Ikea, edilizia low cost

Pierluigi Mennitti
22/08/2012

L'azienda svedese si lancia nell'edilizia.

Ikea, edilizia low cost

da Berlino

In principio fu la costruzione di una casa per la prima edizione italiana del Grande Fratello, arredata di tutto punto con i mobili componibili di Ikea. Ora il progetto appare più ambizioso: costruire un intero quartiere con abitazioni, uffici e negozi per migliaia di persone.
Ikea ha scelto la Germania, e in particolare Amburgo, per compiere il grande salto dai mobili agli immobili ed è alla ricerca di un’area di cinque ettari sulla quale edificare il primo quartiere made in Sweden. Lo ha riportato l’Handelsblatt, citando le dichiarazioni di Harald Müller, manager della consorziata Inter Ikea: «Vogliamo costruire un vero e proprio quartiere del quale possa beneficiare l’intera comunità di Amburgo», ha confermato Müller, «la città anseatica rappresenta per noi una priorità in Germania e stiamo attivamente ricercando un terreno libero da rendere in breve tempo produttivo».
PROGETTI AD AMBURGO E LONDRA. In realtà i progetti pilota dovrebbero essere due. Oltre ad Amburgo, l’azienda svedese ha in programma un analogo investimento in Inghilterra, in un’area orientale di Londra. Amburgo e Londra saranno dunque le città apripista di una sorta di Ikea-City che, se i due esperimenti avranno successo, sono destinate a invadere l’intera Europa occidentale.
Per quanto riguarda la città anseatica, i responsabili della casa svedese intendono aprire un tavolo di discussione con gli amministratori, per definire di comune accordo i dettagli urbanistici del progetto. Secondo informazioni raccolte dal quotidiano locale Hamburger Abendblatt, la scelta di Ikea potrebbe cadere in una zona limitrofa a quella urbana, nei pressi dell’aeroporto.
IKEA ALLARGA IL BUSINESS. Non è comunque l’unico tentativo di Ikea di allargare il proprio business. Dopo aver annunciato l’ingresso nel settore degli elettrodomestici con la fabbricazione diretta di televisori, gli svedesi hanno già avviato un progetto per la costruzione di alloggi per gli studenti e alberghi low cost in tutta Europa: «Abbiamo inventato un sistema intelligente di arredamento», ha detto ancora Müller, ricordando le origini del successo mobiliare Ikea, «e pensiamo di poter utilizzare questa esperienza nella realizzazione di case per gli studenti in molte città universitarie».
Per gli alberghi in stile Ikea, invece, si pensa a una catena di ‘Budget Desiner hotel’ la cui gestione verrà affidata a un operatore alberghiero internazionale. Anche per questi progetti la Germania è al centro delle ambizioni svedesi, che intendono impegnare direttamente un’altra azienda consorziata, la Landprop: «Rispetto alla casa di mobili fondata da Ingvar Kamprad, tutte le altre aziende del gruppo Ikea sono ormai indipendenti dal punto di vista strategico e finanziario», ha aggiunto l’Handelsblatt, «e possono dunque operare in piena autonomia».

L’azienda si difende dalle accuse di sfruttamento dei prigionieri della Ddr

Ma gli affari imprenditoriali non sono l’unico aspetto che impegna Ikea in terra tedesca. Un altro versante, che rischia di danneggiare seriamente l’immagine dell’azienda, è quello delle accuse piovute nei mesi scorsi sull’utilizzo negli Anni 70 di prigionieri politici della Germania Est per la produzione dei mobili fai-da-te.
Dopo qualche tentennamento, l’azienda svedese è ora intenzionata a venire incontro alle richieste dell’Associazione delle vittime del comunismo (la Uokgn, Union der Opferverbände kommunistischer Gewaltherrschaft) e a dar vita a un progetto di ricerca che faccia luce sulla realtà del lavoro forzato sotto il regime della Ddr, di cui anche Ikea ha approfittato.
SI ATTENDE IL RAPPORTO DELL’AZIENDA. «Una prima richiesta in tal senso era stata declinata dagli svedesi», ha riportato Der Standard, «ma adesso il clima è cambiato. Sabine Nold, portavoce dell’azienda, ha confermato di attendere una proposta concreta da parte dell’associazione e di essere pronta a collaborare impegnandosi a investire tempo e denaro nella ricerca negli archivi aziendali in Svezia, in quelli federali tedeschi e nei documenti della Stasi».
I toni sono diventati di colpo più distesi. Rainer Wagner, responsabile della Uokgn, ha evidenziato come, dopo l’impasse iniziale, Ikea sia stata l’unica azienda coinvolta nello sfruttamento dei prigionieri politici a offrire la propria collaborazione. Se tutto filerà per il verso giusto, gli svedesi sono convinti di riuscire a presentare un rapporto documentato e completo entro la fine del 2012.