Matteo Bruzzese

Icardi e gli altri: i difficili rapporti tra giocatori, società e tifosi

Icardi e gli altri: i difficili rapporti tra giocatori, società e tifosi

17 Ottobre 2016 13.25
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Tifosi contro calciatori.
Quello di Mauro Icardi è solo l’ultimo dei tanti casi di curve che se la prendono con gli atleti, colpevoli a loro avviso di averli traditi.
C’è chi non perdona il passaggio da una società a un’altra rivale, chi non tollera comportamenti troppo sopra le righe, in campo e fuori.
SOCIETÀ IN IMBARAZZO. In queste faide le società stanno in mezzo, sempre in bilico tra l’appoggio ai supporter, che pagano il biglietto e comprano le magliette, e il supporto al calciatore, tesserato e stipendiato dalla stessa società.
 

  • Icardi nel dopo partita di Sassuolo-Inter del primo febbraio 2015.


TUTTO INIZIÒ COL SASSUOLO. Tra l’attaccante dell’Inter e la curva interista il rapporto non è mai stato idilliaco, ma la rottura più importante è da datare primo febbraio 2015: dopo la brutta sconfitta con il Sassuolo Icardi, Guarin e altri giocatori si erano avvicinati ai tifosi per regalare le magliette, peccato che queste ultime furono rigettate indietro e partì la contestazione.
Ranocchia provò ad allontanare i due, ma partirono gli insulti, Icardi portò il dito alla bocca e intimà agli ultrà di stare zitti.
Il caso rientrò, ma i tifosi hanno ricominciato a storcere il naso nell’estate del 2016 quando il giocatore ha dato vita, complice la moglie e agente Wanda Nara, un tira e molla per il rinnovo del contratto con la società, che alla fine lo ha accontentato, rinnovandolo fino al 2021 a 5,5 milioni di euro a stagione.
«PORTO 100 CRIMINALI DALL’ARGENTINA». Nel frattempo Maurito, 23 anni, ha scritto la sua biografia, Sempre avanti, in cui ha dato la sua versione dei fatti sulla maglia rilanciata indietro del febbraio 2015.
Testualmente: «I dirigenti temevano che i tifosi potessero aspettarmi sotto casa per farmela pagare. Ma io ero stato chiaro: ‘Sono pronto ad affrontarli uno a uno. Forse non sanno che sono cresciuto in uno dei quartieri sudamericani con il più alto tasso di criminalità e di morti ammazzati per strada. Quanti sono? Cinquanta, cento, duecento? Va bene, registra il mio messaggio, e faglielo sentire: porto cento criminali dall’Argentina che li ammazzano lì sul posto, poi vediamo’. Avevo sputato fuori queste frasi esagerate per far capire loro che non ero disposto a farmi piegare dalle minacce».
CONTESTAZIONE SOTTO CASA. Icardi ha raccontato anche l’incontro con un capo ultrà: «Una settimana dopo un capo storico viene da me, pretende ancora le mie scuse. ”Non devo chiedere scusa a nessuno di voi, se vi va bene perfetto, altrimenti ciao”. Oggi fra me e i tifosi della Nord c’è rispetto reciproco, come è giusto che sia. Anche loro hanno un ruolo importante per il successo della squadra».
E i tifosi stavolta a casa sua ci sono andati veramente, dopo la contestazione allo stadio («Togliti la fascia, pagliaccio», ha scritto tra l’altro la Curva Nord in un comunicato), lasciando uno striscione dai toni minacciosi: «Noi ci siamo, quando arrivano i tuoi amici argentini ci avvisi o la fai da infame?».
Erano una trentina, ma il confronto/scontro con il giocatore non c’è stato.
SOPRALLUOGO DELLA DIGOS. La Digos la mattina di lunedì 17 ottobre si è presentata davanti al condominio dove abita Icardi: gli agenti, come elemento utile alle indagini, hanno ritirato le registrazioni delle telecamere dell’elegante stabile in zona San Siro per identificare i tifosi.
 


