeo, chiamato ad approvare la scelta di von der Leyen il 16 luglio prossimo, proprio la loro delegazione è la più importante e la guida del partito europeo ambientalista.

IN GERMANIA SONO ALLA PARI DELLA CDU AL 26%

«Molte persone hanno dato il loro voto per un nuovo inizio in Europa e nel Parlamento europeo. Ora, che i governi nazionali diano di nuovo il là e che si rompa il sistema degli Spitzenkandidaten, lo considero un segnale fatale per la democrazia europea, indipendentemente dalla persona coinvolta», ha detto la leader del principale partito di opposizione, nei sondaggi ormai stabilmente al 26% dei consensi, quasi alla pari con la Cdu-Csu. Segnali di disaccordo rispetto alla nomina di von der Leyen continuano ad arrivare anche dal partito socialdemocratico.

ANCHE I SOCIALISTI TEDESCHI VERSO IL NO

Il vice del partito Ralf Stegner ha detto di presumere che i suoi colleghi di partito al parlamento europeo non voteranno per la ministra della Difesa tedesca. «I socialdemocratici non hanno il benché minimo motivo per votare la signora von der Leyen», ha detto Stegner alla radio tedesca Deutschlandfunk, nonostante i socialisti abbiano votato i vicepresidenti decisi dal patto coi popolari e i liberali. Anche la ex ministra della Giustizia tedesca e ora deputata europea Katarina Barley ha sostenuto che personalmente non voterà per von der Leyen

Ursula von der Leyen, candidata alla presidenza della Commissione europea e l’attuale presidente della Commissione, il lussemburghese Jean-Claude Juncker si sono incontrati al quartiere generale della Commissione, a Bruxelles, il 4 luglio. EPA/OLIVIER HOSLET

TUSK: «SPERO CHE VON DER LEYEN COINVOLGA I VERDI»

Al contrario dei socialisti, però, dopo la scelta delle nomine Ue, i Verdi si sono sfilati da ogni possibilità di grande coalizione e alleanza con gli altri tre partiti europeisti. E non a caso il 4 luglio Donald Tusk, il presidente del Consiglio europeo, cioè dell’istituzione dalla quale il parlamento europeo si è sentito calpestato, ha ribadito proprio l’importanza di coinvolgerli nelle scelte future. «Durante la procedura sulle nomine sono stato in stretto contatto con la leadership dei Verdi. Faccio appello a tutti i partner per coinvolgere i Verdi nel processo decisionale Ue, anche se non c’è ancora un leader verde nel Consiglio. E spero che anche Ursula Von Der Leyen ascolti questo appello, le trasmetterò questo messaggio oggi stesso», ha dichiarato Tusk riferendo alla plenaria del Parlamento Ue delle conclusioni del consiglio sulle nomine. «In molti Paesi», ha aggiunto Tusk, «i Verdi simbolizzano la speranza e la libertà».

Ursula von der Leyen, candidata alla presidenza della Commissione europea, con il presidente Ue Jean-Claude Juncker durante la visita del 4 luglio a Palazzo Berlaymont, la sede della Commissione Ue. EPA/OLIVIER HOSLET

WELT: «SOSTENUTA DA VISEGRAD PERCHÉ DEBOLE»

Ma le critiche casalinghe nei confronti della designata presidente della Commissione non si arrestano. «Perché Orban and Co. sostengono la ministra delle Difesa», è l’articolo con cui Die Welt il 4 luglio spiega come i Paesi diVisegrad abbiano sostenuto la candidatura di von der Leyen perché figura politicamente debole in Germania. «Budapest, Bratislava, Praga e Varsavia considerano von der Leyen indebolita, perché in Germania deve rispondere ad aspre critiche, numerosi scandali e inciampi, fino al sospetto di plagio. La speranza: una ministra debole dovrebbe anche diventare una presidente di Commissione piacevolmente debole che si lascia più facilmente mettere sotto pressione di uno tenace come Juncker», ha scritto il quotidiano berlinese. E il rischio è che di questa idea il 16 luglio siano anche i Verdi europei e gli altri europarlamentari dissidenti, a partire ovviamente dai socialisti che invece sarebbero secondo gli accordi chiamati a sostenerla.

Ursula von der Leyen, designata come candidata alla presidenza della Commissione europea e l’attuale presidente Ue Jean-Claude Juncker durante la visita alla sede dell’esecutivo europeo, il 4 luglio 2019. EPA/OLIVIER HOSLET

IL 16 LUGLIO IL VOTO DI STRASBURGO

Von der Leyen è attesa quel giorno a Strasburgo per il dibattito in aula al Parlamento europeo. Lo stesso giorno, subito dopo l’intervento di von der Leyen, è previsto il voto sulla sua nomina alla presidenza della Commissione che, dopo la designazione del Consiglio europeo, deve ora essere approvata dall‘Europarlamento.

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