La Cassazione ha assolto l'ex sindaco di Roma Ignazio Marino

La Cassazione ha assolto l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino

09 Aprile 2019 18.07
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«Hanno vinto la verità e la giustizia. Era ora. La sentenza della Cassazione non rimedia alla cacciata di un sindaco democraticamente eletto e di un'intera giunta impegnati senza fare compromessi per portare la legalità e il cambiamento nella Capitale d'Italia. Una ferita per la democrazia che non si rimargina»: amaramente Ignazio Marino, l'ex sindaco di Roma, ha accolto l'assoluzione pronunciata dalla Suprema Corte che ha annullato la sua condanna a due anni di reclusione per peculato e falso.

LA CORTE: «IL FATTO NON SUSSISTE»

«Giustizia è fatta, è stato restituito l'onore al professor Marino»: ha esultato l'anziano ma combattivo avvocato Enzo Musco, per il verdetto che ha annullato senza rinvio la sentenza d'appello arrivata come una doccia fredda dopo il proscioglimento in primo grado per lo 'scontrini-gate'. Ossia l'accusa – contestata a Marino – di aver pagato con fondi del Campidoglio pranzi e cene per circa 13mila euro tra il 2013 e il 2015, nei 28 mesi del suo insediamento, senza fornire le generalità dei commensali. Il fatto «non sussiste», hanno deciso gli 'ermellini'.

MARINO: «MAI USATO DENARO PUBBLICO»

Lo scandalo e le polemiche, unite alla sfiducia del Pd, nell'ottobre del 2015 portarono alle dimissioni del chirurgo dem – che è tornato negli Usa, al centro trapianti di Philadelphia – e l'amministrazione passò nelle mani di Virginia Raggi e dei Cinquestelle con una vittoria a piene mani. «Per le valutazioni politiche e le responsabilità individuali ci sarà tempo. Oggi è il tempo delle considerazioni personali. E non posso che ripetere a testa alta, come ho sempre fatto, ciò che ho sostenuto dal primo giorno in cui mi sono state rivolte accuse infondate e infamanti: non ho mai utilizzato denaro pubblico per finalità private. È piuttosto vero il contrario», ha aggiunto Marino.

L'ESULTANZA DI ZINGARETTI: «IL TEMPO È GALANTUOMO»

All'ex sindaco è arrivato anche «l'abbraccio affettuoso» di Nicola Zingaretti. «Il tempo è galantuomo», è stato il commento del segretario del Pd, che ha detto «davvero contento per l'assoluzione di Ignazio Marino» e sottolineato che «con questa sentenza definitiva della Cassazione, si chiude la sua vicenda giudiziaria, riconoscendo la giusta correttezza dell'azione di governo di Marino».

POSIZIONE DI MARINO CERTIFICATA DAL PG

«Sono contento che il Pg abbia integralmente sposato la nostra tesi difensiva e abbia ricordato a noi tutti l'autonomia della valutazione giuridica: il giustizialismo politico deve rimanere fuori dalle aule dei tribunali», ha proseguito Musco ricordando che nella sua requisitoria il Sostituto procuratore generale della Cassazione Mariella De Masellis aveva chiesto lei stessa di assolvere Marino non ravvisando alcun reato.

NESSUNA NORMA SULLE GENERALITÀ DEI COMMENSALI

Nella sua arringa, che Musco ha pronunciato mentre una assistente lo aiutava a girare le pagine della sua memoria, il legale ha messo in evidenza che «per le spese di rappresentanza nessuna normativa né disposizione prescrive che nella rendicontazione siano indicate le generalità dei commensali: non c'è nessun obbligo in tal senso, nemmeno adesso con la Raggi». «Marino ha tanto sofferto e pagato sul piano politico e soprattutto umano per queste accuse infamanti: occorre ridargli dignità e onorabilità», aveva chiesto il suo difensore. I giudici della Sesta sezione penale lo hanno ascoltato.

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