LA SOCIETÀ SI SCHIERA COL TIFO. In tutto questo la figura più brutta forse l’ha fatta la società, che non ha saputo prevenire e gestire il caso: davvero nessuno sapeva cosa c’era scritto nel libro?
Il direttore sportivo Piero Ausilio ha dichiarato di sapere del testo da un anno, ma non ha mai dato un’occhiata alle bozze: «Non credo che si possa scrivere un’autobiografia a 23 anni. L’ho saputo solo quest’anno che stesse scrivendo un libro, non so nemmeno se toccasse a me o meno leggerlo, quando il contenuto è diventato di dominio pubblico ho cercato di leggere cosa avesse scritto. Ci sono state situazioni che non sono piaciute a noi e ai tifosi, giustamente».
ZANETTI: «BISOGNA RISPETTARE I TIFOSI». Ha strizzato l’occhio ai tifosi anche il vice presidente ed ex capitano nerazzurro Javier Zanetti: «Ognuno può scrivere quello che vuole, su internet e sui libri, ma non può danneggiare l’immagine di una grande società come l’Inter. Sicuramente ci saranno dei provvedimenti ma non so dirvi ancora quali saranno. La fascia di capitano? Vedremo: faremo di tutto per far rispettare i tifosi, che sono per noi la cosa più importante».
Il messaggio dell’Inter sembra essere quindi quello di mettere, in questo caso, prima i tifosi, poi i calciatori.
MAURO POSTA LA FOTO SU INSTAGRAM. A provare a ricucire di nuovo lo strappo ci ha pensato Icardi, dopo un confronto con la società.
L’attaccante ha postato sul suo profilo Instagram una foto che lo ritrae con la fascia di capitano ben visibile al braccio, scrivendo: «Forza Inter! Amala. Non la lascio mai sola». L’immagine poi è stata cancellata, sostituita con una di squadra corredata dallo stesso messaggio.
LA FASCIA DI CAPITANO NON SI SPOSTA. Alla fine della vicenda la fascia non cambierà comunque padrone.
La società Inter ha diramato un comunicato al termine di un summit ad Appiano Gentile tra il giocatore, l’allenatore De Boer e i dirigenti Gardini, Zanetti e Ausilio.
Il bomber, multato, non perde ”i gradi”, ma la sua biografia dovrà essere epurata dalle pagine ‘incriminate’.
Vediamo quali sono stati nel passato i casi di rottura tra tifosi e calciatori e come si sono comportate le società.

1. Maldini: le frasi mai perdonate dai tifosi del Milan dopo Istanbul


Quello di Paolo Maldini è uno dei casi più clamorosi.
Adorato dalla maggior parte dei tifosi milanisti, ma osteggiato da quelli che non gli hanno mai perdonato le frasi post finale di Istanbul del 2005 (dove il Milan aveva perso la Champions ai rigori dopo essere stata in vantaggio 3-0 nel primo tempo) rivolte ai tifosi che all’aeroporto volevano parlargli.
Il capitano avrebbe detto, secondo la ricostruzione degli ultrà: «Io non parlo con gente come voi, siete solo dei pezzenti».
VENDETTA DURANTE IL RITIRO. Nel giorno del ritiro della stagione successiva si è consumata la vendetta della curva: cori che inneggiano a Franco Baresi, definito il vero capitano, e uno striscione: «Per i tuoi 25 anni di gloriosa carriera sentiti ringraziamenti da chi hai definito mercenari e pezzenti»

2. Marco Storari: la fascia tolta dagli ultrà del Cagliari


Il 26 settembre 2016, durante la gara contro la Sampdoria, il portiere del Cagliari Marco Storari è stato privato della fascia di capitano, dopo la contestazione fatta dai tifosi.
IL FATTACCIO NEL 2007/08. Il motivo è stato spiegato dagli ultrà: «Si tratta di soldi, di quelli che il portiere avrebbe chiesto in più alla fine della stagione 2007/2008, per ritoccare l’ingaggio, 10 mila euro per la precisione, e che Massimo Cellino non solo non gli aveva accordato, ma che provocarono la sua mancata conferma».
La società ha inizialmente difeso Storari, ma ha poi affidato la fascia a Marco Sau.

