I “venduti”

Alessandro Da Rold
29/09/2010

Ecco chi sono i sei deputati che erano all'opposizione e che voteranno la fiducia al governo

Quel Drago di deputato

Marco Travaglio, giornalista del Fatto quotidiano, gli ha già dedicato un pezzo al vetriolo dal titolo, «quel Drago di deputato”. Ma lui, Giuseppe Drago, ragusano di Scicli, nato nel 1955, non ha mai badato alle accuse che gli sono piovute addosso da parte dell’opposizione per i suoi problemi giudiziari. Storico esponente della Democrazia Cristiana, poi esponente dell’Udc di Pierferdinando Casini, fa parte del gruppo di siciliani che hanno deciso di fare il grande salto. Voterà la fiducia al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Questa la sua breve biografia giudiziaria. Nel 2003 è stato condannato in primo grado per il reato di peculato dal Tribunale di Palermo alla pena di tre anni e tre mesi di reclusione, per essersi appropriato di fondi riservati della Regione Siciliana. Nel maggio 2009 la Corte di Cassazione ha confermato la condanna a tre anni e la conseguente interdizione dai pubblici uffici. Per questo motivo Giuseppe Drago dovrebbe perdere il diritto ad occupare il seggio alla Camera dei deputati.

Un taglio “Cesario” all’Udc

A gennaio presentava al bar Gambrinus di Napoli l’Alleanza per l’Italia, insieme a Francesco Rutelli e Bruno Tabacci. Oggi siede tra i banchi del gruppo Misto per salvare il presidente Silvio Berlusconi sul voto di fiducia. Bruno Cesario, nato a Portici nel 1966, ha davvero deluso i suoi ex compagni di partito. Eletto nel Partito Democratico, passato tra i rutelliani, ora è pronto a diventare un berlusconiano doc. “E’ prova di irresponsabilità – scrivono gli esponenti campani del partito di Rutelli in una nota -, perché Cesario ha ricoperto la carica di Coordinatore Regionale di Api, incarico, tra l’altro, ricoperto solo su nomina proveniente dal partito nazionale”. Ma Cesario non sarà fondamentale solo sul voto di fiducia. E’ nella commissione per le Autorizzazioni a procedere della Camera dei deputati che farà valere quel voto in più a favore dei berlusconiani, tallonati da Futuro e Libertà in tutto l’emiciclo di Montecitorio. «Non ho avuto contatti con Berlusconi. Se ci sono le condizioni politiche all’interno del documenti che saranno presentati – ha spiegato Cesario a Radio Radicale martedì 28 settembre – inizierà un confronto. Mi assumo le mie responsabilità, nel collegio il Pd mi candidò all’ultimo posto, candidando prima di me amici degli amici. Il mio seggio è scattato al di là di ogni previsione. Sono io che ho portato i voti al Pd , se c’é qualcuno da ringraziare non è il Pd ma Padre Pio».

Romano siculo e con Berlusconi

Saverio Romano, tra i sei transfughi dall’Udc, non sta facendo dormire sonni tranquilli al leader centristi Pierferdinando Casini. Dopo aver dichiarato di essere disponibile a votare la fiducia al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, da due giorni ha iniziato a spiegare le responsabilità di Casini nel rimpasto trasformista di giunta del governatore Raffaele Lombardo in Sicilia. «Casini mi ha offerto di fare il ministro in un governo Pd-Udc in cambio di un sostegno dell’Udc Sicilia», ha detto Romano . Il sostegno, riguarderebbe la linea politica di Casini che prevede una deriva a sinistra e un accordo con D’Alema e Bersani. «Credo che questa proposta di Casini, ha aggiunto Romano, possa configurarsi come un caso di scuola di tentata compravendita politica».

Pisacane si adegua a Berlusconi

«E’ la capacità di adeguamento» la parola d’ordine della politica di Michele Pisacane, ex deputato dell’Udc di Pierferdinando Casini, ora nel gruppo misto che salverà il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dai deputati di Futuro e Libertà. Sindaco di Agerola, piccolo centro alle porte di Napoli dove nacque nel 1959, Pisacane è uno dei re del trasformismo italiano. Nel 2006 fu eletto deputato con Clemente Mastella, tra le fila dell’Udeur. Poi vista la fine dell’ex guardasigilli, ha cambiato casacca inserendosi tra i centristi di Casini. A Montecitorio corre voce che disponga di 18 mila voti certi, provenienti da paese dove svolge il ruolo di primo cittadino. Nel 2006, sotto il governo di centrosinistra, fu tra i promotori di una legge in materia di intercettazioni.

E Peppe tradì Casini

Giuseppe Ruvolo, detto Peppe, prima di diventare noto per il suo passaggio dall’Udc di Pierferdinando Casini al gruppo misto in difesa del governo Berlusconi, è balzato agli onori delle cronache per avere un gemello monozigote, con il quale condivide gli impegni politici. Nato a Ribera, provincia di Agrigento, il 3 maggio del 1951, «giorno del Santissimo Crocifisso» come spiega sul suo sito internet, Ruvolo ha un passato nel centrosinistra, quando fu nominato nel 1998 responsabile provinciale del Partito Popolare italiano, a cui aderì dopo la fine della Democrazia Cristiana. Nel 2003, dopo anni di militanza al fianco di Sergio D’Antoni, ex leader della Cisl, Peppe ha deciso di passare al centrodestra, con l’Udc e Casini. Nel 2008 è stato eletto alla Camera dei deputati con i centristi, ora è nel gruppo misto a sostegno della maggioranza Popolari per l’Italia.