3. Antonio Candreva e la mancata investitura di capitano della Lazio


Problemi con la fascia li ha avuti anche Antonio Candreva, che non è mai diventato capitano della Lazio.
Un mese dopo la cessione all’Inter nel settembre 2016, a proposito della mancata investitura, che pare gli fosse stata promessa il giorno del suo rinnovo, aveva detto: «Ci sono rimasto davvero male, non sono riuscito a spiegarmi questa cosa, ma può darsi anche che non fosse una scelta del mister, ma di qualcun altro. Da quel momento è cambiata la mia storia nella Lazio, non ero più lo stesso».
FISCHIATO PER LA FEDE ROMANISTA. E pensare che Candreva era riuscito nel difficile intento di «trasformare i fischi in applausi», come aveva promesso di fare dopo il suo esordio, quando era stato contestato per le sue simpatie romaniste mai nascoste.

4. Balotelli: maglia lanciata dopo Inter-Barcellona nel 2010


Se si parla di maglie lanciate e Inter il primo nome a venire in mente non è Icardi, ma Mario Balotelli. 
Il 20 aprile del 2010, al termine della semifinale di andata di Champions league contro il Barcellona, l’attaccante buttò la maglia per terra e inveì contro i tifosi, che lo avevano fischiato per il suo atteggiamento considerato strafottente.
La frattura sembrava insanabile: il giocatore fu scortato fuori dallo stadio per evitare di essere aggredito dai tifosi, che chiedevano apertamente la sua cessione.
GESTO CONDANNATO DALL’INTER. La reazione della società pare una fotocpia di quella vista con Icardi: Zanetti lo aveva rimproverato e i vertici del club avevano promesso provvedimenti.
Il giocatore poi era stato ceduto nella sessione estiva del mercato al Manchester City.

5. Adem Ljajić e il perdono della curva viola

  • Il video dello scontro tra Ljajić e l’allenatore Delio Rossi.


Il 2 maggio 2012, nella partita casalinga finita per 2-2 contro il Novara, l’attaccante della Fiorentina Adem Ljajić venne sostituito da Delio Rossi.
Il giocatore lo applaudì sarcasticamente e l’allenatore lo aggredì tirandogli un pugno.
La società aveva reagito duramente licenziando il tecnico e mettendo fuori rosa il giocatore.
I tifosi però si erano schierati apertamente con il mister, chiedendone il reintegro, ma la società non è ritornata sulla sua decisione.
RIABILITATO DA MONTELLA. Ljajić, dopo un periodo trascorso ai margini della squadra, a inizio estate 2012 è stato riammesso in rosa dal tecnico Vincenzo Montella e perdonato dai tifosi.

6. Derby di Genova e di Roma, finale di Coppa Italia: gli altri incroci pericolosi


Difficile dimenticare anche quanto avvenuto nell’aprile 2012 a Marassi: l’incontro fra Genoa e Siena è stato sospeso a inizio ripresa – sul 4-0 per i toscani – per una vivace contestazione dei tifosi alla squadra, con i giocatori che si sono tolti le maglie e le hanno date a un gruppo di tifosi che le avevano pretese per ‘indegnità’ di chi le indossava.
Nel giugno 2014 l’Assocalciatori ha pubblicato un report sul ‘tifo violento’, 50 pagine solo per la stagione che si era appena conclusa, con una carrellata che andava dagli striscioni offensivi rivolti a Osvaldo dai tifosi della Roma nel ritiro in Alto Adige alla dura contestazione al Bologna per la retrocessione in Serie B, passando per i gravi fatti nel derby di Lega Pro Salernitana-Nocerina.
CAPO ULTRÀ MEDIATORE. Nel report c’era anche la ‘trattativa’ dello stadio Olimpico in finale di Coppa Italia.
Milioni in tivù per seguire Napoli-Fiorentina videro un capo ultrà seduto a cavalcioni della grata dello stadio che faceva il ‘mediatore’, fuori incidenti, scontri e colpi di pistola, con la tragedia della morte di un tifoso del Napoli, Ciro Esposito.
La finale cominciò con 45 minuti di ritardo, quando gli ultrà diedero il via libera, mentre in tribuna aspettavano anche il presidente del Senato e il presidente del Consiglio.
Sempre all’Olimpico, ma nel marzo 2004, all’intervallo del derby una falsa voce sulla morte di un bambino era sfociata nella decisione di rinviare la gara perché i tifosi non credettero alle smentite ufficiali della polizia.
A nulla servirono l’intervento dei capitani, con Francesco Totti a lungo a colloquio con i capi della Curva Sud.
Fuori dallo stadio, incidenti con cariche e roghi.

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